Il regista, il rombo e Bennacer: cosa cambia rispetto a Bakayoko

di Max Bambara –

Ci sono giocatori che possono diventare un manifesto delle idee. Non accade spesso nel calcio, ma quando succede bisogna analizzare la cosa in maniera molto approfondita. L’ormai prossimo arrivo di Bennacer al Milan segna una precisa inversione di tendenza da parte della società rossonera. Qualcuno, con occhi un po’ disattenti o magari lievemente pregiudizievoli, potrebbe definirla una scelta prettamente finanziaria, improntata al risparmio. D’altronde il Milan ha scelto di non riscattare Bakayoko per 35 milioni di euro insieme al suo ingaggio da top player, per andare ad investire la metà (circa 17 milioni) su un ragazzo reduce dal primo anno di Serie A e dall’ingaggio nemmeno paragonabile a quello del giocatore del Chelsea. Vero ed indiscutibile come argomento, ma c’è dell’altro in questa scelta.

C’è la pasta delle idee che l’hanno generata e che può essere sintetizzata in due motivazioni di campo che è opportuno esaminare. Troviamo, innanzitutto, una filosofia di calcio ed il ritorno all’antica e mai sopita tradizione del Milan che vuole un creativo nella posizione in cui nasce il gioco. Quante volte nella scorsa stagione i tifosi rossoneri si sono lamentati della qualità di gioco (oggettivamente non eccelsa) della squadra di Gattuso? Tante, tantissime, forse addirittura troppe. Il gioco non è una polverina magica nascosta nel cappello a cilindro dell’allenatore bravo. Il gioco, precisamente la qualità del gioco, la può dare un allenatore che ha gli interpreti giusti.

Avete mai sentito Arrigo Sacchi parlare male del Gattuso allenatore? Provate a fare una breve ricerca. Non troverete mezza parola contro Rino del profeta di Fusignano, uno che nel corso degli anni non ha mai lesinato critiche e contestazione anche ad allenatori vincenti, come per esempio Massimiliano Allegri. Ovviamente Sacchi non si è comportato in questo modo per mera simpatia umana verso Gattuso, bensì perchè da grande conoscitore del calcio e da esteta cultore del gioco si rendeva conto che la strutturazione del centrocampo e della trequarti rossonera non era adatta ad un gioco di fraseggio, in cui esaltare le qualità di tocco dei protagonisti.

La ragione principale, chiaramente non l’unica, di ciò, stava nel vertice basso davanti alla difesa che, da fine ottobre in poi, è stato ricoperto da Bakayoko. Giocatore fisico, eccezionale nei contrasti, nel recupero palla e nella capacità di dare protezione alla difesa. Tuttavia, col pallone tra i piedi, il buon Baka mostrava evidenti quali fossero i suoi limiti e quanto fosse complicato proporre un’uscita palla pulita e in tempi rapidi. Il giocatore del Chelsea, che tutti i tifosi rossoneri ricordano con simpatia ed affetto, non aveva tempi di gioco e la qualità delle sue giocate verticali era molto bassa. Nel calcio di oggi fai molta fatica a permetterti un giocatore “esclusivo”, ossia adatto ad una sola fase di gioco. I ritmi sono più elevati e recuperare rapidamente il pallone per poi non saperlo gestire in maniera corretta è una sorta di “asterisco” che condiziona una squadra in negativo.

Sacchi, a nostro avviso, ha sempre elogiato Gattuso perchè ne ha riconosciuto la bontà del lavoro sull’organizzazione della squadra e soprattutto perchè si è reso conto che per avere un gioco fluido, gradevole e piacevole, capace di soddisfare il palato dei tifosi più esigenti, è necessario avere nel ruolo di play (quello da cui nasce il gioco), un vero e proprio direttore d’orchestra. Ed allora ecco Bennacer, giocatore con un passato da trequartista, ma che Aurelio Andreazzoli è stato bravo ad inventare regista. Non aveva il cambio di passo del numero dieci, ma ne aveva la tecnica sopraffina e la visione di gioco. Senza azzardare paragoni fuori moda con la più recente tradizione rossonera (Pirlo), si può dire che la parabola di Bennacer ricorda molto quella di David Pizarro, giocatore che a Udine conobbe lo stesso percorso di arretramento che gli permise di ritagliarsi un ruolo importante nel calcio italiano, prima a Roma e poi a Firenze. Bennacer non è inferiore tecnicamente a Pizarro (anzi crediamo abbia più colpi nel repertorio), ma ha qualità di interdizione che, invece, al cileno mancavano.

Bennacer è un giocatore completo, che sa giocare la palla sotto pressione, sa lanciare, sa svolgere un’adeguata fase difensiva, sia contrastando, sia soprattutto rallentando la giocata del portatore di palla avversario. Il ragazzo sorprende anche per le letture delle dinamiche di gioco che sono nettamente superiore all’età (solo 21 anni). La scuola di Andreazzoli, in questo, è una garanzia. E qui veniamo alla seconda motivazione per cui il Milan ha scelto Bennacer. Abbiamo visto infatti che, dopo tanti anni, la squadra rossonera ha scelto di tornare al 4-3-1-2, il modulo storico del club, quello più gradito al vecchio presidente e probabilmente anche quello più divertente. Gianpaolo conosce questo sistema di gioco, ma sa anche quanto è complicato e complesso implementarlo, soprattutto in una squadra che, fino all’anno scorso, difendeva con una linea di 5 uomini la linea difensiva in fase di non possesso. Serviva assolutamente un regista che conoscesse già lo spartito o che comunque non fosse digiuno di conoscenze. In Serie A, l’unico giocatore che possedeva queste caratteristiche era Bennacer perchè le uniche due squadre che giocano a rombo oltre la Sampdoria sono il Cagliari e il Brescia.

La squadra di Maran tuttavia interpreta la fase di non possesso in maniera più difensiva rispetto al calcio che chiede Gianpaolo ed infatti in quella posizione gioca Bradaric, un mediano puro. Nel Brescia invece gioca un ragazzo che ha qualità incredibili (Tonali) ma, ad oggi, non ha ancora un minuto di presenza in Serie A. Le scelte quindi, in questo ruolo, erano limitatissime, anche perchè all’estero sono pochissime le squadre che giocano a rombo e si sarebbe poi posto il problema dell’adattamento al tatticismo della Serie A. O si andava su Bennacer oppure diventava necessario adattare un giocatore alla Veretout in quella posizione (come d’altronde l’anno scorso aveva fatto Gianpaolo a Genova, plasmando un’ex mezzala come Ekdal nella posizione di play basso). Il Milan ha invece scelto la strada dell’innovazione e del coraggio.  Bennacer, certamente, ha soltanto un anno di Serie A nelle gambe e nella testa, ma viene da un sistema di calcio in cui il primo riferimento è sempre la palla e mai l’avversario e sa già cosa può chiedergli l’allenatore. Gianpaolo aveva bisogno di un regista con le sue caratteristiche e la società non ha avuto esitazioni nell’assecondare i desiderata del tecnico, segno evidente che la nascita del nuovo Milan sta avvenendo nella più totale sinergia fra dirigenza e allenatore. E questa, dopo i problemi degli ultimi anni, è e deve essere la miglior garanzia per il futuro del Milan.

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