Marchetti vuole giocare, dopo un anno “aberrante” al Genoa

di DDD –

Federico Marchetti, attuale portiere del Genoa ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ad EuropaCalcio con Diego Marino. Il portiere ex Lazio ha parlato di passato, presente e futuro.

Federico Marchetti, classe 83 un ottimo portiere Italiano, ci racconti un po’di te, dell’inizio carriera fino a toccare secondo il mio parere l’apice con la Lazio e l’ultima stagione al Genoa? “Ho fatto un percorso di crescita che definirei “regolare” per qualsiasi giovane atleta che si approccia al professionismo; partendo dalla primavera del Torino a quella che oggi viene chiamata lega pro, poi la Serie B con l’Albinoleffe fino ad approdare all’ambita serie a con il Cagliari alla guida di mister Allegri.Il futuro di Federico Marchetti, ancora Genoa o c’è qualcosa che bolle in pentola?

“Con il Genoa ho un contratto per tutta la prossima stagione e l’opzione per quella successiva; tuttavia nonostante il legame che ho maturato per la squadra e per la maglia viene da sé che questo non è sufficiente per un giocatore come me che ha ancora voglia di stare in campo e non in panchina. Ho ricevuto alcune proposte interessanti, tutte all’estero e in squadre con profili appetibili. A dirla tutta sono tentato ma da una parte la voglia di rilancio nel campionato italiano è più forte. Si vedrà nei prossimi giorni”.

Marchetti recrimina:  “Beh credo che ad oggi sia storia abbastanza nota e chiara per tutti. Avevo bisogno di carburare e avevo bisogno del campo. Invece dopo 5 partite disputate di cui 3 vittorie e 2 sconfitte è iniziata la mia panchina.  Penso che per un professionista come me sia una situazione aberrante. È chiaro che essendo un uomo ben centrato non mi sono mai lasciato scoraggiare né dai nuovi tifosi ai quali per comprensibilissime ragioni – se non giochi non puoi entrare nei loro cuori –  stavo abbondantemente sulle scatole soprattutto agli inizi, né dalla società che evidentemente aveva dirottato con molta velocità i propri piani riguardo al mio futuro. Da primo a quarto portiere. Se fossi un rosicone avrei fatto le guerre, ma non lo sono. Non sono neanche uno stupido che sia chiaro, ma le guerre non scrivono la storia di un professionista; se c’è qualcosa che non mi potranno mai levare è proprio la serietà e il rispetto con cui mi approccio al lavoro”.

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