Anche il Brera sotto la Madunina: il sogno di un terzo derby

di Simone Balocco –

In queste settimane a Milano ed Italia non si parla d’altro: la sorte dello stadio di San Siro. Icona del calcio, l’impianto sportivo nell’omonimo quartiere meneghino (ed intitolato alla memoria di un grande calciatore de Milan), Giuseppe Meazza, ha ospitato quattro finali di Champions League, la partita inaugurale di Italia ’90 ed è la “casa” di due delle squadre che hanno scritto grandi pagine di calcio, Milan ed Inter. C’è una squadra di Milano che però non è minimamente toccata dall’argomento, perché lei il suoi impianto ce l’ha, non se ne parla minimamente di abbatterlo e questa vive lontano dai riflettori del grande calcio.

Molti si staranno chiedendo: “come, un’altra squadra di calcio a Milano?” Eh sì, forse non tutti sanno che la città di Sant’Ambrogio non vive di soli Milan ed Inter, ma ha una terza squadra: il Brera FC. E dietro a questa squadra c’è un grande progetto che supera il concetto di calcio. Un po’ di info: il Brera FC gioca niente meno che all’Arena Civica “Gianni Brera”, nella zona est del Parco Sempione. Tanto per intenderci, il luogo dove, il 15 maggio 1910, debuttò la Nazionale di calcio italiana. Quindi, storia.

Il sodalizio dai colori nero-verde è nato nel 2000 per volere di Alessandro Aleotti, giornalista di Cesena, ma meneghino da sempre. La squadra, puramente dilettantistica, milita nel campionato di Prima categoria e prima che si disputerà un derby della Madunina tra il Diavolo, il Biscione e “la terza squadra di Milano” dovranno passare molti anni o magari non si disputerà mai vista la disparità tecnica e (sopratutto) finanziaria tra le due big e la squadra allenata da Amedeo Mangone (ex giocatore di Roma, Parma e Bologna).

Il Brera FC ebbe un certa visibilità nella stagione 2000/2001, al suo primo anno di attività, militando nel girone B di Serie D ed il suo allenatore era Walter Zenga, alla prima esperienza dopo la parentesi americana con i New England Revolutions. La squadra aveva rilevato il titolo sportivo dell’Atletico Milano, si classificò al penultimo posto e retrocesse in Eccellenza. Eppure da quella retrocessione, il Brera FC ha perfezionato il suo core: non solo calcio, ma attività sociali, di integrazione e rispetto verso le minoranze e le persone in difficoltà.

La rosa del Brera FC, questa stagione, si compone di diciassette elementi di cui tre italiani, ma è il dietro le quinte che la rende un unicum. Importante è stata la creazione, con l’avallo della Federcalcio e del Ministero di Grazia e Giustizia, nella stagione 2003/2004, di una squadra di calcio di detenuti del carcere di Opera che avrebbe militato nel campionato di Terza categoria (ultimo livello calcistico italiano): il FreeOpera Brera. La squadra ebbe una eco importante perché era la prima volta che in Italia veniva tentato un esperimento di questo tipo.

Nella stagione 2006/2007, che vide la vittoria dello scudetto dell’Inter e la vittoria della settima Champions per il Milan, il Brera FC vinse il campionato di Prima categoria e fu promosso in Promozione: mai una città europea poteva vantare tre squadre cittadine vincere un trofeo nella stessa stagione. Tornata in attività nel 2011, nel 2016 il Brera FC salì alla ribalta perché oltre a gestire la prima squadra e la Juniores, la squadra di Aleotti prese sotto la sua ala una squadra atipica: la “Romani People FC”, costituita da giocatori di etnia rom e sinti. Scopo dell’idea: far disputare alla squadra i Mondiali ConIFA (quello delle Nazionali non affiliate alla FIFA) in Abkhazia, ma successivamente si ritirò dalla competizione.

Negli anni Aleotti ed il suo team hanno rafforzato la formazione Juniores, hanno incrementato il numero di stranieri in squadra (dando spazio a più stranieri possibili), facendo partecipare al Torneo di Viareggio una squadra composta solo da stranieri e hanno anche una squadra di calcio femminile oltre ad una di calcio a 5 maschile. Inoltre Aleotti organizza da venti anni anche “MilanoMondo”, una sorta di maxi torneo di calcio milanese dove c’è la partecipazione di selezioni “cittadine” di oltre 20 nazionalità diverse. Insomma, un factotum questo Aleotti che mette al primo posto la solidarietà ed il dare spazio a persone che avrebbero difficoltà a fare vedere di cosa sono capaci.

Se il Milan e l’Inter hanno centri di allenamento degni di nota, il Brera FC giocava tempo fa addirittura nel week end senza allenarsi mai in settimana (vincendo anche un campionato, tra l’altro), ma dalla prossima stagione la squadra nero-verde si allenerà in un centro sportivo di Linate. Da questa stagione però il sodalizio “inventato” da Aleotti non gioca nell’Arena Civica perché il campo è sotto manutenzione e l’impianto la prossima stagione sarà chiuso per manutenzione, ma rimarrà sempre (e per sempre) la “casa” del Brera FC. La squadra gioca in viale Famagosta presso il centro sportivo “La Spezia”.

L’Arena Civica non ha mai registrato il sold out, ma i tifosi ed i curiosi che decidono di assistere ai match di Bah Mustapha e compagni sono comunque tanti per una realtà molto piccola, ma molto consolidata. All’Arena Civica si giocava anche a rugby ed il Brera FC cosa ha fatto? Il “terzo tempo” tra le squadre e tifosi. Proprio come nello sport della palla ovale. E quello che sorprende è la curiosità che spinge gli stranieri ad interessarsi della squadra di Aleotti, sentendosi parte di un progetto vero.

Insomma, il Brera FC punta sì sul calcio non come forma di business ma come progetto di integrazione. Se negli anni Ottanta in Brasile c’era la “democrazia corinthiana” di Sócrates e Walter Casagrande, “la terza squadra di Milano” vuole andare oltre, dando spazio (calcistico) a chi non ce l’ha nella città capitale economica e motore industriale d’Italia dove sono tanti gli emarginati ed i poveri.

I costi di gestione ci sono e sono molti, ma il Brera FC sopravvive grazie ad un ottimo marketing e la vendita di abbonamenti a prezzi molto ridotti, oltre a promuovere il Trust supporter, dove un tifoso pagando una quota fissa (100 euro), si vede spedire a casa maglia, gagliardetto, libri e tessera: un modo per essere parte integrante di un qualcosa che nel calcio non c’è. Perché se le due “cugine” pagano fior di ingaggi ai proprio giocatori, in casa Brera FC si gioca senza nessun ingaggio: pura passione e voglia di passare in allegria il fine settimana.

Il Brera FC non giocherà mai in Serie A, non alzerà mai trofei e non avrà giocatori che spostano gli equilibri o che faranno il triplete, ma giocano nell’impianto dove la Nazionale disputò la sua prima partita ufficiale ed il suo presidente ed il suo staff sono da ammirare. Le loro attività dovrebbero essere studiate da tutti quelli che si riempiono la bocca con parolone, ma che alla fine non combinano niente. La squadra meneghina gioca, diverte, è socialmente impegnata e ha la proprietà italiana al contrario delle due big cittadine. Però sarebbe davvero iconico se si giocasse almeno una partita ufficiale tra Milan e/o Inter contro questa bellissima realtà non solo milanese, ma italiana, europea e globale.

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