Federico Gatti, dalla Promozione alla Serie A: il percorso che lo ha portato alla Juventus
Ci sono carriere che nascono nei settori giovanili dei grandi club, tra strutture all'avanguardia e allenamenti quotidiani sotto gli occhi degli osservatori, e poi c'è quella di Federico Gatti, costruita molto più lontano dai riflettori. Prima della Juventus, prima della Serie A e prima di essere un calciatore di livello internazionale, il difensore piemontese ha conosciuto i campi della Promozione e dell'Eccellenza, alternando il calcio al lavoro per aiutare la propria famiglia mentre provava a coltivare il suo sogno.
Attualmente sono 137 presenze e 11 gol per Gatti con la Juve, e sembrano numeri destinati a crescere in bianconero nonostante le voci insistenti di ogni estate che lo allontanano da Torino.
Federico Gatti, dagli inizi alla Juventus: la scaletta del suo successo
Nato a Rivoli nel 1998, Gatti è cresciuto calcisticamente tra Chieri, Torino e Alessandria, ma il suo percorso nei settori giovanili non fu sufficiente per spalancargli le porte del calcio professionistico. Nel 2015 arrivò così al Pavarolo, dove iniziò a confrontarsi con il calcio dei grandi a livello dilettantistico. Fu proprio in quegli anni che dovette dividersi tra il pallone e il lavoro: faceva il muratore, il serramentista prima di presentarsi al campo per allenarsi la sera.
Una routine faticosa, che però contribuì notevolmente a costruire il carattere che ora tutti vediamo durante le partite. Nel frattempo arrivarono anche i primi segnali che qualcosa stava cambiando. Dopo il Pavarolo e il Saluzzo infatti, nel 2018 fu il Verbania a puntare su di lui. Con la squadra piemontese vinse il campionato di Eccellenza e conquistò la Serie D, iniziando finalmente la scalata verso il calcio professionistico.
Nell'estate del 2022 Gatti arrivò finalmente alla Juventus e si guadagnò progressivamente il suo spazio, chiudendo la prima stagione con 27 presenze e 2 gol pesantissimi in Europa League contro Sporting Lisbona e Siviglia (allo scadere nell'andata delle semifinali). Nello stesso periodo arrivò anche la Nazionale, completando una scalata che soltanto pochi anni prima sembrava quasi impossibile.
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