DDD Storia: 2013, la riscossa di “Libe” nel derby delle risaie

di Simone Balocco –

Cos’è un goal? Oltre all’essere la palla che varca la rete, il goal è il nettare di un giocatore. In particolare di un attaccante. Il sogno di chi gioca a calcio è quello di fare goal. Magari quello decisivo, magari in una finale. Magari in un derby.  Alberto Libertazzi, di professione attaccante, sabato 11 maggio 2013 decise il derby tra Pro Vercelli e Novara in favore degli azzurri. Libertazzi ce l’aveva fatta: goal, goal decisivo, goal decisivo in un derby. Ma la sua rete rientrò anche in un’altra categoria: il goal del riscatto. Motivo? Facciamo un passo indietro.

Estate 2012: il Novara era appena retrocesso dalla Serie A e si apprestava a ripartire dalla Serie B. L’obiettivo era uno: promozione. Molti giocatori avevano lasciato Novarello, ma molti altri ne arrivarono. Uno di questi era Alberto Libertazzi. Classe 1992, Libertazzi arrivò sotto la Cupola in prestito niente meno che dalla Juventus.  Libe” aveva le stimmate del predestinato: 21 anni, da quattordici nel settore giovanile bianconero di cui è stato bomber della Primavera (debutto a 16 anni) vittoriosa nella Coppa Carnevale. Ma non solo: aveva già debuttato in campionato (una manciata di minuti il 30 gennaio 2011 nella sconfitta casalinga contro l’Udinese) ed in Europa League (dieci minuti allo Stadion Miejski di Poznan contro il Lech), sotto una bufera di neve, con la prima squadra.

Si diceva un gran bene di lui: era uno che vedeva la porta ed era un attaccante di peso (187×77). Avrebbe potuto prendere la maglia numero 9, se non ché quella maglia, nel Novara, era “di proprietà” di Raffaele Rubino, il capitano. Prese il 17, come l’idolo Trezeguet. Eppure la stagione di Libertazzi era partita non in salita, ma di più: nonostante avesse giocato venti minuti in Coppa Italia contro la Fiorentina il 18 agosto e fatto panchina contro il Grosseto alla prima giornata, il 3 ottobre nell’amichevole infrasettimanale contro lo Stresa il crack: lesione del retto femorale destro. Il giocatore era già reduce da un altro infortunio ed il verdetto clinico fu impietoso: ci si vede nel girone di ritorno, “Libe”.

La stagione per il Novara, fino all’Immacolata, fu tremenda: sconfitte su sconfitte, esonero di Tesser il 31 ottobre, squadra affidata prima al tecnico della Primavera Gattuso e poi ad Aglietti. Morale: il 23 dicembre 2012, giorno del derby di andata contro la Pro Vercelli, il Novara era penultimo in classifica.  Dopo quella partita, iniziò la remuntada e la squadra chiuse il campionato al quinto posto, perdendo poi la semifinale play off contro l’Empoli provata anche per lo strepitoso girone di ritorno. Un girone di ritorno stratosferico, con goleade e prove di forza di un squadra cambiata anche grazie gli innesti del mercato invernale.

E Libertazzi? Alberto voleva tornare a giocare, voleva tornare ad annusare l’erba del campo, voleva tornare ad inseguire la palla e metterla in rete. Voleva tornare quello che era, il Libertazzi della Primavera bianconera. Il giocatore tornò tra i convocati di Aglietti prima della fine del campionato, anche se alla penultima giornata. E cosa riservava il calendario alla penultima giornata di campionato? Il ritorno del “derby delle risaie” al “Piola” di Vercelli. Dopo dodici anni, tornava il derby tra Pro e Novara con lo stadio di via Massaua tornato sold out dopo tanti anni. La Pro era ultima e già retrocessa, mentre il Novara era in corsa per un posto nei play off.

Fino al minuto 66, le due squadre erano sull’1-1: vantaggio vercellese con Scaglia al 31′ e pareggio di Lazzari due minuti dopo. Novara più volte propositivo, Novara in tante occasioni ad un passo dalla rete ma nulla. Cosa successe al minuto 66? Aglietti tolse uno stanco e provato Gonzalez e chi inserì? Alberto Libertazzi. Finalmente il debutto in campionato per l’attaccante torinese, per di più nel derby. Ed il numero 17 decise di spaccare la partita: un minuto dopo, imbeccato da Crescenzi, colpì di destro il palo. Un buon biglietto da visita.

Poi al minuto 82, la svolta: palla filtrante in area per Seferovic che lasciò sul posto i marcatori. Lo svizzero mise la palla in mezzo e chi arrivò di corsa e mise in rete? Alberto Libertazzi. E l’esultanza fu clamorosa: “Libe” corse a perdifiato sotto la curva riservata al settore ospiti, si arrampicò sulle balaustre e fu abbracciato (nel vero senso della parola) dai tifosi azzurri. Sceso, fu abbracciato da tutti i compagni. Libertazzi si mise a piangere: dopo mesi di riabilitazione, sacrifici, disperazione ecco arrivato il doppio giusto premio: il ritorno in campo e la rete. Per di più decisiva.

Grazie a quella rete, il Novara vinse la partita e, grazie al pareggio il sabato successivo contro la Virtus Lanciano, chiuse al quinto posto in campionato e disputò i play off. Come premio, Alberto Libertazzi giocò la sua prima partita da titolare, giocando tutti i 90 minuti in casa contro gli abruzzesi. Dalla stagione successiva però, per Libertazzi iniziò un vero giro d’Italia, cambiando tante maglie fino alla scorsa estate: Pro Vercelli, L’Aquila, Pontedera, Siena, Ancona, Gubbio e nel mezzo un’esperienza nella B svizzera con il Servette ed una partita in Coppa Italia di Lega Pro (il 22 ottobre 2014) con il Novara a Como. Ancora infortuni ed una carriera che proprio non voleva decollare.

Dalla scorsa estate, da svincolato, Libertazzi ha deciso di ripartire da Gozzano, squadra al debutto tra i professionisti. Un’occasione d’oro per tornare ad essere il bomber di un tempo. Sono passati sei anni da quell’epico gol, dal gol del riscatto di Alberto Libertazzi, il gol che servì ad un ragazzo di 21 anni per tornare a credere in sé stesso e nei suoi mezzi dopo troppi mesi di sofferenza. E’ stato un gol cercato, un gol voluto, risultato di mesi di rabbia, dolore, caparbietà e tanta voglia di tornare più forte di prima. Chissà se Alberto avrebbe mai pensato che avrebbe deciso quel derby quando entrò in campo quel caldissimo 11 maggio 2013. Chi lo sa, ma sappiamo che al Novara e per i suoi tifosi erano arrivati tre punti d’oro. Quel che sappiamo, però, è che vincere il “derby delle risaie”, per i tifosi novaresi, conta più di qualunque altro risultato.  E Alberto da Torino ce l’aveva fatta: per lui e per la sua gente.

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