Var e squalifica di Spalletti, i conti non tornano

di Dario Claudio Bonomini –

La giornata di campionato conclusa con la roboante vittoria della Juventus a Frosinone, ha confermato una certezza ma soprattutto ci ha rivelato qualcosa di inaspettato e stupefacente. La certezza è che la tecnologia VAR, se usata bene, può rimediare dopo pochi istanti a errori di arbitri e guardalinee evitando di far subire potenziali torti e permettendo di concedere i giusti benefici in un primo tempo non assegnati.

Ma sarebbe troppo noioso, troppo teutonico, usare sempre in modo uniforme, preciso e corretto questa tecnologia, meglio a volte affidarsi all’italica fantasia e applicarlo ad minchiam, per riprendere una locuzione tanto cara al mitico Prof. Scoglio. Andiamo per ordine. L’Inter vince sul difficile campo della Sampdoria, nonostante per ben due volte i varisti, rivedendo le azioni del primo gol di Nainggolan e del secondo di Asamoah, richiamino l’attenzione dell’arbitro e facciano giustamente annullare entrambe le marcature.

Nel primo caso il fuorigioco di D’Ambrosio defilato in posizione ininfluente è di pochi centimetri e quindi comprensibilmente sfuggito al severo ma imparziale arbitro Guida e al suo collaboratore di linea, nel secondo la palla messa in mezzo dallo stesso giocatore interista era uscita, seppur di poco, dalla linea di fondo campo. Decisioni ineccepibili, prese dopo aver spulciato per lunghi secondi le immagini come avviene ad ogni marcatura e come dovrebbe avvenire ad ogni azione sospetta in area di rigore (ogni riferimento al rigore non concesso all’Inter nello scorso turno casalingo contro il Parma non è casuale).

Quel che vale a Genova non vale però a Sassuolo. Un’azione analoga a quella del gol annullato al giocatore ghanese dell’Inter, con palla che esce di pochi centimetri dalla linea laterale ma che clamorosamente non viene segnalata dal guardalinee. Il successivo cross per il terzo gol di Di Francesco jr. all’Empoli viene così regolarmente convalidato. In tutto ciò VAR e varisti non pervenuti, ciechi come il collaboratore di linea che allegramente zampettava a fianco del giocatore emiliano mentre la palla usciva. La rivelazione sorprendente invece è che le telecamere di bordo campo non sono macchine, tecnologia, ma sono arbitri camuffati per cogliere irrispettose esultanze di allenatori o giocatori che al 94’, esausti e presumibilmente tesi per una partita ancora inchiodata sullo zero a zero si lasciano scompostamente andare ad una gioia polemica.

Ovvia, il toscano Spalletti non doveva permettersi di esultare in codesto modo, serrando pugni e guardando minacciosamente negli occhi la telecamera-arbitro. Ma quel che più ha offeso l’attrezzo tecnologico è stato l’ossimoro di sentirlo urlare sommessamente…gol.

Una giusta giornata di squalifica al maleducato Luciano mentre noi, in Dolce Stil Novo, si cercan rime nuove a parole che principian con buff e terminan con oni.

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