2000-2018: caro Calciomercato, ma come sei cambiato!

di Max Bambara –

Ci fu un tempo, circa 16-17 anni fa, in cui Milan ed Inter dominavano il mercato. Venivano da qualche annata negativa e per risollevarsi usavano l’unica arma che, da sempre, nel calcio permette ai club di tornare in alto: spendere e rafforzare la rosa. Era l’estate del 2002 ed il 31 agosto, a San Siro, ci fu un’amichevole fra le due milanesi. In pochi ricordano il risultato perché di quella gara si rievoca spesso l’indimenticabilepre-partita, col Milan che fece fare il giro di campo ad Alessandro Nesta e con l’Inter che fece altrettanto con Hernan Crespo. Entrambi appena acquistati dalla Lazio e per entrambi i presidenti dei due club avevano autorizzato investimenti pesanti e corposi. Era accaduto qualcosa di simile anche l’estate prima. Inzaghi e Rui Costa al Milan, Toldo e Sergio Conceicao all’Inter. La Milano dei tempi belli spendeva e spandeva. Non esistevano spade di Damocle affilate come il fair play finanziario; l’Uefa si limitava semplicemente ad organizzare le manifestazioni di punta, senza entrare nei bilanci dei club e senza sindacare sulle politiche industriali delle proprietà.

Oggi è tutto diverso. Il Milan si deve presentare dinanzi ad una Commissione per poter avere il pass per accedere all’Europa League conquistata sul campo; l’Inter invece è costretta a fare i conti con le maglie strette di un Settlement Agreement cucitogli addosso dall’Uefa che la limita sul mercato e, sinora, non le ha permesso di acquistare il bravo Cancelo che, nel frattempo, pare possa accasarsi alla Juventus. Fosse esistito il FPF all’inizio degli anni 2000, Milan ed Inter avrebbero dovuto pensare a difendere il patrimonio interno (resistere, probabilmente vanamente, alla tentazione di cedere Shevchenko e Vieri), perché se sei obbligato a vendere o a stare in certi paletti, quasi sempre devi fare andare via il tuo miglior giocatore. Il ciclo del grande Milan di Ancelotti nacque anche grazie a quegli investimenti delle estati 2001 e 2002: senza di essi sarebbe mancata la base. Se l’Uefa avesse imposto paletti e cessioni, nulla sarebbe nato ed il rigore di Sheva a Manchester non farebbe parte delle leggenda. Sarebbe solo fantasia, perché magari Andrej quel rigore lo avrebbe realizzato con un’altra maglia.

D’altronde, cosa è stata costretta a fare la Roma l’estate scorsa con Salah? Tutti bravi e col ditino puntato verso Monchi qualche mese dopo. Eppure se devi fare un determinato realizzo economico per imposizione dell’Uefa entro il 30 giugno, non sei tu che scegli chi vendere: quasi sempre ti va via il giocatore migliore. Magari con Salah la Roma avrebbe potuto portare l’assalto alla prima Champions League della sua storia, nell’annata sportiva in cui la magia pareva accompagnarla. Così invece, per il quinto anno su cinque, la CL ha parlato una lingua spagnola. Alla faccia della competitività che voleva tutelare Platini quando si è inventato il FPF.Finchè l’Uefa continuerà a difendere questa sua creazione mostruosa, senza analizzare i risultati opposti alle intenzioni che ha portato, il calcio europeo proseguirà sulla strada del circolo ristretto fra pochi club. Le quattro inglesi, Real, Barcellona, Juventus, PSG eBayern Monaco, ossia quelle squadre che hanno avuto la bravura e soprattutto la fortuna di poter alzare il loro fatturato negli anni precedenti al FPF. Come lo hanno fatto? Tutte con investimenti a debito (fatta eccezione per il Bayern Monaco, ma quel sistema non è duplicabile in tutti i paesi, date le leggi tedesche atte a tutelare lo sviluppo del merchandising e la costruzione degli stadi di proprietà).

Il paradosso è che i parrucconi europei avevano pensato ad un calcio in cui tutti potessero avere delle possibilità in più, in cui le distanze fra club si accorciassero. Hanno creato invece, grazie al FPF, un circolo ristretto di squadre irraggiungibili. Loro volano in alto. Gli altri, appena iniziano ad aprire le ali, vengono fermati. Prendere atto di questa evidenza, sarebbe un gesto di coraggio e di amore verso lo sport. Continuare sulla strada del FPF non è altro che il modo migliore per uccidere quei meravigliosi ingredienti che rendono il calcio il gioco più bello del mondo: la competitività e i sogni dei tifosi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *