L'ex Barça Mathieu: "La mancanza del campo e dello spogliatoio mi hanno portato in depressione"
La fase del ritiro, per un atleta che ha dedicato l'intera vita, sin dalla tenera età, al calcio giocato è la più delicata e sicuramente la più complessa. Di calciatori che hanno vissuto male l'approccio con il tramonto della propria carriera ne è pieno il mondo, e fra questi rientra anche Jeremy Mathieu, ex difensore francese di Valencia, Barcellona e Sporting Lisbona tra le altre. Ritiratosi nel 2023 all'età di 40 anni, ha raccontato di aver vissuto un incubo chiamato depressione, dal quale ne è riuscito a uscire grazie all'aiuto e alla vicinanza della moglie e dei figli.
La carriera
Affermatosi al Tolosa in Ligue 1, dopo l'esordio nel massimo campionato francese con la maglia del Sochaux, Mathieu vive gli anni più gloriosi della sua avventura lontano da casa e, più precisamente, in Spagna. Acquistato dal Valencia nel 2009, con i pipistrelli gioca un totale di 177 partite, sia da difensore centrale che da terzino sinistro. La duttilità in campo, abbinata a delle spiccate doti difensive, attirano l'attenzione del Barcellona che lo mette sotto contratto nel 2014, l'estate che getterà le basi per la conquista del triplete e dell'ultima Champions League, vinta a Berlino contro la Juventus.
In blaugrana toccherà il punto più alto da calciatore, nonostante fosse un comprimario all'ombra di Jordi Alba e del neoacquisto Samuel Umtiti. Così, lo Sporting, ultima tappa importante della sua carriera, gli affida un ruolo di primaria importanza: la titolarità impossibile da acquisire al Camp Nou. Tuttavia, il 25 giugno 2020, qualche giorno dopo la ripresa dalla pandemia di Covid-19, un grave infortunio al ginocchio lo mette all'angolo, costringendolo a dare l'addio al calcio ed entrando nel vortice della depressione.
Il trauma post ritiro
In un'intervista a SoFoot ha raccontato le motivazioni che lo hanno catapultato nel tunnel della depressione, partendo da quel maledetto infortunio accaduto con la maglia dello Sporting: "Indossavo un tutore per il ginocchio e non poteva fare molto. Poi sono entrato in una spirale discendente e ho attraversato la depressione per quattro anni. Mi mancava il campo, lo spogliatoio, tutto quello che avevo vissuto. Rimanevo a casa 24 ore su 24, sul divano, davanti alla TV, con il cellulare. Nemmeno il calcio mi interessava più".
Da quattro anni lavora da Intersport, un negozio di articoli sportivi. Grazie alla quotidianità ritrovata e all'aiuto della moglie è riuscito a sconfiggere la malattia e riprendersi tutto: "Non sono in miseria, tutt’altro. Avevo solo bisogno di ritrovare una vita sociale per cavarmela. Da Intersport, ho ritrovato quell’atmosfera di spogliatoio. È lì che ho avuto la scintilla per uscire da quel brutto periodo. Quel lavoro mi ha permesso di rivivere, anche grazie al supporto di mia moglie e dei miei figli".
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