Il Torino sfida se stesso nel derby del salto di qualità

di Elena Rossin –

Sta per iniziare la nuova stagione calcistica per il Torino, fra poche ore ci sarà il raduno al Filadelfia, il luogo sacro dove sorgeva lo stadio del Grande Torino, squadra vincente per antonomasia, e attuale centro d’allenamento dove Mazzarri dovrà mettere a punto la squadra in modo da migliorarla ancora. Migliorarla perché dovrà competere anche in campo internazionale. Infatti, in Europa League dovrà superare la fase di qualificazione e poi andare il più avanti possibile cercando di andare oltre gli ottavi di finale di quattro anni fa. In campionato dovrà piazzarsi possibilmente meglio del settimo posto della passata stagione. E poi in Coppa Italia da quando la inizierà agli ottavi superarli, cosa che nell’era Cairo è accaduta solo due volte con l’approdo ai quarti nella stagione 2017-2018 e in precedenza in quella 2008-2009 però segnata dalla retrocessione.

La sfida è una sorta di derby interno con se stesso. Il Torino nella passata stagione ha ottenuto 63 punti, record da quanto alla vittoria ne sono assegnati tre. Ha giocato bene e raccolto anche punti importanti con squadre che stavano avanti a lui in classifica.  Grazie all’equilibrio fra i reparti e a una fase difensiva solida e alla qualità di giocatori come Izzo, N’Koulou, Moretti e Djidji e all’avere tra i pali un portiere come Sirigu ha superato il record d’inviolabilità della porta portandolo da 517 minuti a 599. Record che apparteneva a Castellini “Il Giaguaro” e risaliva alla stagione 1976-1977, la successiva a quella dell’ultimo scudetto granata. La sfida è appunto nel confermare tutto questo e migliorare il resto per non correre più il rischio di rimanere nel limbo del dipendere dagli altri e dalle loro pregresse mancanze in ambito finanziario per tornare a giocare in Europa senza attendere per settimane che la Uefa e il Tribunale arbitrale internazionale dello sport emettano le loro sentenze.

Insomma, il Torino deve battere se sesso e fare il salto di qualità che lo porti a non essere altalenante nelle prestazioni e di conseguenza nei risultati e a non scivolare più sulla classica buccia di banana come nella passata stagione nelle partite con il Parma nel girone d’andata o in quello di ritorno con il Bologna o l’Empoli, per citare le più clamorose.  Il Torino non può accontentarsi di qualche sporadica impresa come quella dell’espugnare il San Mamés e poi restare fuori dall’Europa per quattro anni. Il Torino deve tornare ad essere una squadra che in pianta stabile fa parte dell’élite nazionale e internazionale  del calcio, come la sua storia e il suo blasone richiedono.

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