Dalle banane di Balo alle orecchie di Mou: trionfa l’ipocrisia?

di Dario Claudio Bonomini –

Perché CR7, come una peripatetica pallonara, può mostrare impunemente a tifosi, compagni e avversari le proprie accattivanti grazie, esibire la scolpita tartaruga addominale oliata e contratta a beneficio dei fotografi, e Josè Mourinho invece non può mostrare il proprio piccolo orecchio nemmeno tanto ben definito?

Perché il gesto non volgare di un uomo insultato per tutta la partita non solo da beceri ultras ma anche dai finti compassati borghesi automotive presenti in tribuna, viene immediatamente stigmatizzato senza quasi accennare alle pesanti offese rivolte costantemente anche alla famiglia del tecnico portoghese?

Ci viene da pensare per il suo glorioso passato interista, più che per il gesto del Triplete esibito all’andata, a Old Trafford, anche qui dopo aver subito una valanga di insulti dagli allegri ed educati supporters bianconeri in gita oltremanica.

Ma la risposta istituzionale che ci danno è diversa anche se scontata: Mourinho è un provocatore, è fatto così, prendere o lasciare, esalta i suoi giocatori con la presunta teoria del…noi contro tutti e tutta una infinita sequela di cazzate trasformate in patetici luoghi comuni.

Questa servile ipocrisia tipica di alcuni solerti commentatori del servizio pubblico nei confronti di un certo potere calcistico di casa nostra, è la stessa che faceva sentenziare a molti di costoro che il maleducato e strafottente Balotelli nerazzurro non poteva permettersi di ributtare al mittente le banane giganti di plastica che gli lanciavano dagli spalti perché così provocava, esacerbava gli animi dei tifosi giallorossi ululanti nella Suburra dei loro spalti. I buuuuu che ogni tifoseria avversaria gli rivolgeva non erano frutto di razzismo o ignoranza ma solo antipatia nei suoi confronti. In sostanza lo temevano.

Poi Mario cambiò squadra di club, vestì i colori della Nazionale e allora, come per incanto, divenne un bravo ragazzo, forse ancora un po’ immaturo ed esuberante ma bisognava pur sempre ricordarsi, prima di dare giudizi frettolosi, della sua difficile infanzia.

Per il resto, a conclusione di un turno di Champions che ha visto complessivamente per le squadre italiane impegnate una vittoria (Roma), due pareggi (Inter e Napoli) e una sola sconfitta (Juventus), ci siamo resi conto di come il serafico e post-prandiale Ancelotti sia ormai diventato per giornalisti e opinionisti ciò che Fiorello è già da tempo immemore per Vincenzo Mollica.

Un totem da adorare qualsiasi recita la sua squadra svolga sul campo e qualsiasi battuta il buon Carletto ci regali. Ovviamente dopo aver inarcato sornionamente il sopracciglio.

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