L’imprevedibile poesia di Rino Gattuso

di Max Bambara –

Tante cose sono spiegabili nel calcio. Alcune no. Ci sono cose che vanno semplicemente colte. Gli ultimi due mesi del Milan, iniziati il 27 dicembre con la vittoria in Coppa Italia contro l’Inter, sono spiegabili in tanti modi. Si può parlare della condizione fisica che è salita a livelli importanti dopo la decisione non semplice di rifarla in pieno dicembre. Si può aggiungere l’abilità di Rino Gattuso nel dare dimensione alla squadra, nel saperla gestire, nel darle un ordine, nello scegliere uno scacchiere tattico più semplice e maggiormente infarcito di concetti verticali. Si può dire tutto questo e tanto altro. Però poi è il caso di soffermarsi un attimo a pensare che il calcio va oltre queste cose. Il calcio non è solo tecnica, tattica, atletismo e volontà. Nel calcio c’è una componente meravigliosa e romantica che si chiama anima. E quando l’anima viene incarnata perfettamente da chi conduce una squadra, in quel preciso istante il calcio smette di essere soltanto uno sport e diventa poesia. La prosa rimane e figuriamoci se così non fosse. L’attenzione,  il sacrificio, il sudore, lo studio dell’avversario. Si farebbe un torto enorme a Rino Gattuso nel negare questo perché è un allenatore molto più bravo di quello che tanti di noi potevano immaginare. Però Rino ha qualcosa che nessun altro poteva avere: l’appartenenza, l’anima, il Milan.

Perché Gattuso è il Milan ed il Milan si specchia in lui. Chi entra in contatto con Gattuso capisce subito che cos’è il Milan e quanto per lui è importante questo club. Chi lo vive lo assorbe. Non può non essere così. E chi lo assorbe capisce la grande differenza fra gli altri club e l’A.C. Milan di Milano. Gattuso ha portato il Milan nel cuore dei giocatori. Li ha resi partecipi di qualcosa di meraviglioso che però loro non erano in grado di vedere. L’essenziale, si dice, è invisibile agli occhi. Probabilmente lo è anche la storia. La storia di un club, se non l’hai vissuta, fai fatica a sentirla tua. Ma se davanti ai tuoi occhi si materializza uno degli autori di quella storia, colui che del Milan è stato architetto e muratore nello stesso tempo, beh allora qualcosa cambia.

Rino Gattuso rappresenta perfettamente la storia del Milan: è un casciavit nato rossonero che passava l’infanzia a giocare a pallone nel suo paese natio, scrivendo “forza Milan” sui muri ed esultando come un matto la notte di Tokio in cui Evani ci fece saltare dai divani mentre Galliani entrava in campo col suo impermeabile. Al Milan ha vinto tutto senza mai accontentarsi. Ha sofferto come un cane dopo Instanbul. Forse più di noi perché lui si sentiva responsabile. Nel 2012 ha lasciato il Milan perché gli faceva male vedere che “certe regole” non c’erano più. In lui insomma c’è il Milan, ci siamo noi, la nostra vita, ogni angolo della nostra esistenza infarcito di rossonero. Come potevano i ragazzi rossoneri non cogliere tutto questo?

Ci è voluto qualche giorno certamente, ma dinanzi a loro c’era un uomo vero che ha saputo spiegare cos’è la maglia del Milan e quanta passione esiste dietro quelle casacche. L’anima non si può comprare, né si può arrivare ad essa tramite strade secondarie. La possono tramandare solo i patriarchi e i grandi uomini. Rino Gattuso ne è un mix perfetto. Se oggi siamo elettrici, noi e la squadra, il merito è tutto suo. Liberissimo Gattuso di schernirsi a fine partita e di dire che deve ancora diventare un grande allenatore. Probabilmente ha ragione. Ma noi, che per il Milan palpitiamo e soffriamo da sempre, sentiamo il dovere di dirgli grazie. Ci ha restituito un’anima che sentivamo mancare da troppo tempo. Ha riaperto, nei cassetti della mente, il tubo di scarico dell’adrenalina pura. Oggi, il suo Milan, è diventato poesia. I risultati vengono dopo. In fondo sono solo due mesi positivi. Tutto può ancora accadere. La magia però è lì e ce la teniamo stretta. Ci è mancata per troppo tempo.

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