DerbyDerbyDerby Calcio Estero Timo Werner ripercorre la sua carriera: "Non capivo cosa stesse succedendo, venivo fischiato ovunque"

Timo Werner ripercorre la sua carriera: "Non capivo cosa stesse succedendo, venivo fischiato ovunque"

Luigi Mereu
Le dichiarazioni del giocatore dei San Jose Earthquakes

Dopo alcune stagioni particolarmente complicate in Europa, Timo Werner ha finalmente trovato una nuova dimensione negli Stati Uniti, dove veste la maglia dei San Jose Earthquakes. Il classe 1996, oggi trentenne, ha già conquistato con il suo club la qualificazione ai playoff della MLS, mettendo insieme 6 gol e 7 assist in 22 presenze ufficiali. Un nuovo capitolo dopo anni difficili passati sotto i riflettori, durante i quali non sono mancati momenti complicati anche dal punto di vista personale. Infatti, mentre vestiva la maglia del Lipsia veniva considerato uno dei migliori attaccanti in circolazione, capace di segnare 95 gol in 159 presenze, tra cui le 28 reti segnate in Bundesliga nella sua ultima stagione in Germania prima di passare al Chelsea nel 2020.

Timo Werner: il racconto di una carriera complicata

Intervenuto nel podcast americano The Late Run, Werner ha ripercorso alcune delle tappe più importanti della propria carriera, soffermandosi soprattutto sulle difficoltà affrontate durante la sua esperienza nel calcio europeo, iniziando dalla mancata vittoria di un titolo con la maglia del suo Lipsia: "È un vero peccato non aver vinto nessun titolo con quella squadra, abbiamo conquistato la coppa ma non il campionato, nonostante avessimo una rosa incredibile e compagni fantastici, che adesso è meraviglioso vedere quanto siano cresciuti. Ci mancava esperienza, eravamo una squadra giovane, piena di energia e qualità, ma nei momenti decisivi a volte prendevamo le decisioni sbagliate".

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LEIPZIG, GERMANIA - 16 DICEMBRE: Timo Werner dell'RB Lipsia esulta dopo aver segnato il terzo gol della sua squadra durante la partita di Bundesliga tra RB Lipsia e 1. FSV Magonza 05 alla Red Bull Arena il 16 dicembre 2018 a Lipsia, Germania. (Foto di Boris Streubel/Bongarts/Getty Images)
Successivamente ha ricordato anche la storica vittoria contro il Tottenham in Champions League, soffermandosi sull'atmosfera vissuta durante la trasferta londinese e su un'esperienza rimasta impressa nella memoria di tutta la squadra: "Ricordo ancora il viaggio verso Londra, verso il loro nuovo stadio, è stata un'emozione incredibile arrivare lì. Ci sentivamo quasi come una squadra giovanile in vacanza a Londra, c'erano anche le nostre famiglie, sono momenti che non si dimenticano mai".

Werner ha raccontato anche il peso dei fischi e delle critiche ricevute durante gli anni trascorsi in Europa: "Potrei parlare dei gol segnati, delle presenze con la nazionale o delle partite giocate in Champions League, e naturalmente sono orgoglioso anche di questi traguardi, ma ciò di cui vado più fiero è aver superato tanti momenti estremamente difficili. Mi capitava di restare a casa e sentirmi davvero a terra, chiedendomi cosa stesse succedendo, perché ovunque andassi venivo fischiato, in ogni stadio cantavano cori contro di me e inventavano continuamente nuove provocazioni. Non riuscivo a trovare pace in nessuna città, perché quella situazione mi seguiva ovunque. Non ho mai gettato la spugna e ho continuato a tornare in campo, pur sapendo che 60.000 o 70.000 persone mi avrebbero fischiato. Ho sopportato quei momenti difficili e alla fine ho avuto la possibilità di vivere esperienze ancora più belle".

Infine, ha parlato della Nazionale tedesca: "Ora hanno un buon allenatore, ma anche in passato ne hanno avuti, semplicemente le cose non hanno mai funzionato. Forse le generazioni di altri Paesi erano più forti, mentre la nostra, tra il 2010 e il 2018, era solamente competitiva. Ma ogni ciclo prima o poi finisce ed è arrivato il momento di ricostruire. Tra un titolo mondiale e l'altro, per la Germania sono sempre passati dai 20 ai 25 anni".

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