Milan-Torino, derby della correttezza:ma i cartellini sono gli stessi!

di Max Bambara –

Domenica sera, nella cornice suggestiva di San Siro, scenderanno in campo due squadre assolutamente agli antipodi. Il Milan di Rino Gattuso è la formazione più corretta del campionato con soli 140 falli commessi in 14 giornate; dal canto suo, invece, il Torino di Walter Mazzarri è la squadra più fallosa della Serie A, con ben 226 falli commessi in altrettante giornate.

Sin qui il mero dato cronistico che è abbastanza scontato, anche per ragioni storiche. Il Milan di Gattuso, d’altronde, è squadra in linea con la sua tradizione calcistica. Il Torino, altresì, nel corso della sua storia, ha sempre fatto dell’agonismo la sua arma in più. Tutto legittimo pertanto, se non fosse che c’è un successivo dato che stride abbastanza coi numeri poc’anzi menzionati.

Il Milan ha infatti ricevuto sinora ben 28 cartellini gialli ed 1 cartellino rosso. Il Torino, molto singolarmente, ha ricevuto soltanto 26 cartellini gialli e nessun rosso (ci sono due espulsioni del suo allenatore, ma qui non le conteggiamo in quanto non riferibili a dinamiche di campo).

La squadra rossonera riceve pertanto un cartellino nemmeno ogni 5 falli commessi, mentre quella granata riceve una ammonizione ogni 8,6 falli commessi. La discrasia appare alquanto evidente e non può essere liquidata banalmente con la scusa della poca esperienza dei giocatori milanisti che li porterebbe a prendere ammonizioni per falli vistosi e, soprattutto, per proteste evitabili.

Anche perché la teoria de qua viene comunque smentita dai numeri. Se si va a vedere il dettaglio dei cartellini ricevuti, il Milan ha avuto 18 ammonizioni per falli commessi, 3 per comportamenti antisportivi e ulteriori 8 sotto la dizione “altro”, che sono semplicemente le proteste e le parole proferite verso l’arbitro con toni non urbani. Il Torino, di contro, ha ricevuto 19 ammonizioni per falli commessi, 1 per comportamento antisportivo e 6 sotto la dizione “altro”. Insomma siamo in totale equilibrio e la situazione delle due squadre appare prettamente simile.

Quale può essere allora il motivo di un bilancio disciplinare così simile fra la squadra più corretta della Serie A e quella più fallosa? Non credendo minimamente a teorie complottiste di qualsivoglia natura, io credo sia il caso di porre una riflessione di ordine generale che trova poi, con il suo corollario logico-deduttivo, adeguato riscontro nei numeri riportati in questo articolo.

Ed allora va detto che, in Serie A, si tollera troppo il gioco duro, spezzettato, i falli tattici fatti col solo scopo di fermare un’azione avversaria. C’è inoltre un eccessivo buonismo verso alcuni falli che mettono a rischio l’incolumità del giocatore e ciò porta i giocatori di qualità a sentirsi meno tutelati rispetto a quelli che, invece, impostano il loro gioco sul vigore e sulla fisicità.

Un esempio di questo clima lo si può evincere da Udinese Milan di qualche settimana fa. Il difensore dei friulani Nuytinck entra da dietro su Castillejo senza alcuna possibilità di prendere la palla. L’arbitro, correttamente lo espelle. Ebbene quell’episodio, mediaticamente, è stato usato come argomento per contestare l’operato del direttore di gara. C’è di base una faziosità troppa spinta che, unita ad una conoscenza farraginosa del regolamento, porta tantissimi addetti ai lavori a dottorare su questioni che sono talmente lapalissiane da non meritare parole, se non di critica verso l’autore del fallo sconsiderato.

Tutti questi aspetti, messi assieme, portano a creare “il mostro”, ossia un campionato in cui si pensa più a distruggere che a proporre il gioco ed in cui i ritmi non si alzano mai abbastanza perché c’è un eccessivo occhio benevolo nei confronti delle giocate “sporche”.

Tutto ciò rappresenta una pericolosa deriva: se i giocatori di classe vengono poco tutelati, il livello della qualità del gioco non potrà mai alzarsi e la componente sleale del calcio arriverà a prevalere su quella del gusto del gioco, delle giocate e della pulizia del tocco.

Queste sono cose che vanno analizzate e sottolineate anche e soprattutto dai media e dalla stampa. Non come argomento partigiano a favore di Tizio o Caio, bensì come vera battaglia di principio di tutti coloro che si sono innamorati di questo meraviglioso sport, grazie alle giocate dei grandi giocatori e non certo ai falli tattici dei carneadi di turno.

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