Inter, il caso Bettella smonta la credibilità del Financial Fair Play?

di Marco Scipioni –

Qual è il legame tra Davide Bettella, nuovo calciatore dell’Atalanta, e il Financial Fair Play che blocca diverse delle squadre italiane? Se lo staranno chiedendo in molti che, probabilmente, avranno aperto l’articolo più per curiosità che per altre ragioni. Partiamo tuttavia da una doverosa premessa: cos’è il Financial Fair Play? Il FFP è un progetto, un modus operandi introdotto dalla Uefa nel settembre 2009 con lo scopo di ridurre le spese folli che provocavano debiti notevoli nei bilanci dei club.Inoltre la disparità tra i diversi club era sempre più legata all’aspetto economico prima ancora che al campo quindi il FFP si inserisce anche in questo aspetto, ovvero tentare di rendere più equa la competizione. Quindi in tal senso ogni club in regime di libertà può far registrare un passivo massimo di trenta milioni di euro. Diversa, invece, la situazione dell’Inter che trovandosi al terzo anno del Settlement Agreement, non deve chiudere il bilancio del 30 giugno con un passivo di massimo 30 milioni, ma deve raggiungere il cosiddetto ‘break-even’, ossia pareggio di bilancio.

NON CREDIBILE – La missione del Financial Fair Play appare sempre più ambigua ed incerta, infatti, se da un lato ha ridotto i debiti delle squadre riuscendo in parte nel suo scopo, dall’altro non ha assolutamente ridotto le spese folli, basti pensare, infatti, al trasferimento di Neymar che non solo è costato 222 milioni di euro, ma anche ha aggirato le regole del FFP in quanto la clausola rescissoria tra il brasiliano e il Barcellona è stata pagata non dalla dirigenza del Psg, ma da una società esterna, la Qatar Sports Investment. In questo modo la società parigina ha potuto non far pesare a bilancio un investimento che, così esoso, probabilmente non avrebbe potuto permettersi nessuna squadra del mondo. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, il FFP non ha assolutamente ridotto la differenza tra le squadre più importanti e gli altri competitor. Nel calcio di oggi, infatti, si può spendere quasi esclusivamente quanto rimane nella differenza tra ricavi e costi o, in alternativa un club, se non genera utili, come ad esempio accade a tutti i club di Serie A, può finanziarsi il mercato attraverso cessioni eccellenti non superando il vincolo di -30 imposto dalla Uefa. Emerge, dunque, come la forbice non solo non sia diminuita, ma sia addirittura aumentata, dunque il FFP sotto questo aspetto si è rivelato totalmente controproducente in quanto le squadre più importanti sono spesso e volentieri anche le più ricche e dunque potendo spendere di più tendono non ad aver già vinto in partenza, ma ad avere un vantaggio enorme. Esempio lampante di questo processo è il fatto che la Roma è stata la prima squadra senza uno stadio di proprietà a raggiungere una semifinale di Champions da quando è in vigore il FFP.

IL CASO BETTELLA – Qual è, dunque, il legame tra Bettella e il FFP? Davide Bettella è semplicemente il caso più lampante, sicuramente non il primo e nemmeno l’ultimo, di come si possano superare i vincoli imposti dalla Uefa in modo ad oggi legale, senza trasgredire alcuna norma. L’Inter, infatti, ha venduto all’Atalanta un giovane della primavera classe 2000, con zero presenze tra i professionisti, per la cifra praticamente record di 7 milioni di euro, portando dunque nel bilancio nerazzurro una plusvalenza di 7 milioni. La cifra, pur rispettando le indiscutibili qualità del ragazzo, appare fuori mercato, basti, infatti, pensare al trasferimento di Ante Coric (143 partite tra i professionisti di cui 23 tra Champions League ed Europa League, con 23 gol e 24 assist) costato alla Roma soltanto 6 milioni di euro. Qual è tuttavia la modalità per riuscire a superare legalmente (è importante sottolineare che, sebbene i prezzi appaiono gonfiati e possono, dunque, drogare il mercato economico, la manovra è totalmente legale) il FFP? E perché spesso si utilizzano i giovani della Primavera? Per quanto riguarda la prima questione, la cessione a titolo definitivo è la mossa più semplice in quanto incassi immediatamente la parte economica che è inseribile direttamente nel bilancio in corso, nel caso del club nerazzurro si parla del bilancio che si chiuderà il 30 giugno 2018. Inoltre il club acquirente può, in alcuni casi, avere anche una garanzia basata sulla parola sul fatto che l’anno successivo con un esercizio differente, la somma elargita per un calciatore totalmente inesperto non solo può essere risarcita ma può anche essere generata una plusvalenza attraverso l’attivazione della recompra dal club che l’anno precedente ha venduto il giovane. In tal modo anche il secondo club genera una plusvalenza, rientrando totalmente dell’investimento. Si può dunque, parlare di una sorta di prestito economico totalmente legale ed eseguito attraverso un giovane calciatore. Sulla seconda domanda, invece, appare chiaro come sia più semplice e comodo spostare calciatori senza presenze tra i professionisti: da un lato perché quasi tutti a bilancio non hanno alcun peso finanziario dunque la plusvalenza sarebbe totalmente netta e pulita, del 100%, dall’altro perché essendo ancora vergini dal punto di vista del calcio professionistico non potrebbero mai rifiutare destinazioni importanti e rinomate come appunto può essere l’Atalanta di Gasperini. Ma è questo un comportamento etico e rispettoso nei confronti della crescita dei ragazzi, molti dei quali un giorno dovranno guidare la Nazionale? Sono operazioni in cui prevale esclusivamente l’interesse economico oppure si considera anche la crescita del giovane?

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