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La FIFA cambia la storia: le afghane rifugiate diventano nazionale ufficiale

Federico Grimaldi
Dopo anni di battaglie, appelli e richieste di sostegno, le giocatrici afghane ottengono finalmente uno status ufficiale che restituisce loro identità e visibilità

Una decisione storica che va oltre il calcio. La FIFA ha autorizzato l’Afghan Women United, squadra composta da calciatrici rifugiate in diversi Paesi del mondo, a competere come nazionale ufficiale dell’Afghanistan senza il riconoscimento del governo talebano. Una svolta - come riporta il The Guardian - senza precedenti che rompe con le regole del passato e apre nuove prospettive per le atlete escluse dallo sport nel loro Paese. Dopo anni di battaglie, appelli e richieste di sostegno, le giocatrici afghane ottengono finalmente uno status ufficiale che restituisce loro identità e visibilità internazionale. Una scelta che rappresenta non solo un segnale sportivo, ma anche politico e sociale, in difesa dei diritti delle donne.

La rivincita delle donne afghane: la FIFA apre loro le porte del calcio

La decisione arriva dopo un lungo percorso iniziato nel 2021, quando il ritorno al potere dei talebani ha portato alla cancellazione della nazionale femminile afghana e al divieto per le donne di praticare sport. Molte calciatrici sono state costrette a lasciare il Paese, trovando rifugio tra Europa, Australia e Medio Oriente. Da quell’esilio è nata l’Afghan Women United, una squadra simbolo di resistenza e identità. Fino a oggi, però, mancava il riconoscimento ufficiale: secondo i regolamenti FIFA, era necessario il via libera della federazione nazionale, controllata dai talebani, che non riconosce il calcio femminile.

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Con la nuova modifica approvata dal Consiglio FIFA, questo vincolo viene superato, permettendo alle giocatrici di rappresentare il proprio Paese senza alcuna autorizzazione politica. La federazione internazionale ha inoltre avviato un piano di supporto più ampio, che include iniziative diplomatiche e opportunità sportive per le atlete. Non sono mancate le difficoltà, come i problemi legati ai visti che hanno già costretto a spostare competizioni internazionali. Eppure, per le giocatrici, il campo resta un simbolo di libertà. Come raccontato dalla capitana Fatima Haidari, ogni partita diventa un momento di forza collettiva, in cui non si gioca solo per sé, ma per tutte le donne afghane private di questa possibilità.