Giocare per il numero 9: il rebus settennale del Milan

di Max Bambara – 

Nella serata di mercoledì i tifosi rossoneri hanno avuto il piacere di ascoltare le parole di Umberto Gandini a Sportitalia. L’ex dirigente milanista ha parlato con la sua solita signorilità e l’estrema competenza che lo contraddistingue. Fra i molti concetti espressi ce n’è uno legato al gioco del Milan che, a mio avviso, è stato un po’ sottovalutato.

Gandini infatti ha detto che “il Milan, da anni, non ha la struttura adatta a giocare per un centravanti”. Credo che in poche parole l’ex dirigente di tante battaglie (ha lavorato per il Milan per oltre 20 anni) abbia sancito una grande verità.

Spesso, quando si parla di campo, si finisce per parlare di numeri e del carattere di tanti dei protagonisti che vestono la maglia del Milan; corretto come approccio, ma in una analisi esaustiva bisogna sempre andare oltre il mero approccio e focalizzarsi sulle questioni più specifiche.

Gandini, nell’occasione, ha perfettamente ragione: il Milan non ha una struttura adatta a favorire il centravanti da troppo tempo e negli ultimi anni, sull’altare di questa contraddizione, sono stati sacrificati troppi professionisti di valore.

Adesso, qualcuno ha ben pensato di mettere in discussione il valore di Gonzalo Higuain che, comunque, in campionato ha avuto una buona media realizzativa (ha segnato 6 reti in 13 partite, ossia quasi un gol ogni 2 gare). Non eccelsa, ma comunque buona.

C’è pertanto un problema di struttura tecnica ed un conseguente problema di aspettative. Al Milan ci si aspetta infatti che il centravanti faccia tanti gol, pur non mettendolo nel contesto ideale per rendere al meglio.

Non si è mai visto un centravanti in Serie A vincere la classifica dei cannonieri o arrivarci vicino, giocando in un 4-3-3 con gli esterni a piede invertito. I tempi tecnici dello sviluppo dell’azione, per ovvie ragioni, non favoriscono la prima punta.

Negli ultimi anni il 4-3-3 del Milan ha subito un’unica variazione strutturale, ossia il 4-4-2 atipico scelto da Mihajlovic nella stagione 2015-16. Tuttavia, anche lì, gli esterni erano a piede invertito (Honda e Bonaventura) e questo non favoriva i rifornimenti alla prima punta (Bacca).

Nelle ultime 5 stagioni il Milan non è mai entrato nell’ordine di idee di prendere un esterno offensivo di piede mancino a sinistra (o comunque ambidestro) e questo ha portato alle difficoltà continue riscontrate dai Destro, dai Bacca, dai Kalinic.

Il calcio è uno sport collettivo che andrebbe sempre valutato con parametri collettivi, uniti alle conoscenze individuali che si hanno dei giocatori (caratteristiche tecniche e numeri). In Italia invece, troppo spesso pensiamo di analizzare il calcio come un processo sommario pro o contro qualcuno. Nulla di più sbagliato concettualmente.

Ora, a mio avviso, se un grandissimo realizzatore come Higuain (il giocatore che ha segnato più gol negli ultimi 5 anni in Serie A) incontra dei problemi in questo Milan, dobbiamo iniziare a porci la domanda inversa. Il problema probabilmente siamo noi come squadra, non certamente lui come cannoniere.

L’alternativa che abbiamo è quella di continuare a sacrificare centravanti su centravanti, nell’attesa che qualche mente illuminata, prima o poi, prenda atto del fatto che le squadre vanno fatte su misura delle punte e non viceversa.

Vorrei fare un esempio specifico utile a rendere l’idea coinvolgendo quel Mauro Icardi che, oggi, viene considerato un bomber di alto livello e per il quale l’Inter è disposta a svenarsi per il prossimo rinnovo. Tutto giusto. Icardi è davvero fortissimo. Quando un centravanti va in doppia cifra per tanti anni bisogna tenerselo stretto e fargli la squadra addosso.

Sia consentito sottolineare però che il buon Maurito nella stagione 2015-16 andò spesso in difficoltà (solo 16 i gol stagionali). Per quali ragioni? Trovò un allenatore che voleva puntare su un sistema calcio che prevedeva un trequartista dietro la punta (Jovetic e poi Ljajc) e che impostava la squadra non sui movimenti del centravanti.

Non è casuale invece che proprio Icardi è svoltato in termini realizzativi nei due anni successivi, quando Pioli prima e Spalletti poi gli hanno costruito la squadra addosso con ben due esterni al suo servizio. Un destro a destra (Candreva) ed un ambidestro a sinistra (Perisic). Manna dal cielo per chi, con Mancini, non era più la prima opzione offensiva.

La morale della storia è che i grandi giocatori vanno presi per essere valorizzati. Higuain fa gol anche in un 4-3-3 con gli esterni a piede invertito perché è fortissimo ed ha principi tecnici e cultura dei movimenti che nessun centravanti del Milan degli ultimi anni aveva.

Tuttavia, il Milan deve iniziare a pensare che serve una rivoluzione copernicana nel modo di pensare e di approcciare alla costruzione della squadra. “Dimmi che centravanti hai e ti dirò che gioco fare”. Questo dovrebbe essere il mantra marchiato a caratteri cubitali sulle muradi Milanello.

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