DerbyDerbyDerby Calcio Italiano Il tacco di Pastore e una partita sfuggita di mano: Roma-Atalanta 3-3 nell’agosto 2018

Il tacco di Pastore e una partita sfuggita di mano: Roma-Atalanta 3-3 nell’agosto 2018

Jennifer Saviotti
La magia dell’argentino aprì il debutto stagionale all’Olimpico, poi l’Atalanta travolse la Roma nel primo tempo. Nella ripresa la squadra di Di Francesco risalì dall’1-3 fino al pareggio arrivato all’82’.

Settantaquattro secondi. Cengiz Ünder arrivò sul fondo dalla destra, alzò lo sguardo e mise il pallone alle spalle di Javier Pastore. L’argentino era entrato in area quasi senza farsi notare, con la porta alle proprie spalle. Non ebbe bisogno di girarsi. Allungò il piede destro e colpì di tacco. La palla attraversò l’area, toccò il palo e finì alle spalle di Pierluigi Gollini.

Era il primo gol di Pastore con la maglia della Roma, alla sua prima partita davanti al pubblico dell’Olimpico. Un gesto elegante e improvviso, arrivato prima ancora che Roma-Atalanta entrasse davvero nel vivo. Il 27 agosto 2018 la squadra di Eusebio Di Francesco pareggiò 3-3 contro l’Atalanta al termine di una gara divisa in due. La Roma segnò per prima, perse progressivamente il controllo del campo e si ritrovò sotto di due reti all’intervallo. Nella ripresa cambiò assetto e intensità, fino a recuperare almeno un punto.

La prima di Pastore all’Olimpico

La Roma arrivava al debutto casalingo dopo la vittoria ottenuta sul campo del Torino nella prima giornata. Allo stadio Grande Torino aveva deciso Edin Džeko con una conclusione al volo nel finale. Contro l’Atalanta bastò poco più di un minuto per sbloccare il risultato.

Di Francesco aveva spostato Pastore nel tridente offensivo, sulla sinistra, accanto a Džeko e Ünder. Il nuovo acquisto giallorosso trovò subito il modo di presentarsi ai 41.725 spettatori dell’Olimpico. L’azione sembrava essersi sviluppata troppo alle sue spalle. Pastore la trasformò con un movimento istintivo: il tacco indirizzò il cross di Ünder verso l’angolo più lontano e sorprese Gollini. Dentro quella giocata c’era molto di ciò che la Roma cercava dall’ex Paris Saint-Germain: tecnica, leggerezza e la capacità di vedere una soluzione prima degli altri.

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Il vantaggio avrebbe dovuto facilitare la serata ma, accadde il contrario.

Javier Pastore dell'AS Roma durante la partita di Serie A tra AS Roma e Atalanta a Roma, Italia, il 27 agosto 2018. (Foto di Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

La Roma lasciò progressivamente pallone e campo all’Atalanta, che aumentò il ritmo e cominciò ad arrivare con continuità vicino alla porta di Robin Olsen. La squadra di Gian Piero Gasperini aveva giocato quattro giorni prima contro il Copenaghen nei playoff di Europa League e si presentò all’Olimpico con otto cambi rispetto alla formazione schierata in coppa. Il turnover non ne diminuì l’intensità e, dopo il tacco di Pastore, la partita cominciò a sfuggire dalle mani dei giallorossi.

Tre gol dell’Atalanta in diciannove minuti

Al 19’ Duván Zapata colpì il palo con una conclusione rasoterra. Sulla respinta arrivò Timothy Castagne, rapido nel depositare in rete il pallone dell’1-1, e la Roma non ebbe nemmeno il tempo di riorganizzarsi. Tre minuti più tardi Zapata guidò una nuova ripartenza, trovò spazio nella difesa giallorossa e servì Emiliano Rigoni. L’argentino superò Olsen e completò il sorpasso:il gol di Pastore sembrava già lontano.

Il centrocampo formato da Bryan Cristante, De Rossi e Pellegrini faticava a contenere le accelerazioni atalantine. Ogni pallone perso apriva una transizione, ogni tentativo della Roma di avanzare lasciava spazio alle spalle. Poco prima della mezz’ora De Rossi fermò Pašalić lanciato verso la porta. Fu soltanto un rinvio.

