Inter-Lazio diventa Derby Lukaku: storia di vita dalla povertà ad oggi

di Simone Balocco –

Romelu Lukaku è da almeno un mese e mezzo in cima alla lista dei desideri dell‘Inter per la prossima stagione: i nerazzurri stanno cercando un nuovo numero 9 che andrà a sostituire Mauro Icardi, da tempo separato in casa. Il direttore sportivo nerazzurro Piero Ausilio è volato a Londra per cercare di convincere il Manchester United (proprietario del cartellino) ed il forte attaccante classe 1993 (coetaneo di Icardi) a lasciare la Premier League per approdare alla corte di Antonio Conte, in cerca di un real nueve per dare un certo peso all’attacco in vista della nuova stagione. Il Manchester United non si schioda: 70/75 milioni cash, senza contropartite. Una cifra molto alta ma che, visto le prestazioni del giocatore nelle ultime stagioni (42 gol in novanta sei partite), parafrasando il vecchio adagio, significherebbe “il gioco vale la candela”.

Ipotizziamo che Romelu Lukaku accetti l’offerta dell’Inter e che i Red Devils incassino i 70 milioni, l’attaccante di Anversa diventerebbe il quinto giocatore del Regno del Belgio a giocare nell’Inter, dopo Ludo Coeck, Vincenzo Scifo, Gaby Mudingayi, Senna Miangue e Radja Nainggolan. Lukaku diventerebbe anche il giocatore più caro della storia dell’Inter e la Serie A vedrebbe arrivare sui propri campi un top player di caratura mondiale.

E per lui ci sarebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) il derby in famiglia. “Ma come, ma nessun altro Lukaku gioca nell’Inter”, direbbe il lettore poco attento. Se vestirà i colori della Benamata, per l’attaccante belga il match più importante non sarebbe il derby contro il Milan, il match contro il Napoli o il derby d’Italia contro la Juventus (che spettacolo: Ronaldo contro Lukaku), ma quello contro la Lazio. Motivo? Nella squadra bianco-celeste gioca il fratello minore di Romelu Lukaku, Jordan.

Eh si, il nostro massimo campionato, da quattro stagioni, conta già un Lukaku. Meno mainstream, meno goleador e meno devastante in area rispetto al fratello (e del resto, essendo un terzino sinistro di spinta non può che essere altrimenti), ma interessante. I due fratelli hanno un anno di differenza (Jordan è un ’94) e sono molto legati tra loro anche perché grazie al calcio hanno sfondato, non dimenticando mai la loro infanzia difficile quando vedevano i genitori piangere perché erano poveri e si sentivano impotenti, ma dovevano fare qualcosa papà Roger e mamma Adolphine e anche per loro.

Figli di emigrati dello Zaire (ex Congo belga), il padre ha avuto un passato da calciatore ma in famiglia i soldi sono sempre stati un problema: in casa Lukaku a volte non si mangiava, ci si adattava, non c’era la luce, si dormiva per terra. Quindi per loro il calcio è stato rabbia e voglia di emergere contro pregiudizi, ipocrisie e razzismo. Una vita senza comodità, felicità, a volte cibo e soldi. Eppure la loro “fame” ha permesso loro di imporsi e di diventare i beniamini della loro gente.

I due fratelli Lukaku hanno fatto strada e hanno avuto l’onore di essere convocati per l’Europeo 2016 in Francia: Romelu era la punta di diamante di un attacco composto anche dall’estro di Eden Hazard e Yannick Ferreira Carrasco, mentre Jordan giocò una sola partite delle cinque disputate dalla Selezione del Ct Marc Wilmots.

Una vita per il calcio, Romelu e Jordan Lukaku.

Romelu a sei anni fece una promessa alla madre, dicendole che a 16 anni sarebbe diventato un giocatore professionista. E a sedici anni, dopo le giovanili nel Lierse, firmò il primo contratto da pro niente meno che con la squadra più famosa e vincente del Regno, l’Anderlecht, capace di vincere, tra il 1976 ed il 1983, una Coppa Uefa, due Coppe delle Coppe e due Supercoppe europee. Dopo un inizio difficile, Romelu Lukaku iniziò ad avere un feeling spaventoso con il gol ed in due anni segnò 41 reti in 98 partite, uno ogni due partite. Se lo accaparrò il Chelsea che sborsò 22 milioni di euro al club bianco-malva.

Chi lo avrebbe detto che il povero Romelu avrebbe giocato in Premier? Ce l’aveva fatta, ma le gioie iniziarono piano piano a scemare perché con i Blues ebbe molta difficoltà ad imporsi (vista anche la concorrenza in attacco) e iniziò a girare l’Inghilterra in prestiti vari tra West Bromwich Albion e Everton. In “provincia”, Romelu divenne devastante come ai tempi in maglia bianco-malva. Con l’Everton, Lukaku senior divenne il giocatore più giovane della Premier ad aver segnato 50 reti. Quanto si era sbagliato il Chelsea nei suoi confronti!

