derby della panchina dal canto lascia arezzo va siena

derby della panchina dal canto lascia arezzo va siena

di Valentina Alduini

di Davide Capano –

Alessandro Dal Canto non è più ufficialmente l’allenatore dell’Arezzo. Il tecnico di Castelfranco Veneto rescinde il contratto con il Cavallo Rampante dopo una sola stagione (era arrivato nell’estate 2018) e dovrebbe accomodarsi sulla panchina del Siena, diretta concorrente. Con lui lascia anche il vice Giuliano Lamma. Un’altra miccia che potrebbe accendere ancor di più la rivalità tra i club.

Come tutti i derby toscani, infatti, Arezzo-Siena riserva un fascino tutto proprio, con due città divise da un’antica competizione (la prima sfida risale alla stagione 1928/29 con vittoria della Robur per 4-1, ndr) e due tifoserie che in passato hanno dimostrato di non amarsi più di tanto.

Per i senesi, il cavallo di battaglia per prendere in giro gli avversari è sempre stata la storia del rospo messo in gabbia da un aretino, convinto che fosse un usignolo. Dopo un mese che né mangiava l’insalata, né cantava, lo sprovveduto aretino si spazientì e si rivolse così al povero rospo: “Mangere un vo’ mangere, cantere un vo’ cantere: ma che uccellaccio se’?”. Il rospo in gabbia è apparso più volte allo stadio e negli anni Sessanta veniva portato in campo dagli stessi giocatori bianconeri.

Ad Arezzo, però, sostengono che questa storiella sia partita da Siena e che non sia vera, ma ormai è conosciuta e ripresa in tutta la Toscana.

Intanto sulla panchina amaranto andrà Daniele Di Donato fresco di separazione dall’Arzignano Valchiampo – che lo aveva confermato non più di 10 giorni fa – appena promosso in C.

Mentre la società della presidente Anna Durio e del direttore sportivo Giovanni Dolci intende chiudere il capitolo allenatore prima del Palio del 2 luglio. Riuscirà Alessandro Dal Canto a “meleggiare” anche lui l’Arezzo dopo averlo allenato? Il prossimo campionato di Serie C ce lo svelerà. Chi ingoierà il rospo amaro? In fondo pure Antonio Conte ha allenato sia ad Arezzo che a Siena. Gli juventini lo ricordano bene.

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