Barcellona, Gavi: “Ora sento molta più pressione rispetto a quando avevo 17 anni”
A 17 anni giocava senza rendersi completamente conto di ciò che stava vivendo. Oggi Gavi guarda a quel periodo con una consapevolezza diversa. Il centrocampista del Barcellona ha raccontato come sia cambiato il suo rapporto con il calcio dall’esordio in prima squadra, ammettendo di avvertire adesso una pressione molto maggiore: “Ora sento molta più pressione rispetto a quando avevo 17 anni. Allora non mi rendevo conto di dove fossi; più ero giovane, più mi divertivo con il calcio”, ha spiegato Gavi in un’intervista a Men’s Health.
Quella leggerezza appartiene soprattutto ai primi anni. Nel frattempo sono arrivati gli infortuni, i periodi lontano dal campo e la necessità di imparare a gestire il proprio corpo con maggiore attenzione. Esperienze che hanno cambiato alcuni aspetti del suo modo di vivere la professione, senza però modificare l’atteggiamento con cui prova ad affrontare le partite.
Gavi: “Devi giocare senza pensare a niente”
Nonostante la pressione sia aumentata, Gavi continua a cercare la stessa libertà quando scende in campo. Il centrocampista spagnolo non vuole anticipare mentalmente ciò che potrebbe succedere durante una partita e preferisce affidarsi all’istinto e alla competizione: “Se pensi a cosa succederà o non succederà mentre giochi, non credo che ti divertirai molto. Devi giocare senza pensare a niente, competere come sempre, e ciò che deve succedere succederà, che tu ci pensi o no”.È un approccio che prova a conservare anche dopo gli anni trascorsi ai massimi livelli. All’inizio, la giovane età gli permetteva di vivere tutto con maggiore naturalezza. Oggi conosce meglio il peso delle aspettative, ma in campo continua a cercare quella stessa spontaneità.
Gli infortuni hanno insegnato a Gavi la pazienza
La crescita di Gavi è passata anche dai periodi trascorsi lontano dal campo. Gli infortuni lo hanno costretto a rispettare tempi precisi, procedere per obiettivi e sviluppare una pazienza che, per sua stessa ammissione, prima possedeva meno. “Prima non ero molto paziente, ma ora lo sono di più. Quando mi sono infortunato, ho dovuto completare delle fasi e fissare degli obiettivi. È stato anche positivo per me imparare altre cose oltre al calcio. Ora, ad esempio, direi che mi prendo molta più cura di me stesso rispetto a quando ho esordito”, ha riportato Gavi.Una maggiore attenzione che riguarda soprattutto il ginocchio. Per Gavi il lavoro non termina quando finisce una partita o un allenamento: mantenere quella zona forte è diventato parte della sua routine. “Il mio ginocchio deve essere sempre forte, che io giochi o meno. Non posso abbassare la guardia perché si può incorrere in problemi in qualsiasi momento”.
Gli stop gli hanno quindi imposto una gestione diversa del proprio corpo e delle proprie abitudini. Un aspetto che, al momento dell’esordio, occupava inevitabilmente uno spazio molto minore nella sua quotidianità.
La famiglia e il rapporto con l’aspetto mentale
Nei momenti più complicati Gavi ha trovato soprattutto nella famiglia il proprio punto di riferimento. Il centrocampista ha raccontato di essersi affidato alle persone più vicine durante i periodi difficili e ha aperto anche alla possibilità di rivolgersi in futuro a uno psicologo: “Uno psicologo è sempre una buona scelta. Che tu ti senta giù o in ottima forma, è sempre importante. Non ci sono mai andato, ma mi piacerebbe farlo”, io mi sono isolato con la mia famiglia, e anche questo mi ha aiutato”.© RIPRODUZIONE RISERVATA