Montella nel maggio 2001: il gol all’Atalanta che avvicinò la Roma allo Scudetto
Quattro minuti. Tanto bastò a Hidetoshi Nakata per cambiare Roma-Atalanta. Entrò al posto di Francesco Totti al 59’, raggiunse l’angolo tra la Curva Sud e la Tribuna Tevere e mise il pallone al centro dell’area. Vincenzo Montella anticipò la difesa bergamasca e batté Ivan Pelizzoli con il sinistro. Poi allargò le braccia e decollò davanti a più di sessantamila persone. Era il 63’ del 12 maggio 2001. La Roma conduceva 1-0 e il sogno Scudetto sembrava un po’ più vicino.
Sei giorni prima, al Delle Alpi, la squadra di Fabio Capello aveva evitato una sconfitta che avrebbe rimesso la Juventus pienamente in corsa. Sotto di due reti dopo appena sei minuti, aveva rimontato nel finale proprio con Nakata e Montella: il giapponese aveva accorciato le distanze al 79’, l’Aeroplanino aveva raccolto una respinta di Edwin van der Sar e segnato il 2-2 allo scadere. Contro l’Atalanta non serviva un’altra rimonta, serviva trovare un varco.
Un pomeriggio complicato all’Olimpico
Sugli spalti dell’Olimpico c’erano 64.013 spettatori. In campo, invece, lo spazio sembrava restringersi a ogni azione. L’Atalanta di Giovanni Vavassori chiudeva le linee di passaggio, rallentava la manovra romanista e costringeva la capolista a una gara di pazienza.
Capello schierò insieme Totti, Batistuta e Montella, ma il peso offensivo della formazione giallorossa non bastò a sbloccare il primo tempo. All’intervallo il risultato era ancora fermo sullo 0-0 e la Roma aveva già perso Aldair, costretto a lasciare il posto ad Amedeo Mangone per un infortunio al ginocchio. All’inizio della ripresa arrivò anche il momento più pericoloso per i padroni di casa. Marco Nappi si presentò davanti a Francesco Antonioli, che riuscì a fermarlo e a tenere in equilibrio la partita. In una gara così bloccata, sarebbe bastato un episodio a cambiarne la direzione.
La Roma lo trovò dalla panchina.
Capello ripete la mossa di Torino
Al 59’ Capello richiamò Totti e inserì Nakata, riproponendo il cambio che aveva trasformato la partita contro la Juventus. Dagli spalti arrivarono gli applausi per il capitano, accompagnati da qualche rumore di disapprovazione per la scelta dell’allenatore. Totti lasciò il terreno di gioco visibilmente contrariato.
Quattro minuti più tardi Nakata raggiunse la bandierina e batté un calcio d’angolo verso il cuore dell’area. Montella si mosse prima dei difensori, trovò il pallone e superò Pelizzoli. Un gesto rapido, quasi senza preparazione: uno di quei movimenti sui quali l’attaccante di Pomigliano d’Arco aveva costruito buona parte della propria carriera:era la sua undicesima rete in quel campionato e la diciassettesima della stagione tra Serie A e coppe. Avrebbe concluso l’annata con 13 gol in campionato e 18 complessivi, pur partendo titolare soltanto in una parte delle gare. Davanti a lui, nelle gerarchie offensive, c’era Batistuta, dentro l’area, però, Montella continuava a trovare il modo di farsi vedere.
Roma-Atalanta aveva finalmente il suo gol.
I tre punti della pazienza
Dopo il vantaggio la Roma non cercò lo spettacolo. Difese il risultato, accettò la sofferenza e accompagnò i minuti verso il fischio finale dell’arbitro Treossi. L’Atalanta tentò di reagire, senza riuscire a riprendere la gara.
Nel dopopartita Capello sottolineò soprattutto la pazienza della squadra e la sua capacità di non cadere nella trappola tattica preparata dai bergamaschi. Montella mise l’accento sul valore di una rete che aveva permesso alla Roma di vincere una partita difficile e di avvicinarsi al titolo. Il presidente Franco Sensi assegnò pubblicamente un dieci e lode all’attaccante, invitando però l’ambiente a conservare la calma: mancavano ancora quattro giornate.
La classifica spiegava il peso di quel pomeriggio meglio di qualsiasi commento. La Roma salì a 67 punti, con la Lazio ferma a 62 e la Juventus a 61. Cinque lunghezze sulla seconda, sei sulla terza. Il campionato restava aperto, ma un altro ostacolo era ormai alle spalle. Il calendario avrebbe portato la squadra di Capello a Bari, poi all’Olimpico contro il Milan, a Napoli e infine alla sfida decisiva con il Parma. Montella avrebbe segnato ancora: contro i rossoneri, evitando la sconfitta, e il 17 giugno, nella festa del 3-1 che consegnò alla Roma il 3º Scudetto della sua storia.
Montella, i gol che tennero in quota la Roma
Nella memoria di quella stagione, il pareggio di Torino conserva inevitabilmente uno spazio più grande. La partenza feroce della Juventus, l’ingresso di Nakata, la respinta di Van der Sar e Montella che arriva sul pallone del 2-2: una sequenza entrata nel racconto dello Scudetto.
La settimana successiva non ci furono una grande rimonta né un avversario diretto da respingere. C’erano un’Atalanta ordinata, una porta che sembrava non volersi aprire e il tempo che scorreva sull’Olimpico. Poi Nakata sistemò il pallone dalla bandierina, ma l’Aeroplanino si mosse prima degli altri.
Al fischio finale la Roma conservava cinque punti di vantaggio sulla Lazio e aveva ancora quattro partite davanti. L’Aeroplanino ripiegò le braccia, la folla lasciò lo stadio e quel sabato di maggio prese posto, quasi in silenzio, nel cammino verso il 17 giugno.
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