Il calcio e le sliding doors: il caso di Abbiati

di Max Bambara –

Sono già passati 20 anni, anche se non sembra. Era il 17 gennaio del 1999 e questa data, probabilmente, non dirà nulla a molti milanisti. A qualche osservatore attento della realtà rossonera però, non potrà sfuggire il fatto che in quel giorno di tantissimi anni fa ci fu l’esordio in Serie A di Christian Abbiati.

Non fu un esordio normale, ma fu uno di quei classici casi da sliding doors che rendono magico e speciale il gioco del calcio. Abbiati infatti, nella stagione 1998-99, era partito come terzo portiere. Si trovava nel giro della Nazionale Under 21 ma, nei piani iniziali del Milan, doveva essere il terzo e nulla più.

La società rossonera, nell’estate del 1998, si era infatti aggiudicata le prestazioni di Jens Lehmann, portiere tedesco, proveniente dallo Schalke 04. La sua riserva sarebbe stata Sebastiano Rossi, il portiere del Milan dei record che, già negli anni precedenti, aveva sempre vinto la concorrenza degli altri estremi difensori.

Ormai però il buon Seba si avviava verso le 35 primavere ed il Milan non poteva non porsi il problema di un’alternativa credibile che potesse, nel giro di poco tempo, diventare a tutti gli effetti il suo sostituto.

La scelta di Lehmann per il Milan era stata dettata da una serie di circostanze negative capitate negli ultimi anni. L’età di Rossi richiedeva un investimento pesante in quel ruolo e, nelle due stagioni precedenti, il club rossonero aveva percorso vie diverse senza troppa fortuna.

C’era stato prima l’arrivo del giovane Pagotto, promettente ma mentalmente fragile. E c’era stato poi l’investimento sul bravo Massimo Taibi, che finì in panchina dopo un girone d’andata altalenante (stagione 1997-98, allenatore Fabio Capello) e che si porterà per tutta la carriera l’antipatica etichetta di “portiere di provincia”.

Entrambi gli esperimenti erano comunque andati male e così, per risolvere il problema in maniera definitiva, in via Turati pensarono ad un elemento di alto valore internazionale come l’ex portiere dello Schalke, non anziano ma con già un buon bagaglio di esperienza alle spalle.

Lehman,d’altronde, sembrava avere tutti i requisiti per essere il primo portiere del Milan per tanti anni. Andò, invece, malissimo. Forse per un ambientamento lento, forse per la lingua, forse per mille altri fattori che arrivano ad incidere sulla resa di un giocatore.

Fatto sta che il portiere tedesco giocò soltanto 5 partite ed ancora oggi viene ricordato in maniera negativa da molti milanisti, che lo associano subito alla tripletta con cui Batistuta travolse il Milan a San Siro nel settembre del 1998. Fu una partita in cui Lehman sembrava essere in stato apertamente confusionale.

Gli subentrò così Sebastiano Rossi ma, vista l’età, il Milan voleva affiancargli già nel mercato di gennaio un altro portiere. Per settimane si parlò spesso di Vitor Baia, all’epoca in forza al Barcellona. Il portiere portoghese piaceva e sembrava essere divenuto un’ipotesi concreta nelle ore successive a quel Milan Perugia del 17 gennaio 1999.

In quella gara infatti, il Milan stava conducendo tranquillamente il punteggio per 2-0. Reti di Guly (primo gol in Serie A all’esordio dal primo minuto) e del solito Bierhoff. La partita stava scorrendo via nei minuti finali, quando l’arbitro Bettin vide un fallo di Costacurta su Rapajc e fischiò il calcio di rigore in favore degli umbri.

Si era praticamente nel recupero. Nakata spiazzò Rossi con freddezza ed il numero uno milanista, molto nervoso, stese Bucchi (andato malauguratamente a recuperare subito il pallone) con un gancio da pugile. Fu rosso diretto per Rossi, col giovane Abbiati costretto ad entrare in campo senza nemmeno avere il tempo di riscaldarsi.

Entrò al posto di Weah e, nonostante i pochi minuti, ebbe il tempo di esibirsi in un’uscita bassa in cui prese un bel calcione sulla testa da Kaviedes. A fine partita però, iniziarono a circolare le voci su una maxi-squalifica in arrivo per Sebastiano Rossi. Si parlava addirittura di 7-8 turni per comportamento violento.

Alla fine furono 5 le giornate di squalifica, ma il problema continuava a sussistere e la questione meritava una ponderazione. Quel Milan era in lotta punto a punto per la zona Champions League. Poteva permettersi di giocare 5 partite senza un portiere esperto, con un ragazzo che non conosceva i campi della Serie A?

Il nome di Vitor Baia continuava a riecheggiare dalle parti di Via Turati ma, a ridosso della partita successiva, le voci iniziarono ad affievolirsi. Prendeva corpo l’ipotesi di lanciare Abbiati come titolare nelle prossime partite.

