ambrosini montolivo marchisio la dura legge del campo

ambrosini montolivo marchisio la dura legge del campo

di Redazione Derby Derby Derby

di Mattia Marinelli –

Claudio Marchisio aveva lasciato la Juventus, in polemica più o meno aperta, più o meno soffusa, con Massimiliano Allegri. Riteneva di essere stato emarginato, di non essere stato messo in condizione di giocare quei minuti necessari a rimettergli in moto il motore. Ma la vicenda successiva di Marchisio ha confermato che Allegri non era il persecutore di nessuno, e che in realtà il campo e il ginocchio di Claudio non gli consentivano di andare a tutta come nei migliori momenti della sua carriera. A San Pietroburgo, infatti, è finita presto. Bene, ma presto. Claudio Marchisio ha lasciato lo Zenit San Pietroburgo: risoluzione consensuale. Il centrocampista, arrivato lo scorso settembre allo Zenit, ha giocato solo 15 partite (con 2 gol) in una stagione in cui ha sofferto il riacutizzarsi di un vecchio infortunio al ginocchio. “Marchisio e lo Zenit hanno raggiunto un accordo per la risoluzione del contratto” fa sapere il club russo che però non ha fornito dettagli economici sull’operazione. Marchisio era comunque tra i giocatori più pagati del campionato russo e ha salutato con belle parole: “Mi avete fatto emozionare in un periodo non facile della mia vita. Mi avete fatto sentire importante, mi avete accolto, mi avete scaldato il cuore. Grazie! Davai Zenit oggi e per sempre”.

La legge del campo, a fine carriera, è dura da accettare. Si cercano degli alibi, ma l’ultima parola è quella del campo. Con cui il fisico deve misurarsi, dopo tanti anni di carriera. E’ accaduta la stessa cosa a Massimo Ambrosini nel 2013. La trattativa per il rinnovo del contratto, secondo il Milan, doveva essere adeguata alle risorse che aveva il centrocampista pesarese in quel momento, non sui parametri dei migliori momenti della carriera. A quel punto, lo stesso meccanismo psicologico di Marchisio. Qualche battuta, un po’ di imbarazzo, una discreta dose di risentimento. Ambrosini andò a Firenze, convinto di poter dimostrare di avere ragione lui. Giocò in viola più partite di Marchisio in Russia, ma da marzo cessò di essere titolare e Montella capì che dal punto di vista calcistico non era più il caso di investire su di lui. Ambrosini si ritirò nel maggio 2014, dopo un solo anno a Firenze. Il Milan, forse, ci aveva visto giusto.

Più delicata e particolare la vicenda di Riccardo Montolivo. Dopo due gravi incidenti nel 2014 e nel 2016, ha provato a rientrare in pianta stabile, ma le vicende societarie del Milan gli tolsero la fascia di capitano prima e la titolarità poi. Nell’ultima stagione, per problemi non chiariti del tutto da Rino Gattuso, non è stato quasi mai convocato per le partite ufficiali del Milan. Scelte tecniche, ha sempre detto l’allenatore calabrese. Montolivo non è stato trattato bene e si è sempre comportato in maniera impeccabile senza polemizzare, ma il fatto che non stia trovando squadra quest’estate dimostra che, al netto della ruvidità di Gattuso, la corsa era finita anche per lui.

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