DerbyDerbyDerby Calcio Estero Euro 2000, l’Olanda ne fece sei alla Jugoslavia: il pomeriggio perfetto prima dell’incubo

Euro 2000, l’Olanda ne fece sei alla Jugoslavia: il pomeriggio perfetto prima dell’incubo

Jennifer Saviotti
A Rotterdam gli Oranje travolsero la Jugoslavia e volarono in semifinale. Quattro giorni dopo, contro l’Italia, cambiò tutto.

È il 25 giugno 2000 e al Feijenoord Stadion di Rotterdam va in scena uno dei quarti di finale dell’Europeo organizzato tra Belgio e Paesi Bassi. L’Olanda gioca in casa, ha chiuso il proprio girone con tre vittorie su tre e davanti trova la Jugoslavia di Vujadin Boškov, una squadra imprevedibile che nelle prime tre partite del torneo ha già segnato sette gol e ne ha subiti altrettanti.

Novanta minuti più tardi il tabellone dirà 6-1. Patrick Kluivert avrà portato a casa il pallone della tripletta, Marc Overmars avrà aggiunto due reti e l’Olanda sarà in semifinale dopo aver stabilito un primato che resiste ancora oggi: nessuna nazionale ha mai segnato sei gol in una singola partita della fase finale degli Europei. Una serata quasi perfetta per una squadra che, a quel punto del torneo, sembrava avere tutte le carte per arrivare fino in fondo.

Un’Olanda che aveva iniziato a crederci

Frank Rijkaard aveva costruito una nazionale che non aveva bisogno di molte presentazioni. Edwin Van Der Sar difendeva la porta, Jaap Stam comandava la retroguardia, Frank de Boer portava la fascia da capitano. A centrocampo c’erano Edgar Davids e Cocu, mentre davanti Dennis Bergkamp, Marc Overmars e Patrick Kluivert garantivano talento, velocità e gol.

Il girone aveva rafforzato ulteriormente le aspettative. L’Olanda aveva superato 1-0 la Repubblica Ceca all’esordio, battuto 3-0 la Danimarca e poi sconfitto 3-2 la Francia campione del mondo nell’ultima giornata. Tre partite, nove punti e il primo posto nel gruppo. Per una nazionale che giocava buona parte del torneo davanti al proprio pubblico era difficile chiedere un avvicinamento migliore alla fase a eliminazione diretta.

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Dall’altra parte c’era una Jugoslavia molto meno ordinata, ma tutt’altro che povera di qualità. Boškov poteva contare su giocatori come Siniša Mihajlović, Vladimir Jugović, Dragan Stojković, Predrag Mijatović e Savo Milošević. Il suo Europeo, fino a quel momento, era stato un continuo esercizio sul confine tra spettacolo e caos: 3-3 contro la Slovenia dopo essere stata sotto di tre gol, successo per 1-0 sulla Norvegia e infine un folle 4-3 incassato dalla Spagna, con gli jugoslavi ancora avanti 3-2 all’ingresso nel recupero.

Quel percorso era bastato per conquistare i quarti, ma contro l’Olanda il copione cambia completamente. La squadra di Rijkaard riesce a imporre subito ritmo e qualità, lasciando alla Jugoslavia pochissimo spazio per trasformare la partita in una delle solite gare aperte e imprevedibili.

Kluivert dà il via alla goleada

La Jugoslavia resiste per poco più di venti minuti. L’Olanda tiene il pallone, muove rapidamente il gioco e costringe gli avversari a difendersi sempre più vicino alla propria area. Al 24’ arriva la prima crepa: Dennis Bergkamp trova Kluivert, l’attaccante del Barcellona entra in area e supera Ivica Kralj per l’1-0.

È il gol che cambia la partita. Fino a quel momento la nazionale di Boškov aveva almeno conservato l’equilibrio nel punteggio; dopo lo svantaggio cominciano ad aprirsi spazi che una squadra con la qualità offensiva dell’Olanda può sfruttare senza troppe esitazioni. Al 38’ Kluivert colpisce ancora. Edgar Davids partecipa all’azione e serve il pallone che il numero nove trasforma nel 2-0. All’intervallo gli Oranje hanno già una mano sulla semifinale, ma la parte più pesante della goleada deve ancora arrivare.

La ripresa comincia come era finito il primo tempo. Al 51’ Dejan Govedarica devia nella propria porta un traversone di Paul Bosvelt, pressato proprio da Kluivert. Per qualche momento il gol viene associato all’attaccante olandese, ma l’attribuzione ufficiale resta quella dell’autorete. Poco importa, perché tre minuti più tardi Kluivert completa davvero la tripletta: Boudewijn Zenden lavora il pallone sulla sinistra e il centravanti chiude l’azione con il destro, portando il risultato sul 4-0.

