Udine dimenticata, Calabria si prende Roma e il Milan

di Franco Ordine –

Il primo a parlarne, qualche anno fa, quando giocava nella primavera di Christian Brocchi, fu Silvio Berlusconi. “Ricordatevi questo cognome: Calabria” disse e molti di noi furono costretti a chiedere notizie e dettagli ai colleghi incaricati di seguire le giovanili del Milan. Il primo a lanciarlo, in serie A, a dispetto della concorrenza di Ignazio Abate che andò incontro a un grave problema della vista, fu appunto Brocchi che lo conosceva bene e sapeva di poter contare sul suo dinamismo. Perché Calabria, diciamolo subito, non è uno che colpisca per fisicità e solitamente da un difensore, sia pure laterale, si pretende almeno quella qualità. Calabria è un piccolo Brocchi o un piccolo Gattuso, scegliete voi, un ragazzo poco dotato da madre natura che riesce ad andare oltre la natura grazie all’applicazione, al dinamismo, alle motivazioni, alla voglia di vincere la sfida con la natura stessa.

A Udine, molti milanisti lo avrebbero voluto strangolare: la sua espulsione per doppio giallo di fatto aveva consentito all’Udinese (sia pure su autorete) di pareggiare il conto della fucilata di Suso del primo tempo e di togliere i due punti all’inseguimento rossonero. A Roma, gli stessi milanisti, volevano andargli incontro e saltargli al collo per quella percussione e l’uno-due con Kalinic che ha consentito al Milan di mettere sotto la Roma e rivedere le stelle.

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