Nesta: "I giovani italiani? Cresciamo polli d'allevamento"
Essere Campione del mondo nel 2006 con l'Italia e ritrovarsi, vent'anni dopo, a vivere un Mondiale da ambasciatore FIFA mentre la propria Nazionale non c'è, deve essere una sensazione difficile da digerire. Alessandro Nesta ha scelto di esserci lo stesso, a Toronto, con la maglia da leggenda addosso e dalla vetrina del Mondiale ha rilasciato alla Gazzetta dello Sport parole che pesano come macigni.
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Un atto dovuto
La presenza di Nesta in Canada non è casuale e ai microfoni della Gazzetta la racconta cosi: "Essere qui è un atto dovuto dopo la delusione del Mondiale", spiega, "abbiamo risposto subito presente alla convocazione del presidente Infantino". L'ex difensore conosce bene il Nord America, dove ci ha vissuto e giocato con la maglia del Montreal Impact, sapendo quanto conti il calore della comunità italiana residente lì.
L'Italia e il vuoto generazionale
Il perchè gli Azzurri del 2006 restino ancora i più amati è presto detto, secondo Nesta: "Dopo di noi c'è stato il vuoto, nessun successo a parte l'Europeo. Abbiamo fatto parte di una generazione clamorosa e in più abbiamo vinto". Una sentenza che trova conferma nei fatti: l'Italia è rimasta fuori dal Mondiale per tre edizioni consecutive, dopo le eliminazioni con Svezia nel 2017, la Macedonia nel 2022 e la Bosnia ai rigori nel 2026. Un'anomalia senza precedenti nella storia azzurra.Le cause, per Nesta, sono sistematiche: "Abbiamo completamente perso la nostra identità italiana e siamo andati a scopiazzare in giro. È mancato l'interesse dei club verso i giovani". L'attacco più duro è però sul modello di formazione: "Già dai 12/13 anni si parla di schemi e moduli, quando invece si dovrebbero sviluppare creatività e dribbling. Oggi, passatemi il termine, si crescono polli d'allevamento, tutti uguali, bravi a palleggiare ma senza genio".
Il Milan: confusione e ricette per risalire
Sull'altra grande ferita italiana, il declino del suo Milan dove ha giocato per dieci stagioni, Nesta è diretto: "Max Allegri ha le sue responsabilità, come ce l'hanno tutti i giocatori, ma il vero problema è stata la grande confusione interna del club". La ricetta per uscirne è però semplice secondo il difensore: "Non è difficile ristrutturare un club se metti le persone giuste nel ruolo giusto. Ad ognuno compiti e responsabilità precise. Sul mercato? Serve un grande centravanti". Conclude l'ex leggenda rossonera.© RIPRODUZIONE RISERVATA