Giocare o non giocare…Davide Astori e il dovere del silenzio

di Max Bambara –

Il partitismo fa parte da tanti anni del modo di ragionare che abbiamo in Italia. Viene quasi automatico scomodare il termine in periodo postelettorale ma con la dizione “partitismo” non è mia intenzione fare riferimento ai partiti politici, quanto alla divisione delle persone in posizioni di partito. Spesso di partito preso. Ciò determina una difesa continua del proprio pensiero ed una esibizione quasi ideologica delle proprie idee su qualsiasi argomento. In certi casi anche a sproposito. Se tutto questo sia corretto oppure esagerato non è dato saperlo. Quel che mi capita di notare è la mancanza di rispetto che viene ingenerata da questo tipo di esibizionismo delle idee, soprattutto tramite i social. Domenica scorsa è avvenuta una tragedia, una dramma tremendo, di quelli che fanno gelare il sangue. Un ragazzo di 31 anni, il capitano della Fiorentina, è morto nel sonno.

Davide Astori era un ragazzo pulito, perbene. Aveva la faccia tipica di un giocatore innamorato della sua professione, della vita e di ciò che faceva. Una notizia del genere ha tolto qualsiasi sapore alla domenica calcistica. Tutto ha acquisito una dimensione diversa. Anche il derby, che milanisti ed interisti aspettavano con trepidazione, aveva ormai perso la sua importanza. Io personalmente non sono in grado di dire se fosse giusto giocare, se si dovesse scendere in campo ed onorare lì la memoria di Astori o se fermarsi fosse la cosa più saggia visto lo sgomento di tanti amici e colleghi di Davide. Non lo so e, francamente, non credo fosse un argomento  che dovesse suscitare discussioni. Ed invece domenica, sui social ed anche in alcune televisioni, si sono scatenate polemiche su questo tema decisamente vuoto. C’era un imperatore romano, Marco Aurelio, che sosteneva fosse necessario approcciare alla morte con discrezione. A distanza di qualche millennio questa sua considerazione andrebbe rievocata. Di fronte alle tragedie non è necessario abbandonarsi alle polemiche ed al gusto irrefrenabile di esprimere opinioni su tutto lo scibile. A volte, bisogna avere la capacità di capire che esiste un momento per il silenzio, per la riflessione, per i toni bassi, per una semplice preghiera. Il rispetto verso la morte è la base della civiltà; se non si riesce a tenere spento il volume dei clamori e delle polemiche in momenti del genere, forse si è superata la soglia di non ritorno. Non è decisamente un segnale positivo. Sarebbe il caso di rivolgere un pensiero a tutto questo e ragionare sul fatto che noi cittadini non siamo soltanto titolari di diritti. Abbiamo anche qualche dovere. Primo  fra tutto, il dovere del silenzio e del rispetto dinanzi alle tragedie.

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