21 giugno 2000: Patrick Kluivert dell'Olanda festeggia durante la partita dei Campionati Europei 2000 Gruppo D contro la Francia all'Amsterdam ArenA, Amsterdam, Olanda. L'Olanda ha vinto 3-2. Credito obbligatorio: Shaun Botterill /Allsport

In mezz’ora, dal primo gol al quarto dell’Olanda, la partita è praticamente sparita. Rijkaard può richiamare Kluivert in panchina al 60’ e inserire Roy Makaay, gestendo il resto della gara con un vantaggio ormai impossibile da mettere seriamente in discussione.

Overmars completa il lavoro

Sul 4-0 l’Olanda avrebbe potuto limitarsi ad accompagnare la partita verso il novantesimo. La Jugoslavia, però, ormai concede metri e occasioni, mentre gli Oranje continuano ad attaccare con la stessa facilità mostrata per tutta la ripresa.

Marc Overmars sfrutta gli spazi rimasti. Al 78’ arriva il 5-0, nato ancora da un’azione che coinvolge Bergkamp. Poco prima del novantesimo l’esterno dell’Arsenal segna una seconda volta e porta l’Olanda sul 6-0. Per la prima volta nella storia della fase finale di un Europeo una squadra raggiunge quota sei reti in una singola gara, record che nessuno è riuscito a superare o eguagliare negli anni successivi.

Allo scadere Milošević trova almeno il gol della bandiera e fissa il risultato sul 6-1. Una rete insignificante per l’esito del quarto di finale, ma utile nella sua corsa personale alla classifica marcatori: il centravanti jugoslavo terminerà EURO 2000 con cinque gol, gli stessi di Kluivert. L’immagine dei due attaccanti riassume anche la stranezza di quella sera. Milošević chiude il proprio Europeo segnando dentro una sconfitta ormai irrimediabile; Kluivert lascia Rotterdam con una tripletta e la prospettiva di avere ancora due partite davanti per provare a portare l’Olanda fino al titolo.

Il record e una semifinale già all’orizzonte

Il 6-1 diventa anche la più larga vittoria ottenuta dall’Olanda nella fase finale di un Europeo. Gli Oranje hanno vinto tutte le quattro partite disputate fino a quel momento e segnato dodici gol. La nazionale di Rijkaard ha qualità, esperienza e soprattutto la possibilità di giocare la semifinale ad Amsterdam, ancora una volta davanti al proprio pubblico.

L’avversaria è l’Italia di Dino Zoff. La partita si gioca il 29 giugno, appena quattro giorni dopo la goleada di Rotterdam, e diventerà uno dei ricordi più amari della storia recente della nazionale olandese. Questa volta l’Olanda trova davanti una squadra capace di resistere: L’Italia rimane in dieci al 34’ per l’espulsione di Gianluca Zambrotta, ma gli Oranje non riescono ad approfittarne. Durante i tempi regolamentari hanno anche due rigori: Francesco Toldo para quello calciato da Frank De Boer, mentre Kluivert colpisce il palo.

Dopo 120 minuti il risultato è ancora 0-0 e serve la serie dal dischetto. De Boer sbaglia ancora, Jaap Stam calcia alto e Toldo neutralizza anche il tentativo di Paul Bosvelt. L’Italia passa 3-1 ai rigori e conquista la finale; l’Olanda, che a Rotterdam aveva trasformato quasi ogni occasione in un gol, chiude il proprio Europeo senza riuscire a segnare nella partita decisiva.

Il contrasto con quanto accaduto quattro giorni prima rende ancora più particolare quel 6-1. Contro la Jugoslavia agli Oranje era riuscito praticamente tutto: Kluivert aveva segnato tre volte, Overmars due, l’attacco aveva trovato spazio con una facilità impressionante e il pubblico aveva assistito alla vittoria più larga dell’Olanda nella storia degli Europei.

Contro l’Italia la stessa squadra non riuscì a trovare la rete neppure con un uomo in più e due rigori a disposizione. La goleada di Rotterdam, che in quel momento sembrava il segnale definitivo di una nazionale pronta a prendersi il torneo, assunse così un significato diverso appena quattro giorni dopo.

Resta una delle partite più particolari di EURO 2000, il pomeriggio in cui l’Olanda sembrò aver raggiunto il punto più alto del proprio Europeo. Gli Oranje avrebbero chiuso il torneo con tredici reti complessive e quel 6-1 sarebbe rimasto negli almanacchi come un risultato senza precedenti nella storia della competizione. Il titolo, però, prese un’altra strada: A Rotterdam, l’Olanda aveva segnato sei volte in novanta minuti; quattro giorni dopo, ad Amsterdam, gliene sarebbe bastata una sola.

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