La Samp e quella sottile delusione di fine stagione…

di Luca Uccello –

È finalmente finita. È finita come un anno fa. È finita una stagione che sembrava piena di sogni e speranze, ricca di sorprese, diversa dalle altre per tante, mille ragioni e invece no, siamo alle solite. Belli salvi (e ci mancherebbe pure) e pure scontenti. Inutile nascondere il ‘mugugno’, sbagliato girarci intorno. Non siamo il Genoa, dicono i blucerchiati, non lo siamo mai stati e oggi siamo lontanissimi da loro (la dura legge dei numeri che li condanna ancora a temperature glaciali con un -13 a maggio. Incredibile!). Ormai da qualche stagione la Samp punta in alto, ha alzato l’asticella delle ambizioni. Ci ha provato anche in questo campionato. Ma dopo aver viaggiato nella carrozza numero 6 per gran parte del campionato girano leggermente le palle aver perso la possibilità di proseguire oltre confine, continuare la gita prima a Montercarlo poi fino a Nyon. Una sorta di ‘retrocessione’ (i genoani non si sentano chiamati in causa…) ancora al decimo posto, proprio come un anno fa. Sei punti in più (54 contro 48) ma anche tre sconfitte in più lontano dal divano di casa (12 oggi contro le 9 di un anno fa). Numeri che dovrebbero far felici ma che invece creano malumore, delusione, dubbi e incertezze su tutto, dal presidente mal sopportato (per altre vicende…) all’allenatore che sperava di salutare Genova blucerchiata con un regalo e che invece sarà costretto a restare alle condizionino di mercato imposte dal nostro non più ricco campionato italiano.

Poi c’è la società che se deve avere una colpa è quella di non aver alzato la voce quando bisognava farlo, quando le cose non andavano, quando l’Europa era diventato un obiettivo improvvido. Nel momento del bisogno si è nascosta, non pronunciandosi mai, lasciando Giampaolo a gestire un obiettivo più grande di lui. La squadra è un capitolo a parte, uno di quelli su cui si potrebbe discutere a lungo fino all’ammazza caffè al di là dei meriti o delle colpe del tecnico. E proprio su Marco Giampaolo restano le attenzioni principali di una piazza che lo ama e allo stesso tempo non lo sopporta per il suo essere arrendevole, anche se in percentuale ben diversa. Una piazza che vuole che rimanga per continuare un lavoro di crescita con o senza rivoluzione. Una gradinata che in modo gentile gli ha chiesto di credere un po’ di più in quello che fa soprattutto quando il gioco si fa duro e non solo fino a Natale. Forse una interpretazione, forse qualcuno ha mollato mentre i suoi tifosi si sono presentati sempre, in ogni stadio, anche quando come quella di Ferrara non contava più nulla. È mancato il carattere, la forza di arrivare in fondo pensando da squadra e non ognuno per sé, chi al Mondiale, chi al proprio futuro. Di sicuro ci riproveremo. Bisogna farlo, cercare di riuscirci ancora. C’è solo capire come e con chi. Ma sinceramente, almeno in questo bisogna ammettere che la società in tre anni di mercato non ha mai deluso. Speriamo si ripeta ancora, al resto ci penserà Giampaolo…

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