120mila tifosi per il derby di Teheran: ma 20mila stanno fuori…

di Enrico Vitolo –

Che sia rosso o blu cambierebbe poco a Teheran, in entrambi i casi vorrebbe dire scegliere non solo una precisa fede calcistica ma anche una politica e religiosa. Due colori che hanno la forza di dividere in due un’intera città. In Iran infatti o si è tifosi dei rossi del Persepolis (la squadra del popolo e della classe operaia) o dei blu dell’Esteghlal (la squadra della borghesia). Stop. Non ci sono altre tonalità da poter scegliere. Ancor di più quando la capitale viene completamente catturata dal derby, anzi dallo Shahravard (stracittadina) per dirlo in iraniano. Dopo lo 0-0 dell’andata, tutto è quasi pronto a Tehran per la gara di ritorno. E che gara. Che potrebbe anche diventare decisiva per la conquista del titolo.

Sabato 30 marzo (ore 12:30) lo stadio Azadi tornerà a colorarsi di rosso e di blu nello stesso momento, come da tradizione anche nel prossimo week-end in 100.000 mila saranno sugli spalti e altri 20.000 rimarranno tristemente all’esterno senza il biglietto per la sfida dell’anno. 45 punti per la capolista Persepolis e 43 per l’inseguitrice l’Esteghlal a otto giornate dal termine. Impossibile chiedere di meglio per un derby, che per tutti è diventato il derby per eccellenza dell’intero continente asiatico. Una di quelle sfide che inevitabilmente ha tanto da raccontare, forse anche troppo. Perché se da un lato ci sono le numerose emozioni sportive, dall’altro ci sono purtroppo i numerosi scontri.

Non solo tra tifosi, ma anche tra calciatori e dirigenti. L’11 gennaio del 1995, a causa di un rigore dubbio fischiato verso la fine della gara che permise ai blu di pareggiare, andò in scena in campo e sulle gradinate una delle risse più clamorose della storia del calcio che solo dopo diversi minuti fu fermata dalle Forze dell’Ordine. Indignato da quanto accaduto a Teheran, nei giorni seguenti il Governo iraniano comunicò che i derby successivi sarebbero stati diretti da arbitri stranieri (tra i prescelti anche gli italiani Rossetti e Rodomonti). Ma questo non bastò per placare gli animi, o almeno non per molto tempo.

Appena cinque anni, 29 dicembre 2000, ed ecco un nuovo far west. Questa volta a dar vita agli scontri un pugno sferrato da Broumand (portiere dei blu) a Rafat (attaccante dei rossi), un gesto che diede il là a una vera e propria guerriglia che si trascinò fino al giorno seguente per le vie di Teheran. L’epilogo ci fu solamente ventiquattro ore dopo con un numero elevato di arresti, tra questi anche ben 6 calciatori che poi nel corso del tempo hanno fortunatamente lasciato spazio soltanto ai risultati del campo. Tutti importanti, ma forse nessuno come quello di sabato prossimo.

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