Cerci: l’uomo dei 6 derby oggi è solo e senza stipendio

di Giancarlo Fusco –

Ci sono storie di derby, di uomini derby, impossibili da non ricordare perché fanno parte della storia del calcio. Poi si sono coloro che avrebbero potuto scrivere la storia dei derby ma che alla fine si sono ritrovati solo  all’uscio del limbo del calcio giocato. Tra i tanti, impossibile non parlare di Alessio Cerci, uno che ha respirato l’aria di ben 6 tipologie di derby. E’ partito da Roma per finire a Verona, passando per Torino, Madrid, Milano e Genova. Tutte piazze importanti. Piazze che respirano il derby in maniera differente ma non per questo con meno passione. Eppure, il calciatore di Valmontone è stato vero protagonista in una sola piazza, quella di Torino. La sua è stata, infatti, una carriera burrascosa fatta di più bassi che alti.

Era il lontano 16 Maggio del 2004  quando un ragazzo, con 17 anni ancora da compiere, fece il suo debutto in Serie A in quel di Genova in Sampdoria-Roma. A lanciarlo nella mischia fu Fabio Capello. Di lui se ne diceva un gran bene. Avrebbe potuto prendere per mano i giallorossi assieme a Francesco Totti, una volta maturato. Appunto, avrebbe … il condizionale è rimasto tale perché la sua maturità sportiva nella capitale non è mai arrivata. Quando si parlava di Cerci, ai suoi inizi, si parlava di un calciatore dotato di grande estro e rapidità, capace di fare il buono e il cattivo tempo nel corso di una partita. Forse, però, la troppa pressione per le aspettative riposte in lui in quel di Roma, non hanno fatto nascere una nuovo uomo derby capitolino. Cosa che, invece, è avvenuta nel 2012 grazie al Torino e a Giampiero Ventura.

L’ex Ct della Nazionale ci aveva visto lungo.  In granata Cerci è rinato e assieme a Ciro Immobile è diventato il simbolo della rifioritura di un movimento e una squadra intera.. Finalmente il fiore era sbocciato. Quasi impossibile da fermare quando partiva palla al piede in velocità. Difensori che diventavano birilli da dribblare e un pallone che gli era finalmente tornato amico. Il migliore amico. Quello che si ritrovava anche ai tempi delle giovanili della Roma. Prime pagine di giornali e riflettori puntati spesso sul Cerci calciatore ancor prima che uomo. Come, poi, accade spesso in questi casi, quando fai bene è impossibile non essere notati. Atletico Madrid, Milan e Inter erano pronti a fare follie pur di fargli respirare i propri derby e non solo quelli. Alla fine sono stati i Colchoneros a spuntarla ma quella che poteva essere il là per un nuovo grande inizio non è stato altro che l’inizio di un declino con solo biglietto di andata. Tra il calciatore, Simeone e l’Atletico Madrid non è mai sbocciato l’amore. Ecco così che dopo sei mesi  il Milan decise di credere in quel calciatore ammirato a Torino. Mai scelta, però, è stata più errata.

Ennesima occasione sprecata per Cerci. Ennesimo simbolo del derby sfumato. Perché arrendersi, però. A gennaio 2016, il calciatore di Valmontone ha provato la strada del rilancio al Genoa dove ha collezionato, però, solo 11 presenze e quattro gol.

Le porte del calcio che conta praticamente gli si sono chiuse con i flop di Madrid e Milan. Periodo quello dove più che a parlare il campo con le gesta del calciatore ci pensava la moglie con interventi canonici sui social network. Questa, però, è un’altra storia. Quella che veramente conta, ha narrato di un nuovo derby da vivere per Cerci, se pur minore rispetto gli altri vissuti. Parliamo del derby di Verona con Hellas e Chievo sempre pronte a prendersi lo scettro di squadra principale della città. Il suo graffio, però, ormai non faceva più male e il calciatore si è fatto, anche in questo caso, notare più per i suoi atteggiamenti poco consoni all’ambiente che per le giocate sul rettangolo di gioco.

E ora? Beh, oggi Cerci è solo quello che poteva essere e invece non è mai stato. In estate una presentazione da Star con l’Ankaragucu. Quella, però, è l’unica nota lieta di questa esperienza turca. La squadra, infatti ha seri problemi di gestione da dicembre e Cerci non solo non riceve stipendio da 7 mesi ma dal 1 febbraio è addirittura fuori rosa e costretto a lavorare a parte assieme all’altro grande acquisto estivo, Thomas Heurtaux. Il prossimo campo che si prospetta per lui, dunque, non sarà un rettangolo di gioco ma il tavolo di un tribunale poiché quasi sicuramente a scendere il campo sarà la FIFA.

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