Kean è un giocatore di calcio: la politica lo lasci in pace

di Franco Ordine –

C’è un rischio che corriamo tutti insieme, noi della tribù del calcio e Moise Kean, 19 anni, vercellese, che alla bella età di 19 anni ha fatto il suo debutto dal primo minuto in Nazionale e ha siglato un gol celebrato in tutte le salse. Il rischio è quello che la polemica politica su ius soli si impossessi del nostro giovane attaccante e lo trasformi nel simbolo di una disputa tra Salvini e il Pd invece che lasciarlo nel suo cortile calcistico a maturare e a fare strada nelle prossime curve della sua carriera. che si annuncia molto interessante. Già Balotelli, che è di suo un kamikaze, si è avventurato in duelli rusticani che non gli competono nel senso che deve distinguere la sua professione dai suoi ideali.

Per evitare questo rischio devono muoversi in tanti, a cominciare dall’interessato cui rivolgo un modesto consiglio. Poichè in tutte le interviste, attuali e future, sarà chiamato a rispondere di argomenti sui quali non è certo preparato e che si possono facilmente prestare a strumentalizzazioni, sarà bene che si tenga a distanza di sicurezza dalla materia che non sia rigorosamente tecnica. Il secondo è riservato alla categoria generica dei politici: lasciate che Keane faccia il suo corso, si occupi di gol e di dribbling ed evitate di coinvolgerlo direttamente in un dibattito che può solo rendere un cattivo servigio all’Italia di Mancini e anche all’argomento della cittadinanza da assegnare agli italiani di seconda generazione.

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