Il Milan subisce meno gol, ma segna anche meno: effetto Suso?

di Max Bambara –

I numeri non dicono mai una verità assoluta, soprattutto per chi ha un approccio alle cose eminentemente scettico e fa enorme fatica a credere che esista una verità assoluta; tuttavia possono dare una verità relativa, uno spaccato di realtà che può essere contestabile ma c’è, esiste e va pesata nella sua pregnanza sostanziale.

Ebbene se tale premessa può essere considerata valida, diventa il caso di introdurre un tema molto sottovalutato nell’ultimo periodo, ossia il rendimento offensivo del Milan nella stagione corrente. Infatti sarà un caso, ma mai come in questa stagione il Milan ha giocato al dottor Jekyll e mister Hyde nel suo modo di stare in campo, di proporre gioco e di riuscire a creare occasioni da gol.

Vi è stata una prima parte di stagione (sostanzialmente fino a inizio novembre), in cui la squadra rossonera è stata una macchina da guerra offensiva, con gravi problemi di tenuta difensiva. Da metà novembre in poi invece, il Milan ha cambiato identità: gol ridotti al lumicino compensati da una solidità difensiva finalmente ritrovata.

La domanda lecita da porsi è quindi cosa possa essere accaduto. I numeri sono molto chiari in proposito: nelle prime 11 partite del campionato in corso il Milan ha segnato 21 reti e ne ha subite ben 14. Nelle successive 11 partite invece, il Milan ha segnato solo 8 reti e ne ha subite 7 (addirittura soltanto 5 nelle ultime 10 partite).

Appare evidente che riuscire ad avere un attacco stellare ed una difesa ferrea sia pretesa quasi luciferina, soprattutto per una squadra giovane ed in piena formazione come quella attualmente allenata da Rino Gattuso; forse però, un bilanciamento fra queste due versioni così distinte di Milan è un obiettivo alla portata del suo allenatore e di questo gruppo di giocatori.

Serve con assoluta urgenza rimettere Suso al centro del mondo Milan; è necessario farlo sul piano tattico, trovando allo spagnolo la collocazione tecnica più consona alle sue possibilità ed al suo talento, ma anche e soprattutto sul piano mentale, psicologico, apertamente motivazionale.

Proprio contro il Cagliari nella partita d’andata della scorsa stagione, Suso giocò una delle sue migliori partite in maglia rossonera. Fu l’autore dell’assist mirabile che permise a Patrick Cutrone di sbloccare il match dopo pochi minuti e fu bravissimo a procurarsi la punizione del 2-1 con una classica giocata d’autore, tale da indurre i difendenti sardi ad un fallo al limite dell’area. La sua esecuzione balistica con palla calciata a giro che finisce all’angolino è ancora oggi uno dei gol più belli della scorsa stagione milanista.

In quella partita, Suso beneficiò tantissimo della qualità di corsa di Andrea Conti (fu l’ultima partita vera giocata dall’ex atalantino con la maglia del Milan prima dell’infortunio che lo costrinse alla doppia operazione), giocatore che ha tempi di sovrapposizione e di inserimento senza palla eccezionali rispetto alla media.

Un inserimento stabile, nel tempo, di Conti come titolare, può solo diventare un vantaggio enorme per il gioco di Suso, così come già adesso lo spagnolo è chiamato a sviluppare un’intesa nuova con Paqueta, al fine di creare quel “binario della fantasia” che da troppo tempo manca dalle parti di Milanello.

I numeri di Suso spiegano molto dei numeri del Milan di questa stagione: il giocatore andaluso infatti è entrato in ben 17 dei 29 gol fatti dal Milan in campionato (è stato autore di 5 gol, di 8 assist edi 4 pre-assist). Nelle prime 11 giornate è stato protagonista in 13 marcature; nelle ultime 11 è invece stato protagonista in soli 4 gol.

Questi numeri pertanto ci dicono che, nel bene e nel male, la fase offensiva del Milan è molto legata alla condizione ed alla ispirazione di Suso. Non a caso, in entrambi gli archi temporali esaminati, seppur molto diversi come rendimenti, il giocatore andaluso entra in almeno il 50% dei gol della squadra.

Tuttavia, è innegabile come il suo calo di rendimento abbia influito moltissimo nel numero dei gol segnati dal Milan. Non può, ovviamente, essere l’unica ragione di una fase offensiva così atarassica, ma è di sicuro una delle cause principali e va analizzata e pesata con estrema attenzione.

A 16 partite dalla fine del campionato, con la corsa Champions più che viva e che, presumibilmente, si deciderà sui dettagli, il Milan ha bisogno di aggrapparsi alle forze nuove (Piatek e Paqueta), ma anche e soprattutto alle antiche certezze. In assenza del mai troppo rimpianto Jack Bonaventura, recuperare il miglior Suso ci sembra decisamente la scelta migliore.

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