DerbyDerbyDerby Calcio Estero Bodo/Glimt, Thomassen avverte il Napoli: "Non sarà facile vincere contro di noi"

Bodo/Glimt, Thomassen avverte il Napoli: "Non sarà facile vincere contro di noi"

Daniele Cirafici
Il CEO Frode Thomassen spiega i segreti del Bodo/Glimt

Il Bodo/Glimt non vuole essere considerato soltanto una sorpresa del calcio europeo. La crescita della formazione norvegese è il risultato di un progetto costruito nel tempo, basato sulla cultura del lavoro, sulla mentalità e sulla capacità di valorizzare il gruppo. Alla vigilia della sfida di Champions League contro il Napoli, il CEO Frode Thomassen ha raccontato ai media italiani alcuni dei principi che hanno accompagnato l'evoluzione del club, senza nascondere la fiducia nelle possibilità della squadra.

La mentalità e il lavoro quotidiano alla base del progetto

Uno degli aspetti centrali del modello Bodo/Glimt riguarda il lavoro sulla mentalità dei calciatori. In questo percorso ha un ruolo importante Björn Mannsverk, figura che contribuisce alla crescita del gruppo attraverso la comunicazione e la costruzione di una cultura condivisa. Thomassen ha spiegato che il metodo si è evoluto nel tempo, dando sempre più spazio al lavoro collettivo e al confronto diretto. "Il mindset è molto importante, così come la comunicazione diretta. Siamo legati alla nostra cultura", ha dichiarato, evidenziando come l'identità del club non dipenda soltanto dalle scelte tecniche, ma anche dai comportamenti quotidiani.

Inter-Bodo/Glimt (Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

La società ha introdotto anche un sistema particolare per la gestione della leadership: sono stati individuati dieci capitani e la scelta di chi indossa la fascia durante le partite spetta alla squadra. Una soluzione che punta a distribuire le responsabilità e a rafforzare il senso di appartenenza. "A scegliere il capitano è sempre il team", ha precisato Thomassen. L'obiettivo è fare in modo che ogni giocatore si senta coinvolto nel progetto e consapevole del proprio ruolo. Senza concentrare tutta la leadership su una sola figura.

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Il CEO ha riassunto la filosofia del club con parole che mettono al centro l'impegno personale e la collaborazione: "Per noi il calcio è tutto, è voglia di impegnarsi insieme e migliorarsi. Ogni giorno devi impegnarti e assicurarti di metterci tutto te stesso". Secondo Thomassen, i risultati ottenuti nelle competizioni europee sono il frutto di questa continuità. Il Bodo/Glimt ha imparato a confrontarsi con avversari di alto livello mantenendo standard elevati e senza abbandonare i principi che ne hanno accompagnato la crescita.

Il rispetto per il Napoli, l'esempio del PSG e il nuovo stadio

La sfida contro il Napoli rappresenta un altro banco di prova per una squadra che negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio sempre più importante in Europa. Il Bodo/Glimt si è guadagnato l'etichetta di "bestia nera" delle italiane anche grazie all'eliminazione dell'Inter nella precedente stagione europea. Thomassen, tuttavia, non interpreta questi precedenti come un motivo per sentirsi superiore agli avversari. "Non penso che ci temano, ma ci rispettano. Non credo che il Napoli abbia paura di noi, ma sicuramente si starà preparando bene", ha ribadito.
Per spiegare quanto sia importante la coesione, il dirigente ha citato anche il percorso del Paris Saint-Germain, capace di trasformare il proprio potenziale in un successo europeo dopo aver modificato il modo di lavorare. "Il PSG ha avuto a disposizione per anni alcuni dei migliori giocatori al mondo senza riuscire a conquistare la Champions League. La svolta è arrivata con un nuovo approccio al lavoro e la costruzione di un gruppo più unito, capace di raggiungere finalmente il traguardo europeo.", ha osservato Thomassen. Il riferimento sottolinea una convinzione precisa: la qualità individuale è importante, ma da sola non basta se non viene accompagnata da un'organizzazione capace di valorizzare le caratteristiche dei singoli.

Anche il campo di casa contribuisce all'identità del club. L'Aspmyra Stadion, impianto costruito nel 1966, è un ambiente raccolto nel quale le condizioni locali e l'atmosfera possono rappresentare un fattore particolare per gli avversari. Thomassen ha spiegato che alcune squadre possono subire l'impatto con uno stadio diverso da quelli a cui sono abituate. La società sta però lavorando alla costruzione di un nuovo impianto, con l'obiettivo di modernizzare le strutture e accompagnare la crescita del progetto sportivo.

Il nome del nuovo stadio sarà scelto dai membri del club. Una decisione che per Thomassen ha un significato identitario: "È come il nome di un figlio scelto dalla famiglia". Il dirigente ha infine scherzato sul rapporto tra i giocatori e la società, sottolineando che molti di loro sono legati alla squadra e si trovano bene nell'ambiente costruito negli anni. "Per fortuna, i giocatori amano Bodo. Si dice che qui riescano a rendere meglio che in altri club? Per noi è sicuramente un vantaggio.", ha concluso. Un'ulteriore conferma di un modello che punta a far convivere ambizione europea, senso di appartenenza e lavoro quotidiano.

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