Inter, è adesso? Che farà Spalletti? L’assenza della proprietà…

di Dario Claudio Bonomini – 

Ausilio preso di mira dai tifosi dopo la sconfitta di Genova, ma i problemi sono tanti

 

E adesso, dopo che la probabile vittoria casalinga della Lazio contro il Verona farà scivolare l’Inter in quinta posizione, che si fa? O meglio che farà Spalletti? Forzatamente non è possibile prevedere le mosse della società perché, in questo momento…non esiste. Nessuno parla, nessuno ci mette la faccia. Mr. Zhang a Nanchino pensa al fatturato dell’azienda e alle cose di partito, il figlio Steven a Milano gira in Lamborghini e in tribuna assiste alle partite con la faccia un po’ così, che abbiamo noi che da tanti anni seguiamo e soffriamo per l’Inter. I Direttori, come li chiama Spalletti tacciono e si occupano del mercato futuribile, Gardini non conosciamo nemmeno il suo volto mentre il vice presidente Zanetti, algido come il vento che sferza la Patagonia, presenzia attonito a pareggi e sconfitte senza proferire parola. A proposito, qualcuno ha capito il ruolo dell’ex capitano? Come per Mancini, De Boer, e Pioli prima di lui, ora anche Luciano Spalletti viene lasciato solo. Solo a giustificare l’ingiustificabile andamento di questa striscia incredibilmente negativa. Una vittoria in dieci partite, una media punti uguale a quella del quasi retrocesso Benevento.

La rosa come tutti sanno è contata, forse non più in armonia, in alcuni elementi oggettivamente scarsa e inoltre molti giocatori sono emotivamente fragili nonché in preda ad una preoccupante ed evidente demotivazione. A Marassi, come se non bastasse e senza voler accampare scuse, si è consumato il “delitto perfetto”. Handanovic non fa una parata in tutta la partita, ma rischia la frittata calcolando male la traiettoria di un pallone buttato in avanti alla viva il parroco da Pandev.  Sul finale di tempo, dopo il nullaassoluto da parte di tutte e due le squadre in campo, il direttore di gara non fischia un evidente fallo su Karamoh, mentre il conseguente innocuo traversone genoano dalla sinistra viene maldestramente rinviato da Skriniar sul ginocchio dell’incolpevole Ranocchia. Ovviamente rimbalza in porta, senza che il portierone sloveno finga almeno il tuffo riparatore. Sul ginocchio, quindi sulla parte più dura, non sulla coscia che forse lo avrebbe smorzato. Dopo nemmeno 15 minuti della ripresa un tiro da fuori area sbagliato dall’ex interista Laxalt finisce sul piede dell’altro ex, idolo del Triplete, Pandev, che in tutta tranquillità controlla e di sinistro trafigge Handanovic per il definitivo 2-0. Solo a quel punto Spalletti butta nella mischia Rafinha, quando ormai, per l’Inter attuale, è troppo tardi.

Spalletti pare ormai il rassegnato comandante di un vascello sballottato dalla tempesta e ha forse perso alcune delle convinzioni che lo sorreggevano ad inizio stagione. Una di queste, per la verità non lo ha mai abbandonato, e non perdeva infatti occasione di ribadirlo ad ogni intervista, anche prima del mese di gennaio: l’inadeguatezza della rosa. Conosciamo i problemi di fair play finanziario e di imposizioni governative cinesi, e sappiamo anche come si è svolta la sessione di mercato invernale. Bene o male sono arrivati Lisandro Lopez e Rafinha, due giocatori diversi ma entrambi reduci da lunghi infortuni. Ci rendiamo conto che il comandante Spalletti è il solo che quotidianamente ha il polso della sua ciurma, ma ci domandiamo: se Rafinha con il Bologna è subentrato più o meno dopo 60 minuti di gioco, è possibile che una nuova settimana di tranquilli allenamenti non gli abbia permesso di acquisire ulteriori quindici minuti per entrare subito, ad inizio ripresa, nel tentativo di ribaltare il risultato? Sono bastati pochi minuti in campo per ribadire a tutti, nonostante il fiato ancora corto,che rispetto agli altri comprimari di centrocampo, Borja Valero in primis quando utilizzato come trequartista, il brasiliano possiede la capacità di velocizzare la circolazione palla ed è dotato di una classe superiore, pregi che temiamo però inutili per questa Inter. Immaginiamo che Spalletti, potendo, lo inserirebbe prima, perché se si vuole dare una scossa ad una squadra abulica e impotente bisogna a volte osare e buttare nella mischia chi ha voglia di mettersi in mostra, chi ha voglia di conquistare un posto in squadra, come Karamoh – ieri un po’ confusionario ma sempre vivace – oppure come il giovane e scalpitante Pinamonti. Altro il convento, in questo momento, non offre. Un pensiero infine corre inevitabilmente a Icardi e al suo lungo e forse ormai un po’ sospetto, infortunio. Le critiche che gli vengono rivolte per l’indubbia ed esagerata dipendenza dai social network sono in parte giuste, ma in prospettiva futura ci domandiamo perché dovrebbe rimanere a Milano in queste condizioni, senza risultati, senza un progetto chiaro, in questa società sconclusionata che non può fare investimenti importanti? Quando chiamano Real Madrid, Manchester UTD oBarcellona, chi può onestamente permettersi di dare dell’ingrato al giocatore più rappresentativo di una squadra minore che accetta le loro lusinghe con le conseguenti prospettive di nuovo prestigio, di vittorie internazionali e perché no anche di ulteriori guadagni? Purtroppo, è difficile ammetterlo, ma l’Inter in questo momento è una società di seconda fascia, una società dove gli allenatori si susseguono e alle prime difficoltà vengono regolarmente abbandonati al loro destino e  dove troppi sconosciuti dirigenti si permettono di andare oltre i loro compiti senza avere né le capacità né le competenze per farlo.

A questo punto, se anche Spalletti a fine stagione, stanco di giocatori psicolabili o mediaticamente ingombranti, di talpe e spie, decidesse di salutare? Sarebbe certamente una sconfitta personale ma qualcuno potrebbe biasimarlo?!

 

 

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