Tra critica feroce e la cenere per il capo, i casi di Bonucci e Gattuso

di Franco Ordine –

In ginocchio da loro due. Per la precisione da Gattuso e da Bonucci. Tutti i critici più feroci del giovane tecnico e del celebrato esponente della Juve hanno già acquistato dosi industriali di cenere per cospargersi il capo. Si possono capire i primi. Tra questi anche il sottoscritto era convinto che Rino avrebbe tradito, nel corso della missione a Milanello, il ridotto apprendistato e anche la vocazione calcistica poco propositiva emersa ai tempi del Pisa in Lega pro e in serie B. Ci sbagliavamo in modo clamoroso. È onesto riconoscerlo oggi, come ha già fatto Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Perché la cifra tecnica del Milan non è quella del Pisa e perché la chimica che può crearsi in un gruppo di professionisti non è garantita cambiando città, campionato e club. Gattuso ha realizzato nel Milan quello che un vero artigiano deve fare per onorare il proprio lavoro: ha puntato sulla condizione fisica, quindi è passato alla cifra tattica battezzando uno schieramento, una formazione e un sistema di gioco, infine ha infuso nel gruppo l’ardore e la convinzione che sono benzina nel motore.

Bonucci parla di Gattuso a Radio 105

I giudici inflessibili di Bonucci devono riscuotere minore comprensione. Non era logico immaginare che percorrendo 130 chilometri, trasferendosi da Torino a Milano, il difensore considerato con Sergio Ramos il migliore in Europa, fosse diventato un brocco. Bisognava capire che al netto delle difficoltà determinate dal cambio di gruppo, allenatore, metodi d’allenamento, si era fatto carico eccessivo di responsabilità che lo portavano a rincorrere tutti, intervenire al posto di altri. Altra convinzione sbagliata: sostenevano che non era capace di giocare a 4, poteva farlo solo a 3 dimenticando che tutta la Champions della stagione precedente l’aveva giocata a 4, e contro Messi. Per gli uni e per gli altri, speriamo sia di lezione per la prossima occasione.

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