Ludogorets 2018, ma tutto iniziò per il Milan da Sofia 1988

di Franco Ordine

A Sofia cominciò la cavalcata europea del Milan di Silvio Berlusconi. Cominciò col Vitocha, primo estratto sulla ruota che avrebbe portato l’armata guidata da Arrigo Sacchi, dopo lo scudetto, ad alzare al Camp Nou di Barcellona la coppa dei Campioni in uno stadio tutto milanista, “una città trasferita in un’altra città”, la definizione dell’epoca. A Sofia e dintorni passerà nel prossimo febbraio il Milan cinese e di Ringhio Gattuso per tentare di fare strada in Europa league che resta un obiettivo a disposizione dopo il promettente play-off e il girone di qualificazione così così. È superfluo indovinare analogie tra questo e quel viaggio che nacque tra aspettative gigantesche puntualmente rispettate.

Finì 2 a 0 per il Milan la sfida dell’andata, gol di Virdis e Gullit. E il presidente Berlusconi, arrivato con il suo seguito nella capitale bulgara, a fine partita, chiosò a questo modo: “Abbiamo tirato per la gonna l’Europa e abbiamo detto: noi ci siamo”. Forse sarebbe il caso di replicare il gesto simbolico, se non altro perché darebbe un senso più rotondo a queste settimane di tormenti e di incertezze. Allora c’era ancora il muro di Berlino, l’hotel Sheraton in pieno centro a Sofia era circondato da questuanti che attendevano l’arrivo di stranieri per chiedere qualche dollaro e notizie della vita a ovest. Oggi, a 5-6 ore di auto da Sofia, dove giocheranno i rossoneri, nessuno probabilmente si ricorderà di quel precedente.

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