DerbyDerbyDerby Editoriali Di Lorenzo ritrova il Franchi: dall’esordio col Napoli ai due scudetti

Di Lorenzo ritrova il Franchi: dall’esordio col Napoli ai due scudetti

Jennifer Saviotti
Firenze ritrova Di Lorenzo sette anni dopo l’esordio in azzurro: oggi è il capitano del Napoli e ha già sollevato due Scudetti.

Il 24 agosto 2019, al Franchi, Giovanni Di Lorenzo era uno dei volti nuovi del Napoli. Quella sera, però, gli occhi erano altrove: sui sette gol di una partita senza pause, sulla doppietta di Lorenzo Insigne, sull’esordio in Serie A di Franck Ribéry con la maglia della Fiorentina. Di Lorenzo aveva 26 anni, arrivava dall’Empoli e giocò tutti i novanta minuti sulla fascia destra della difesa di Carlo Ancelotti.

Sette anni dopo torna nello stesso stadio da capitano. In mezzo ci sono più di 300 partite con il Napoli, due Scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e un contratto che, da poche settimane, è stato prolungato fino al 2030. C’è soprattutto una storia che nel 2019 era difficile prevedere nelle sue proporzioni. Di Lorenzo arrivò a Napoli per occupare la corsia destra e con il tempo è diventato uno dei pochi punti di continuità tra squadre, allenatori e stagioni profondamente diverse. Firenze conserva l’inizio di tutto.

Quella prima sera al Franchi

La formazione scelta da Ancelotti aiuta a rimettere quella partita nel suo tempo. Meret in porta; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly e Mario Rui in difesa. Poi Allan, Zielinski, Callejon, Ruiz, Insigne e Mertens.

Il Napoli andò sotto dopo nove minuti per il rigore trasformato da Pulgar. Mertens e Insigne ribaltarono il risultato prima dell’intervallo, Milenkovic pareggiò nella ripresa, Callejon riportò avanti gli azzurri. Boateng fece 3-3, poi ancora Insigne, di testa, chiuse una partita che sembrava non voler finire. Al 78’ Montella mandò in campo anche Ribéry per il suo debutto italiano, mentre Di Lorenzo rimase sulla destra fino al fischio finale.

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Era alla prima presenza ufficiale con il Napoli dopo due stagioni all’Empoli, l’ultima delle quali in Serie A. Una settimana dopo avrebbe segnato il suo primo gol in azzurro allo Stadium contro la Juventus, in un’altra partita terminata 4-3. Il primo trofeo arrivò già alla fine di quella stagione, con la Coppa Italia conquistata ai rigori proprio contro la Juve. Nel frattempo la maglia da titolare era diventata rapidamente sua e negli anni successivi lo sarebbe rimasta.

La fascia dopo Insigne, Mertens e Koulibaly

Tre anni dopo quell’esordio, il Napoli cambiò molto in una sola estate. Insigne salutò dopo dieci stagioni in prima squadra, Mertens lasciò da miglior marcatore della storia del club e Koulibaly dopo otto anni al centro della difesa. Tre figure che avevano rappresentato a lungo il Napoli sparirono insieme dallo spogliatoio di Luciano Spalletti. Di Lorenzo ne raccolse l’eredità da capitano.

Il 21 agosto 2022 guidò per la prima volta la squadra al Maradona nella vittoria contro il Monza. A fine partita parlò dell’emozione di quella serata e definì quella squadra l’inizio di un “nuovo ciclo”. Lo era davvero. Kim Min-jae aveva preso il posto di Koulibaly, Kvaratskhelia stava cominciando a farsi conoscere dalla Serie A e Osimhen si preparava alla stagione più importante della sua carriera napoletana.

Per Di Lorenzo cambiavano anche le responsabilità, mentre sul campo continuava a essere il terzino che aveva convinto il Napoli a prenderlo dall’Empoli. I numeri pubblicati dal club al termine di quella stagione raccontano quanto fosse centrale per Spalletti: in Serie A giocò 3.257 minuti, più di qualsiasi altro calciatore del Napoli, con tre gol e tre assist, disputando 37 delle 38 giornate di campionato.

NAPOLI, ITALIA - 30 AGOSTO: Giovanni Di Lorenzo della SCC Napoli in azione durante la partita di Serie A tra SSC Napoli e Como 1907 allo Stadio Diego Armando Maradona il 30 agosto 2026 a Napoli, Italia. (Foto di SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

Il 4 maggio 2023 era in campo anche a Udine. Finì 1-1, quanto bastava per chiudere un’attesa durata 33 anni: il Napoli era campione d’Italia per la terza volta nella sua storia e Di Lorenzo il capitano che avrebbe sollevato la coppa al Maradona. Quattro anni prima, nella sua prima formazione azzurra al Franchi, quel ruolo apparteneva a Lorenzo Insigne. Adesso era il suo.

