Conferme Milan, Bonucci e Biglia si sono divisi i compiti

di Franco Ordine

Ferrara, intesa come città, ha aperto agli occhi a molti milanisti e a qualche critico. Ferrara, intesa qui come sede della partita con la Spal, ha raccontato le autentiche caratteristiche di alcuni esponenti del gruppo affidato alle cure di Gattuso. Non solo. Uno dei più attesi, Lucas Biglia, ha declinato con sincerità disarmante le proprie qualità così demolendo i castelli di sabbia costruiti nel frattempo. Allora cominciamo a mettere insieme il puzzle. Ha detto l’argentino: “A Milano si aspettavano Pirlo e io non sono Pirlo. Mi alleno duramente per andare oltre i miei limiti”. Questa frase, piena di sana umiltà, è il manifesto di quel che sta accadendo dentro il nuovo Milan passato da Montella a Rino. Biglia non è il classico regista, alla Pirlo per intendersi. Per averlo detto e scritto in più occasioni, mi sono preso qualche rimprovero di troppo. Semmai è la versione ridotta (nel fisico) di Desailly oppure di Van Bommel, tanto per citare i due esempi più recenti della lunga storia milanista, cioè lo scudo davanti alla difesa che è capace perciò di mettere toppe agli sbreghi e di coprire un bel po’ di buche.

Nel frattempo ha trovato che alle sue spalle, Bonucci per intendersi, sta lentamente prendendo le misure per apparecchiare quei lanci e quelle ripartenze che servono ad arricchire il copione calcistico approntato dallo staff tecnico. A Ferrara, dividendosi i compiti, uno copre e l’altro lancia, la nuova ditta ha funzionato quasi alla perfezione. Si tratterà, da qui in avanti, di migliorare i meccanismi che sono, di solito, strumenti molto delicati al pari di quelli di un orologio di marca. L’importante è che nessuno pretenda, da qui in avanti, da Biglia che faccia il Pirlo della situazione.

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