Bryan Cristante durante la partita di calcio italiana di Serie A tra A.S. Roma e Chievo allo Stadio Olimpico di Roma, il 16 settembre 2018. (Foto di Silvia Lore/NurPhoto tramite Getty Images)

Al 38’ Pašalić trovò Rigoni in area. L’attaccante arrivato dallo Zenit, controllò e batté ancora Olsen, firmando una doppietta al suo esordio in Serie A. Diciannove minuti erano bastati all’Atalanta per segnare tre volte.

Il primo tempo si chiuse sull’1-3, tra i fischi dell’Olimpico. La Roma era passata dalla bellezza improvvisa del tacco di Pastore a una situazione che rischiava di compromettere il suo esordio casalingo.

Due cambi e una Roma diversa

Di Francesco intervenne durante l’intervallo. Fuori Cristante e Pellegrini, dentro Steven Nzonzi e Justin Kluivert. Pastore arretrò a centrocampo, mentre l’olandese occupò una posizione più avanzata.

La Roma tornò in campo con maggiore energia. Attaccò con continuità, recuperò metri e costrinse l’Atalanta a difendere più vicino alla propria area. Gollini fermò Ünder, Džeko mandò fuori di testa e Pastore calciò sopra la traversa. Al 60’ Florenzi ricevette il pallone in posizione centrale, accelerò palla al piede e si infilò nello spazio tra i difensori. Arrivato al limite dell’area, lasciò partire un sinistro rasoterra che superò Gollini.

Il 2-3 riaprì la partita e restituì voce all’Olimpico. Poco più tardi, però, Florenzi dovette lasciare il campo per un problema al ginocchio e, al suo posto entrò Schick e la Roma cambiò ancora, continuando a inseguire il pareggio con una formazione sempre più offensiva. L’Atalanta che nel primo tempo aveva attaccato gli spazi cominciò ad arretrare. La Roma portò uomini in avanti e schiacciò i nerazzurri intorno alla loro area.

Mancava ancora un gol.

Manolas completa la rimonta

All’82’ un calcio di punizione venne scodellato dentro l’area atalantina. Il pallone attraversò il gruppo di giocatori raccolti davanti alla porta e raggiunse Kostas Manolas, che anticipò gli avversari e trovò da pochi passi il tocco del 3-3.

Era ancora il difensore greco, pochi mesi dopo la notte contro il Barcellona, ad arrivare nel punto in cui la Roma aveva bisogno di lui. Questa volta non c’era una qualificazione europea da conquistare, ma una partita che sembrava perduta da rimettere in piedi. Restavano più di dieci minuti, recupero compreso. La Roma provò persino a completare il ribaltamento. Gollini respinse una conclusione ravvicinata di Schick, mentre nel recupero Castagne fermò Kluivert prima che l’olandese riuscisse a calciare.

Al fischio dell’arbitro Michael Fabbri il punteggio era ancora 3-3, e la Roma aveva evitato la sconfitta dopo essere stata sotto di due gol, cosa che in campionato non le riusciva dal derby contro la Lazio del gennaio 2015. Il punto, però, non cancellava quanto accaduto nei primi 45 minuti. L’Atalanta aveva mostrato organizzazione, ritmo e profondità anche senza diversi titolari; la squadra di Di Francesco aveva avuto bisogno dell’intervallo e di due sostituzioni per ritrovarsi.

Dal tacco di Pastore al pareggio di Manolas

Quando l’arbitro Fabbri fischiò la fine, erano trascorsi più di novanta minuti dal colpo di tacco con cui Pastore aveva aperto la serata. Nel mezzo erano arrivati i tre gol dell’Atalanta, i fischi dell’Olimpico, i cambi di Di Francesco e la reazione della Roma. La rete di Manolas aveva evitato la sconfitta, senza cancellare un primo tempo nel quale i giallorossi avevano perso distanze e controllo della partita. L’Atalanta lasciò invece l’Olimpico con il rimpianto di non aver difeso il doppio vantaggio costruito prima dell’intervallo.

Konstantinos Manolas dell'AS Roma festeggia il terzo gol durante la partita di Serie A tra AS Roma e Atalanta a Roma, Italia, il 27 agosto 2018. (Foto di Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

Il 3-3 rimase in bilico fino agli ultimi secondi. Schick trovò la risposta di Gollini, Kluivert venne fermato al momento del tiro. Una partita iniziata dopo appena 74 secondi si chiuse soltanto sull’ultima occasione.

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