Dallo Scudetto all’estate più difficile

La stagione successiva cambiò completamente il quadro. Il Napoli campione d’Italia perse presto contatto con le prime posizioni, attraversò tre gestioni tecniche e terminò il campionato al decimo posto. Per Di Lorenzo furono mesi pesanti anche sul piano personale: il rapporto con una parte della tifoseria si incrinò e l’ultima gara casalinga contro il Lecce portò anche dei fischi al momento della sostituzione. Qualche settimana più tardi, l’ipotesi di lasciare Napoli uscì dalle indiscrezioni di mercato e diventò qualcosa di più concreto.

A chiarire direttamente il suo stato d’animo fu Di Lorenzo l’11 luglio 2024, con una lettera ai tifosi affidata ai canali ufficiali del club. Definì quei dodici mesi i più duri della sua carriera e ammise che l’idea di andare via lo aveva sfiorato. Raccontò anche di aver percepito la delusione dei tifosi e di essersi sentito, in quel momento, abbandonato dalla società. Il passaggio dallo Scudetto a una stagione chiusa al decimo posto aveva lasciato segni anche nel capitano.

NAPOLI, ITALIA - 9 SETTEMBRE: Giovanni Di Lorenzo della SSC Napoli durante la partita della prima giornata della fase campionato della UEFA Champions League 2026/27 tra SSC Napoli e Arsenal FC allo stadio Diego Armando Maradona, il 9 settembre 2026 a Napoli, Italia. (Foto di Maurizio Lagana/Getty Images)

Nel frattempo a Napoli era arrivato Antonio Conte. Di Lorenzo parlò con il nuovo allenatore, con il direttore sportivo Giovanni Manna e con Aurelio De Laurentiis. Due settimane dopo quella lettera, il 26 luglio, tornò sull’argomento durante una conferenza stampa nel ritiro di Castel di Sangro. Spiegò che Conte, Manna e De Laurentiis avevano avuto un ruolo importante nel ricomporre la situazione, precisando però di essere rimasto perché voleva continuare a giocare nel Napoli.

Restava anche una fiducia da recuperare. Parlando dei fischi ricevuti contro il Lecce e di quella parte della tifoseria ancora delusa, Di Lorenzo spiegò quale sarebbe stata la sua risposta: “Preferisco parlar poco e parlare coi fatti”.

Un altro Scudetto, due anni dopo

La risposta arrivò durante la stagione. Il Napoli di Conte tornò subito a competere per il titolo e il 23 maggio 2025 si presentò all’ultima giornata con il destino nelle proprie mani: al Maradona serviva battere il Cagliari per tenere dietro l’Inter.

McTominay sbloccò la partita con una rovesciata nel primo tempo, Lukaku segnò il 2-0 nella ripresa e poco prima delle undici di sera il Napoli era campione d’Italia per la quarta volta. Di Lorenzo poteva alzare un altro Scudetto, il secondo da capitano nel giro di tre stagioni, conquistato con un allenatore diverso e dopo l’annata nella quale la sua permanenza era stata messa seriamente in discussione.

NAPOLI, ITALIA - 26 MAGGIO: Giovanni Di Lorenzo della SSC Napoli festeggia sollevando il trofeo della Serie A a bordo del pullman della squadra, in seguito alla vittoria dello Scudetto da parte del club, il 26 maggio 2025 a Napoli, Italia. (Foto di SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

A dicembre sarebbe arrivata anche la Supercoppa Italiana, un altro trofeo da aggiungere a una storia che intanto continuava ad allungarsi nei numeri. Il 25 gennaio 2026, contro la Juventus, Di Lorenzo ha raggiunto le 300 presenze con il Napoli. Il 2 settembre il club ha annunciato il prolungamento del suo contratto fino al 30 giugno 2030 e, nel comunicato ufficiale, ha aggiornato il bilancio del capitano a 307 presenze e 20 gol in azzurro.

Firenze, sette anni dopo

Di quella formazione schierata da Ancelotti contro la Fiorentina è rimasto soltanto Di Lorenzo. Manolas ha lasciato Napoli nel 2021, Insigne, Mertens e Koulibaly nell’estate del 2022. Callejon era già andato via due anni prima, Allan nel 2020, Ruiz e Ospina al termine della stagione 2021/22. Sono cambiati gli allenatori, i compagni, le ambizioni e le aspettative intorno alla squadra, mentre il numero 22 è rimasto sulla corsia destra.

Domenica il Franchi lo vedrà entrare ancora una volta con la maglia del Napoli. Avrà 33 anni, più di 300 presenze in azzurro e sarà il capitano di una squadra molto diversa da quella con cui arrivò a Firenze nell’agosto del 2019. Allora, sul tabellino di Fiorentina-Napoli, il nome di Giovanni Di Lorenzo compariva per la prima volta. Stavolta, accanto, ci sarà una “C”.

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