Il 10 luglio 2017, il Manchester United lo pagò 85 milioni di euro, rendendolo (allora) il giocatore belga più pagato di sempre (superato quest’estate dal compagno di Nazionale Eden Hazard passato dal Chelsea al Real Madrid per 100 milioni di euro). Convocato per Brasile ’14 e Russia ’18, Romelu Lukaku segnò cinque reti e anche grazie alle sue reti il Belgio si è classificato al terzo posto in Russia. Andrà all’Inter o rimarrà allo United, Romelu Lukaku? Vedremo cosa decideranno Steven Zhang e Ausilio. Nel frattempo occupiamoci di Jordan, che voleva fare il medico ma che mamma Adolphine spinse affinché giocasse a calcio.

Dopo le giovanili con il Lierse, anche “Lukaku junior” passò all’Anderlecht. Jordan era il “fratello di”, discreto terzino di spinta, con un carattere particolare. L’Anderlecht non credette molto in lui (dandogli anche poco spazio) e nell’estate 2013 lo diede all’Ostenda, un piccolo club della regione delle Fiandre occidentali, alla cinqua stagione in Pro League. Con l’Ostenda si impose in maniera definitiva, la squadra nella stagione 2015/201616 arrivò addirittura quinta e lui partì per la Francia con il fratello maggiore, bomber allora in forza all’Everton, a giocarsi l’Europeo. L’anno prima la squadra giallo-rosso-verde aveva acquistato il giocatore per 1 milione.

Dopo la kermesse continentale, Jordan Lukaku passò alla Lazio per 5 milioni e il club belga belga fece una bella plusvalenza. E pensare che Jordan sarebbe potuto venire a giocare in Italia nel 2016 quando con l’Anderlecht vinse il “Viareggio”. Era destino: i belgi eliminarono negli ottavi di finale proprio la Lazio e la prestazione di Jordan Lukaku non passò inosservata. Jordan arrivò alla Lazio come vice Radu e a volerlo fu il direttore sportivo Tare, ennesimo colpo da “minima spesa, massima resa” del dirigente laziale. E guarda la coincidenza: ad allenare la Lazio, Simone Inzaghi, fratello minore di un fratello maggiore famoso come Filippo. All’inizio ci fu molto scetticismo su di lui da parte dei tifosi, dicendo che la squadra aveva comprato il Lukaku “sbagliato”: Lukaku junior ha fatto cambiare opinione ai detrattori e si è imposto come uno dei terzini sinistri più interessanti del nostro campionato.

Jordan Lukaku non era un fenomeno della fascia sinistra, si impegnò e grazie a tecnica unita ad un fisico ben strutturato (183×83). E si presentò bene davanti ai suoi nuovi tifosi nella finale di Supercoppa italiana contro la Juventus: il belga entrò al 75′ e all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di recupero servì a Murgia la palla per il gol che diede ai capitolini la vittoria finale e quarto trofeo che apre, come di consuetudine, la nuova stagione sportiva. Romelu e Jordan, due fratelli tanto uguali tanto diversi (Romelu prega, legga la Bibbia, è riflessivo e molto professionale; Jordan è vulcanico ed estroverso), anche dal punto di vista tricologico, avendo Jordan dei lunghi dreadlock mentre Romelu ha i capelli corti.

Conte non vede l’ora di avere Romelu alla sua corte, visto che quando l’attaccante belga giocava nell’Everton, si era informato per riportarlo al Chelsea nonostante cinque stagioni prima avesse fatto male agli ordini di Mourinho. E pensare che Jordan Lukaku a fine gennaio sarebbe dovuto partire alla volta di Newcastle e giocare contro il fratello maggiore in un derby che in campo non c’è mai stato. Peccato che un brutto infortunio annullò il trasferimento ed il primo derby della Lukaku family. La vita dei Lukaku brothers pareva in salita sin dalla tenera infanzia, ma ce l’hanno fatta: Romelu è a oggi l’attaccante più prolifico della storia della Nazionale dei Diavoli rossi mentre Jordan è da oltre tre anni, sia con Wilmots sia con Martinez, nel giro della Nazionale anche se non è stato convocato per il Mondiale russo.

Che sia la volta buona che il derby dei Lukaku possa giocarsi? E chissà se, per una volta, sia Jordan a dare un consiglio al fratello maggiore, quello che gli ha sempre consigliato sulle scelte da fare. Inter o non Inter, derby in famiglia o meno, i Lukaku ce l’hanno fatta: grazie a Madre Natura e alla loro determinazione, oggi sono giocatori affermati, non dimenticando da dove sono venuti.

Grazie al calcio sono usciti dalla povertà e ora vivono la vita in un altro modo.

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