Genoa e Sampdoria avvisate sullo stadio di Marassi: il Comune vende ma non svende

di Giancarlo Fusco

Tra i grandi handicap che il calcio italiano sta vivendo in quest’ultimo ventennio può essere inserito senza dubbio anche la quasi totale mancanza di stadi di proprietà. Basta uscire al di fuori dell’Italia per guardare gli introiti che uno stadio proprio ha portato, porta e continuerà a portare ai club stranieri. C’è da dire, comunque, che in questi ultimi anni qualcosa sta cambiano anche nel calcio nostrano, innanzitutto perché sulla scia della Juventus, anche altre società stanno acquistando o costruendo impianti privati. Inoltre, è anche giusto dire che ci sono presidenti di diverse società di Serie A seriamente intenzionati ad avere qualcosa di ‘personale’.

Non pochi, però, sono gli ostacoli da dover ancora superare in quanto, a parole, ci sono sindaci pronti a cedere gli stadi o zone terriere idonee per poter erigere uno stadio mentre a conti fatti manca sempre un qualcosa affinché la trattativa possa ritenersi conclusa. E’ questo il caso, ad esempio, dello Stadio San Paolo con Aurelio De Laurentiis ben propenso (almeno così si evince dalle sue dichiarazioni) ad acquistare l’impianto di Fuorigrotta definitivamente ma con la trattativa mai decollata proprio per ‘divergenze’ con la giunta comunale.

Come non inserire nell’elenco anche il nuovo stadio della Roma che, al momento resta un semplice progetto, a causa di vari diverbi nati a causa dell’urbanizzazione prima e della volontà da parte della sindaca Raggi di destinare la zona ad altre ‘opere’, poi. Non è da meno la situazione inerente lo stadio San Siro ma in quel caso il rischio è quello di impelagarsi in situazioni ben più complesse. E’ fresca, ad esempio, di pochi giorni o meglio ore, il botta e risposta tra il Sindaco Sala e il Milan con diverse voci che si sono, poi, rincorse – a causa della questione MI Stadio – secondo le quali i rossoneri starebbero per abbandonare lo stadio (qualcuno spieghi ai buontemponi, però, dove la squadra di Gattuso andrebbe a giocare nell’immediato). C’è da sottolineare, comunque, che la questione nuovo stadio del Milan è un discorso che va avanti o che almeno è in cantiere già dall’ultima gestione Berlusconi. Questa, però, è un’altra storia.

L’argomento che oggi vogliamo ‘affrontare’, invece, riguarda la situazione stadio Luigi Ferraris. Ad inizio luglio, il presidente blucerchiato Ferrero ha dichiarato apertamente di essere seriamente intenzionato ad acquistare l’impianto. Anche Preziosi, tuttavia, non è stato da meno anche se le sue intenzioni sono state meno ‘vulcaniche’ rispetto quelle del patron della Samp. Pochi giorni fa il Sindaco Bucci, da buon imprenditore qual’è, ha rincarato la dose, in quanto si è detto pronto a mettere all’asta lo stesso impianto con la speranza che proprio i due club liguri di Serie A lo acquistino definitivamente. Il Sindaco non vuole svendere l’impianto né tanto meno vuole innalzarne il prezzo anche se confida in una valutazione di 10 milioni di euro circa. Per avere un pò il quadro completo, tuttavia, bisogna aspettare la perizia che ne valuta il reale valore. Stando a quanto ha riferito nella giornata di ieri Telenord, la consulenza non è tardata ad arrivare e il documento che sancisce la perizia dell’impianto parla di un valore pari a 7 milioni di euro. Nei prossimi giorni, a quanto pare, i delegati di Genoa e Sampdoria, Zarbano e Romei, sono pronti ad incontrare Bucci assieme all’assessore al Bilancio Picciocchi, il consigliere delegato allo Sport del Comune Anzalone e il presidente della società “Luigi Ferraris srl” Beppe Costa per poter presentare la lettera d’intenti per l’acquisto dell’impianto. Tutto finito, dunque? Affatto, perché poi l’Agenzia del Demanio pubblico procederà ad una ulteriore perizia e solo dopo la redazione di quest’ultima, il Comune implementerà le procedure per il bando pubblico di messa in vendita.

Sia chiaro, il tutto dovrebbe avvenire in tempi brevi perché il Comune è seriamente intenzionato a vendere lo stadio.

Nella dichiarazione d’intenti che presenteranno Genoa e Sampdoria, inoltre, si parla anche di successivo investimento delle due società per migliore l’impianto. I rossoblu e i blucerchiati, infatti sono disposti ad investire circa 35 milioni di euro per i lavori di adeguamento e sviluppo dell’impianto ma solo dopo aver avuto la certezza di aver acquistato lo stadio a titolo definitivo.

Nel frattempo i lavori di rizollatura del terreno a breve avranno inizio e la spesa dovrebbe ammontare a circa 150 mila euro. L’idea è quella di avere un nuovo manto erboso in vista della ripresa del campionato. L’ultimo in ordine cronologico a lamentarsi delle condizioni del campo è stato l’allenatore della Sampdoria, Giampaolo che, per non usare i suoi stessi termini coloriti, ha espresso il proprio malcontento per la situazione del terreno di gioco. La rizollatura, comunque, maschererà il problema solo per breve tempo perché poi tra qualche mese si ripresenterà lo stesso problema.

L’impressione finale, oltre che il rischio se lo si può ritenere tale comunque, è che ci vogliamo ben oltre i 35 milioni di euro per ristrutturare l’impianto perché per come concepito il Ferraris, il manto erboso corre il rischio di avere sempre grosse difficoltà a restare intatto perché incanalato e con pochi sbocchi d’aria che non aiutano affatto la buona tenuta. Non bisogna omettere, inoltre, la situazione spalti. Da anni, infatti, questi costituiscono un pericolo per chi accorre allo stadio, in caso di maltempo. In parole povere, qualora Sampdoria e Genoa dovessero riuscire ad acquistare definitivamente lo stadio che al momento hanno in gestione fino al 2022, c’è un bel pò di lavori da fare per poter presentare un impianto all’avanguardia. Ma questa è una questione che i presidenti delle due società hanno messo in cantiere e di cui, soprattutto, non deve esserne per forza di cose discussa al momento. Quando si hanno tifoserie come quelle di Genoa e Sampdoria, che non mancano mai di far sentire il proprio calore è giusto offrire un impianto all’altezza che, tradotto in soldoni, vuol dire riuscire a trarre ottimi benefici e crescere di conseguenza anche come società.

 

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