Conceicao attacca il Milan: “Società poco presente, mancata la tutela necessaria”
Sergio Conceicao, oggi alla guida dell’Al Ittihad in Saudi Pro League, è tornato a parlare della sua esperienza sulla panchina del Milan, sottolineando alcune criticità vissute nei mesi in rossonero. Il tecnico portoghese ha evidenziato un calendario fitto e una gestione degli allenamenti spesso limitata, pur senza volersi soffermare su recriminazioni, ricordando di essere stato consapevole della situazione al momento della firma. Nonostante ciò, ha definito complessivamente positivo il suo periodo a Milano, caratterizzato dal raggiungimento di due finali, una delle quali persa in Coppa Italia contro il Bologna, e da un bilancio di 31 partite con 16 successi e 5 pareggi.
Le dichiarazioni del tecnico portoghese
IL PENSIERO SULLA SOCIETÀ - "Non è affatto facile essere l’allenatore del Milan. È una squadra storicamente abituata a giocare stagioni vincenti e dove porti a casa trofei. Al Porto era diverso, avevo un presidente che è rimasto in carica per decenni e si è ritirato da più titolato al mondo. La società è ben strutturata e organizzata, invece a Milano era assente o quasi".LE VOCI A MILANO - "A Milano, dopo la vittoria della Supercoppa, è bastato un piccolo passo falsi col Cagliari perché cominciassero a girare voci sul mio futuro o che dovevo essere esonerato a fine stagione. Non era facile giocare con i tifosi che disertavano la curva. Se la società non è forte, lo spogliatoio non può essere forte e questa cosa poi va ad influire anche sui giocatori quando scendono in campo".
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IL TROFEO VINTO IN ROSSONERO - "I leader sono quelli che fanno la differenza dentro e fuori dal campo dando l'esempio. Pulisic e Gabbia erano leader per l'esempio che davano. Per quanto riguarda il sigaro, non volevo fare nessuno show, ma qualcosa che fosse normale, è una cosa che faccio sempre, l'ho fatto più volte nella mia carriera".
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