Jonathan Klinsmann racconta lo shock per l'infortunio: "Ho rischiato la paralisi"
Il portiere del Cesena Jonathan Klinsmann sta vivendo un vero e proprio incubo sul campo da calcio. Durante la scorsa stagione, il ventinovenne si è scontrato duramente con il venticinquenne Filippo Ranocchia del Palermo e ha capito immediatamente la gravità della situazione. L'estremo difensore racconta quegli attimi di puro terrore al quotidiano Bild: "Sono andato a terra e mi sono seduto lì per un secondo e ho pensato: 'Uff, questo ha fatto male.' Poi mi sono rotolato sulla schiena e ho sentito il mio collo contrarsi improvvisamente. È stato come in un incidente d'auto".
In un primissimo momento, il giocatore scambia il grave trauma per una semplice commozione cerebrale o un colpo di frusta, mentre il cuoio capelluto sanguina e le orecchie fischiano fastidiosamente. Il dolore al collo aumenta vertiginosamente al momento di alzarsi, bloccando ogni movimento della testa. Klinsmann descrive la sua reazione istintiva per arginare i danni: "Ho detto ai miei difensori centrali che dovevano semplicemente tenere la palla. Poi ho cercato di stare il più fermo possibile".
La diagnosi shock e l'intervento chirurgico a Heidelberg
Il giocatore ignora un dettaglio fondamentale in quei concitati istanti. Ogni singolo movimento sbagliato rischia di aggravare irrimediabilmente la tremenda lesione. Gli esami medici rivelano infatti un quadro clinico assolutamente devastante. Il portiere rompe la prima vertebra cervicale e subisce gravi danni ai legamenti del collo, sfuggendo per un puro miracolo a una possibile paralisi permanente. Lo stesso atleta ammette la gravità del momento: "Non so se sarei sopravvissuto. È stata una grande fortuna. Ero a soli due minuti dal fatto che potesse andare in una direzione molto, molto peggiore: che non avrei mai più giocato a calcio, che non avrei mai più camminato".I sanitari trasportano il ferito in un ospedale di Palermo subito dopo la partita. Il giorno seguente, il ragazzo prende una decisione cruciale insieme ai suoi consulenti e al padre sessantaduenne Jürgen Klinsmann. Scelgono la città tedesca di Heidelberg come opzione migliore per l'immediato trattamento medico. Il portiere affronta l'operazione con coraggio e ricorda il suo risveglio in sala: "Quando ho riaperto gli occhi, ho subito chiesto come fosse andata l'operazione. Il medico mi ha chiesto come mi sentissi, ma io volevo solo sapere se avesse avuto successo". I chirurghi rimettono tutto al proprio posto con grande perizia e pochi giorni dopo il ragazzo ricomincia a camminare con immensa cautela.
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Il sogno Mondiale in frantumi e la nuova prospettiva
Il gravissimo infortunio distrugge purtroppo il più grande sogno sportivo del calciatore, ovvero la partecipazione ai Mondiali con la maglia degli Stati Uniti, torneo ormai consegnato agli archivi. Nell'agosto dell'anno precedente, la federazione nomina Klinsmann per la prima volta per la nazionale e il ragazzo spera ardentemente di conquistare un posto fisso nel team guidato dall'allenatore Mauricio Pochettino in vista della rassegna iridata. Il crudele destino stravolge totalmente i piani e cancella la sua presenza al torneo mondiale appena trascorso, lasciando un enorme punto interrogativo sulla data del suo effettivo ritorno in campo.I medici considerano del tutto improbabile un rientro nell'attuale stagione agonistica e prevedono un possibile ritorno all'attività professionale direttamente nell'annata 2027/28. Nonostante il lungo calvario riabilitativo che lo attende, il portiere accetta la dura realtà dei fatti con una maturità straordinaria: "Questo sentimento di delusione e rabbia è minuscolo in confronto a quanto sono felice di essere qui e di poter camminare".
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