I giornali dell’epoca scrissero che Zaccheroni aveva convinto Galliani dell’affidabilità di Abbiati. Il ragazzo aveva numeri e personalità, andava soltanto fatto giocare con un gesto di coraggio. Prendere un colosso dell’epoca come Vitor Baia poteva rappresentare invece un modo per bocciarlo.

Probabilmente al Milan furono giorni di intensi pensieri. L’esperienza di due anni prima con Pagotto era troppo fresca per non lasciare un retaggio, ma nonostante questo il club rossonero scelse di non intervenire finanziariamente sul mercato dei portieri, limitandosi a prendere il giovaneFrezzolini dal Cosenza, al fine di sostituire Lehman che era stato ceduto al Borussia Dortmund.

Qualcuno sui maggiori organi di stampa dell’epoca definì la scelta azzardata e rischiosa per una squadra come il Milan, che si poneva l’obiettivo di agganciare il quarto posto, utile per disputare la Champions League.Nessuno poteva immaginare quel che sarebbe accaduto solo 4 mesi dopo, col Milan campione d’Italia ed Abbiati protagonista assoluto.

Nel frattempo però, nel suo esordio dall’inizio in quel di Bologna (una gara che tanti milanisti ricordano ancora con tanta dolcezza vista la presenza allo stadio di Marco Pantani), Abbiati stupiva tutti per sicurezza, personalità e voli felini.

Il giovane ragazzo venuto da Abbiategrasso non pativa gli errori (fu imperfetto sul primo gol dei felsinei), anzi era sempre molto bravo a resettarli e a guardare avanti. Aveva qualità fisiche, tecniche e soprattutto morali. Con il passare delle settimane divenne uno dei punti di forza del Milan, tanto che Zaccheroni preferì confermare lui come titolare e non più Rossi.

I milanisti, all’epoca, non potevano saperlo, ma in quel 17 gennaio 1999 aveva esordito in Serie A uno dei giocatori che più avrebbe inciso nella storia del Milan degli anni a venire. Se ci sono gol infatti che rimangono nell’immaginario collettivo perché fondamentali per alcune vittorie, ci sono anche alcuni interventi del portiere che assumono lo stesso identico valore.

In tanti ricordano sempre la fantastica parata di Perugia, il 23 maggio 1999, quando Christian con un colpo di reni assurdo riuscì a mandare in angolo un tiro destinato all’incrocio dei pali, che avrebbe regalato un finale di campionato beffardo al Milan ed uno scudetto alla Lazio.

Quel tiro, per scherzo del destino, era stato scagliato con grande forza e precisione proprio da Bucchi, lo stesso giocatore che 4 mesi prima aveva provocato l’espulsione di Rossi, con ciò spianando la strada alla carriera di Abbiati. Quella parata, di fatto, valse il sedicesimo scudetto rossonero.

Tuttavia, oltre che in quel meraviglioso pomeriggio umbro, si possono ricordare altre due parate incredibili di Abbiati, entrambe effettuate a San Siro contro l’Inter, seppur in momenti storici molto diversi.

Nel maggio del 2003, in un tiratissimo derby di ritorno di Champions League, Christian uscì a valanga su Kallon lanciato a rete e riuscì a deviare col polpaccio il tiro del centravanti interista che era diretto in rete. Quella parata valse la finale di Manchester contro la Juventus e fu presupposto fondamentale della gloria di quell’annata e della prima finale di Champions tutta italiana, vinta dal Milan.

Infine, nell’aprile del 2011, il Milan era impegnato in un derby scudetto che pesava tantissimo, in quanto le due squadre erano separate in classifica solo da 2 punti. Il Milan stava vincendo 1-0 e su un calcio d’angolo Abbiati ebbeun balzo felino che gli consentì di parare un colpo di testa di Thiago Motta diretto in rete. Quella parata valse il diciottesimo scudetto della storia rossonera.

Ora, se riavvolgete il nastro e provate a ripensarci, non rivedrete soltanto la storia di Abbiati, ma rivedrete anche tutto il fascino e la magia di questo meraviglioso sport, in cui gli slidingdoors sono sempre dietro l’angolo.

Probabilmente, senza quella inspiegabile follia di Rossi nei minuti finali di quel Milan Perugia, la carriera di Christian sarebbe stata diversa e la storia del Milan sarebbe stata meno ricca di titoli e di gloria.

Il caso, tante volte, bussa alla porta quando meno ce lo aspettiamo e ci regala strade nuove che, magari, fino ad allora non avremmo mai pensato di percorrere. Ed è per questa ragione che, a distanza di 20 anni, celebrare il 17 gennaio 1999 e l’esordio di Abbiati con la maglia rossonera ci è parso un doveroso tributo. All’uomo, al grande professionista che è stato ed alla gloriosa storia del Milan.

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