L'arbitro Robathan fermato da un tumore: "Voglio aiutare gli uomini a parlare dei loro problemi di salute"
La vita sa stravolgere i piani da un momento all'altro, spesso proprio quando si è convinti di aver raggiunto il traguardo più alto. Dan Robathan, assistente arbitrale di Premier League e internazionale FIFA, si trovava esattamente lì, all'apice della sua carriera. Aveva da poco coronato il sogno di scendere in campo nella finale di FA Cup 2024-25 tra Crystal Palace e Manchester City, il punto più alto di un percorso fatto di 203 presenze in Premier League e oltre 200 tra coppe e leghe minori. Poi si è dovuto fermare: due tumori benigni alla colonna vertebrale lo hanno costretto a lasciare il calcio per sempre.
Le parole di Dan Robathan
I primi segnali concreti sono arrivati lo scorso autunno. Parlando alla BBC, l'ex guardalinee ha raccontato senza filtri i dettagli della sua diagnosi: "A settembre 2025 ho iniziato ad avere seri problemi di disfunzione sessuale e alla vescica, al punto che dovevo sedermi per urinare e non riuscivo a stare in piedi". La visita dal neurochirurgo ha rivelato la presenza non di uno, ma di due tumori che comprimevano i nervi, con il rischio reale di colpire l'area motoria e compromettere l'uso delle gambe. L'addio al campo non è stato una scelta, ma un limite invalicabile. L'associazione degli arbitri inglesi ha annunciato il suo ritiro spiegando di aver fatto il possibile per supportare Robathan nel tentativo di tornare a lavorare dopo l'intervento alla schiena. Purtroppo il recupero agonistico si è rivelato impossibile, con la speranza che l'operazione gli permetta almeno di condurre una vita serena insieme alla famiglia: "Il mio corpo semplicemente non riesce a fare quello che gli chiedo".
Il futuro e gli obiettivi di vita
Oltre allo scoglio fisico, c'è però da affrontare un vuoto profondo. Smettere prima del tempo significa smarrire una parte di sé, e Robathan non si è nascosto: "È una perdita di identità. Sono stato 'Dan l'arbitro' da quando avevo 10 anni. È la mia vita da 28 anni. Oggi mi sento come un ragazzo di 16 anni appena uscito da scuola, che cerca di capire cosa fare del proprio futuro".© RIPRODUZIONE RISERVATA