Il derby della Mole sembra Barcellona-Espanyol, ma il Toro non deve rassegnarsi

di Mattia Marinelli –

La Juventus è sembrata il Toro trinariciuto e intenso dei giorni migliori, il Toro è somigliato alla Juve più femmina e più volubile dei suoi giorni di luna storta. Nonostante avesse fuori già mezza squadra e nonostante avesse perso Higuain, la squadra di Allegri si è messa di buzzo buono. A lavorare la partita, a stanarla. Cercando il momento giusto per colpire e trovando l’attenzione giusta per non soffrire. Missione compiuta.

Ma in una stagione calcistica in cui l’Everton combatte e strappa il pareggio al Liverpool, in cui tanti derby sono combattuti ed equilibrati al di là del pronostico di partenza, il grande assente del derby di casa sua è stato proprio il Toro granata. Ci sono state versioni della squadra granata meno forti di quella attuale come quella del 1983, ma quelle erano squadre che si “inventavano” qualcosa cammin facendo, lungo il corso del  derby.

E quella Juventus era ugualmente forte rispetto a quella attuale, però pativa l’odore del maschio, le narici granata che sul più bello iniziavano a schiumare attacchi, intensità, gol. Il Toro di ieri niente, ha chiuso la partita obliterando gli ultimi minuti senza colpo ferire. Come se la necessità di pareggiare lo riguardasse fino ad un certo punto. Ecco allora, forse, perchè Mihajlovic forzava le vigilie di queste gare, proprio per scuotere una squadra che ne ha bisogno.

Dopo l’1-0 chirurgico e preciso di ieri a favore della Juventus, fra le mani del Torino resta il paragone sgradevole con il derbi catalano, con quel Barcellona-Espanyol in cui i blaugrana il derby non se lo filano di pezza perchè tanto sanno che lo vincono. Non ci si può consegnare così, senza resistere e senza sussulti, ad una superiorità avversaria. Soprattutto se in palio c’è la storia, la riscossa, il destino di una parte della città che non vuole proprio starci.  Forza Toro non può e non deve essere solo un modo di dire. Ma, appunto, di essere.

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