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Intervista all'ex difensore di Bari e Roma

Luigi Garzya: “Inter si e Juve no per lo scudetto. Mancini ha cambiato il calcio italiano”

CAORLE, ITALY - OCTOBER 07:  Luigi Garzya head coach of of Italy U20 looks on during the match between the Italy U20 v Poland U20 the 4 Nations Tournament at Stadio Giovanni Chiggiato  on October 7, 2015  in Caorle, Italy.  (Photo by Dino Panato/Getty Images)

L'ex difensore della Roma, oggi allenatore, punta sull'Inter di Inzaghi per la lotta allo Scudetto e fa i complimenti a Fiorentina e Verona.

Enrico Vitolo

Ieri giocatore, oggi allenatore. Vice per la precisione, un ruolo che ha indossato per la prima volta nella stagione 2007-08 con il Lanciano e che nel tempo gli ha permesso di vivere dall'interno anche i gruppi giovanili della Nazionale azzurra. In attesa ora di una chiamata, quella giusta, Luigi Garzya ai microfoni di footballnews24.it si è soffermato sui temi caldi della Serie A, partendo naturalmente dalla questione Scudetto: "Per certi versi non mi sorprende che Milan e Napoli siano in testa alla classifica, hanno un buonissimo organico e due allenatori molto preparati. Ma le vere sorprese in questo momento per me sono due: il Verona e la Fiorentina. I gialloblù sono riusciti a fermare tutte le grandi e al di là dei risultati. Tudor sta facendo giocare molto bene i suoi, i viola invece sono una squadra molto bella da vedere. Scudetto? C’è ancora margine per alcune squadre, penso magari all’Inter. I nerazzurri pagano un po’ gli addii di Lukaku e Hakimi che sono stati i trascinatori della squadra nell’era Conte. C’è stato un piccolo ridimensionamento societario, ma credo che la squadra di Inzaghi non sia ancora fuori dai giochi. Discorso diverso per la Juventus, i punti di distacco dalla vetta sono ormai troppi e arriverà tra l’altro il momento in cui i bianconeri si concentreranno esclusivamente sulla Champions League".

Un inizio stentato, quello della Juventus, che secondo l'ex difensore di Bari e Roma è scaturito da...: "Innanzitutto dalla concorrenza che si è molto rafforzata, anche a livello societario. Poi sono stati commessi parecchi errori di valutazione e di costruzione della rosa, penso agli arrivi in pompa magna dei vari Ramsey e Rabiot che in fin dei conti non hanno fatto la differenza. Ora hanno iniziato un percorso diverso, puntando su giovani come Chiesa e Locatelli, ma per avere i primi risultati ci vorrà tempo. La squadra ha però l’obbligo di centrare almeno il piazzamento Champions in un momento così delicato per le casse finanziarie dei club".

Capitolo romane: “Sarà tosta per entrambi. Roma e Lazio sono due piazze molto esigenti, perché vogliono tutto e subito. Sarri ha bisogno di tempo, soprattutto perché ha trovato una squadra che veniva da tanti anni di 3-5-2 con Inzaghi e non sarà facile per lui adattare determinati giocatori al suo 4-3-3. Da Mourinho, invece, tutti si aspettavano di più, il suo nome è legato alla figura del vincente per eccellenza e qualcuno si aspettava che potesse vincere da subito, ma non è così facile. Si è ritrovato una squadra che lotta per la zona Champions ma che ha innegabilmente qualcosa in meno rispetto alle dirette concorrenti. Bisogna dargli tempo". 

Ma i temi caldi non mancano neppure nelle zone basse della classifica del campionato italiano: “Inizialmente pensavo che le neopromesse avrebbero faticato maggiormente, invece mi hanno sorpreso positivamente. Penso sia al Venezia che all’Empoli che stanno facendo un bel campionato. Sarà una Serie A molto equlibrata fino all’ultimo, anche in zona retrocessione, che rischia di riservare grosse sorprese. Mi hanno deluso fin qua le genovesi, hanno degli organici da metà classifica e invece rischiano di rimanere immischiate in una pericolosa lotta salvezza“.

Infine spazio all'analisi sulla Nazionale e sul lavoro fatto fino a questo momento dal ct Roberto Mancini: “Prima dell’avvento di Mancini in Nazionale c’erano parecchi problemi. Difficilmente, infatti, si vedevano tanti giovani esordire in Serie A o in maglia azzurra. Il fatto che Roberto fin da subito abbia chiamato giocatori giovani, che ancora non giocavano col loro club, ha mandato un segnale forte che ha un po’ smosso le cose. I giocatori forti ci sono nei settori giovanili, bisogna però avere il coraggio di lanciarli nella mischia. Negli ultimi anni qualcosa in questo senso si sta muovendo e infatti abbiamo una Nazionale molto giovane oltre che forte. Bisogna arrivare al punto in cui il giovane del vivaio torni ad essere una risorsa per il club, poiché questi ultimi, in realtà, preferiscono puntare su giocatori provenienti dall’estero o su profili già fatti e finiti“.

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