100 anni valentino mazzola francobollo laneddoto sul derby torino

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di Redazione Derby Derby Derby

di Davide Capano – Il Torino celebra Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino tra i giocatori italiani più forti di tutti i tempi. Nel centenario della nascita del giocatore, sabato 26 gennaio lo stadio Filadelfia ospita un triangolare riservato alla categoria Pulcini 2008. In campo, con i baby giocatori granata, anche quelli dell’Inter e del Venezia, la squadra dove il Tulen è diventato calciatore vero. Prima del calcio d’inizio, la presentazione ufficiale del francobollo dedicato al numero 10 emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico e distribuito da Poste Italiane dedicato, cui seguirà la cerimonia con l’apposizione dell’annullo figurato da parte dei dirigenti del Torino. Il condottiero perito a Superga il 4 maggio 1949 insieme ad altri 30 angeli è stato ricordato oggi dal figlio Sandro sulle colonne di Fuorigioco, inserto domenicale de La Gazzetta dello Sport, con un aneddoto sul Derby di Torino. “Se ripenso a Valentino non posso che tornare al Filadelfia. Io ero più piccolo di un Pulcino di adesso, ma in quanto figlio del Capitano granata mi toccava l’enorme privilegio di fare da mascotte a quel gruppo di campionissimi. E quindi vestito con la divisa ufficiale, la mano stretta in quella di papà, correvo felice verso il centrocampo. Assistevo al sorteggio e poi il massaggiatore mi portava sulla seconda panchina disponibile per lo staff torinista. A meno che un arbitro particolarmente severo non ci ordinasse di sloggiare: in quei casi, pochi per fortuna, mi toccava il posto in tribuna. E non era la stessa cosa… Di questa mia breve vita da mascotte mi è rimasto un altro dettaglio, legato al derby. Lì, a differenza delle altre partite in cui ero solo, scendeva in campo pure la mascotte bianconera, ovvero il figlio del capitano della Juve, De Petrini. Beh, quel bimbo non mi aveva fatto nulla e lo incontravo solo per quei pochi minuti, ma per tutti quei minuti lo guardavo in cagnesco. Con palese ostilità: colpa della divisa, ritengo”. Del resto senza derby che sport sarebbe?

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