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Il calcio italiano si trova, per l'ennesima volta, di fronte allo specchio, costretto a fare i conti con una crisi sportiva senza precedenti: la terza clamorosa esclusione consecutiva dalla fase finale dei Mondiali. In questo clima di profonda delusione e di necessarie riforme, l'Assemblea della Lega Serie A ha deciso di fare la voce grossa in vista delle elezioni del prossimo 22 giugno per il post-Gravina, indicando ufficialmente Giovanni Malagò come candidato alla presidenza della FIGC. Una presa di posizione forte, appoggiata da 18 club su 20 (con le sole eccezioni di Lazio e Verona), che mira a scardinare gli attuali equilibri e a riportare la massima serie calcistica al centro delle decisioni istituzionali.
Dopo i continui fallimenti della Nazionale e l'impoverimento dei settori giovanili, i grandi club hanno compreso la necessità di schierare un vero e proprio "uomo forte". Malagò possiede l'autorevolezza istituzionale e le capacità diplomatiche indispensabili per dialogare con il Governo e avviare quella profonda ristrutturazione del calcio italiano che non può più essere rimandata. In un panorama politico in cui il peso elettorale della Serie A vale solo il 18% contro, ad esempio, il 34% della Lega Nazionale Dilettanti che intende proporre Giancarlo Abete, candidare un profilo del suo calibro significa giocare la carta del leader carismatico, capace di attrarre consensi trasversali e mettere d'accordo tutte le componenti di un sistema ormai in stallo.
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A rafforzare questa investitura c'è un curriculum dirigenziale di primissimo livello, maturato ai vertici dello sport nazionale. Nei suoi mandati come presidente del CONI, durati ininterrottamente dal 2013 al 2025, Malagò ha dimostrato eccezionali doti di navigazione in acque burrascose, difendendo l'autonomia dello sport dalle ingerenze politiche e garantendo una stabilità che ha fruttato record storici di medaglie. Ma, soprattutto, è stato il volto e il motore istituzionale per la trionfale assegnazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Un traguardo diplomatico che lo ha consacrato a livello internazionale e che oggi rappresenta la sua più grande garanzia di efficienza organizzativa.
Prima di diventare presidente del CONI nel 2013, la carriera di Giovanni Malagò si è sviluppata intrecciando imprenditoria e sport. Come amministratore delegato della Samocar, azienda di famiglia concessionaria di marchi di lusso come Ferrari e Maserati, ha affinato eccezionali doti manageriali. Parallelamente, ha costruito il suo solido profilo di dirigente sportivo. Il punto di svolta è arrivato nel 1997 con l'elezione a presidente del prestigioso Circolo Canottieri Aniene di Roma, trasformato sotto la sua guida in una fucina di medaglie olimpiche. Questa brillante esperienza, unita al successo raccolto come presidente del comitato organizzatore dei Mondiali di Nuoto di Roma 2009, lo ha consacrato ai vertici.
Le indiscrezioni di queste ore rivelano che, in caso di elezione, Malagò avrebbe già in mente la ricetta per curare l'Italia. Il piano per rilanciare la Nazionale azzurra prevederebbe un tandem d'eccezione: Claudio Ranieri nel ruolo di Direttore Tecnico e, in prima linea, Massimiliano Allegri come nuovo CT.
L'attuale allenatore del Milan, il cui futuro in rossonero resta in bilico nonostante le dichiarazioni di facciata, rappresenta il profilo ideale secondo Malagò: un tecnico estremamente pragmatico, abituato a gestire pressioni asfissianti e maestro nel blindare i gruppi nei momenti di difficoltà. L'idea di affidargli il compito di ricostruire l'orgoglio azzurro sta diventando molto più di un semplice rumor radiofonico: una vera e propria mossa elettorale per dimostrare che, con questo nuovo corso, la Federazione punterebbe immediatamente alla solidità e ai risultati, abbandonando gli esperimenti.
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