festa grande milano cortina lacrime amare foggia

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di Redazione Derby Derby Derby

di Franco Ordine –

Ieri, lunedì 24 giugno, è stato un giorno di festa per lo sport italiano. Il successo di Losanna dove il ticket Milano-Cortina ha guadagnato il voto favorevole del Cio per le olimpiadi invernali del 2026 spalanca a tutto il Belpaese un futuro di grandi prospettive. È il segno che fu un tragico errore aver fatto naufragare la candidatura di Roma 2024, è il segno che la virtuosa politica del sì è destinata a rimettere in marcia un popolo oltre che due regioni all’avanguardia. Il trionfo di Milano ha monopolizzato l’attenzione lasciando in un angolino  una notizia che invece ha “ferito” un’altra comunità, quella foggiana. La non iscrizione del club, appena retrocesso dalla B, al campionato di Lega pro è una sconfitta dolorosa che obbligherà a ricominciare dalla serie D, com’è accaduto l’anno scorso di questi tempi al Bari che poi ha trovato lungo la strada l’interesse di De Laurentiis. Non è la prima volta nella storia del calcio foggiano eppure non ha impedito a questa terra bruciata dal sole di rialzare puntualmente la testa.

Di sicuro non l’hanno meritata le legioni di tifosi (una media di 3-4 mila per ciascuna trasferta al nord più, per le partite casalinghe, quasi 10 mila presenza allo Zaccheria rimesso a nuovo dall’amministrazione Landella) che hanno portato in giro per l’Italia i loro striscioni e la loro passione, fino all’ultimo giorno utile, a Verona. Non l’ha meritata nemmeno il sindaco della città, Franco Landella, che ha lanciato a pochi giorni dalla scadenza una campagna “aiutiamo Foggia e il Foggia” che ha garantito una somma di 700 mila euro, insufficiente a ottenere l’iscrizione, ma dimostrazione dell’ondata di grande affetto e solidarietà riscossa dalla squadra di calcio, simbolo massimo d’identità. Non l’hanno meritata quegli imprenditori (non tutti, alcuni hanno promesso senza mantenere l’impegno, ndr) che hanno aderito all’azione promossa dal sindaco. Nel mio piccolo ho già ricevuto qualche sfottò inevitabile poiché, l’anno scorso nella vicenda del processo sportivo, e poche settimane fa nell’episodio dell’abolizione irregolare e anti-sportiva dei play out, mi ero fatto interprete della legittima indignazione e dato voce alle giuste rivendicazioni foggiane.

Non ho nulla di cui pentirmi o rammaricarmi. Ho scritto e patrocinato una giustissima causa che oggi si può considerare persa dai più ma che considero, invece dal mio punto di vista, vinta. E vinta alla grande. Perché è servita a dare un senso all’idea di calcio e di sport che ci portiamo dietro e perché ha riannodato il filo con le proprie radici e con la comunità da cui provengo. Da oggi c’è un motivo in più per sentirsi orgogliosi della nostra “foggianità”, avremo un motivo in più per risalire la china e tornare a far sventolare quelle bandiere che solo pochi mesi prima avevano invaso la città e colorato piazza Cavour.

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