DerbyDerbyDerby Editoriali Genoa e Napoli, due modi diversi di vivere la memoria

Genoa e Napoli, due modi diversi di vivere la memoria

Jennifer Saviotti
A Genova la Fondazione Genoa conserva e studia le tracce del club dal 1893. A Napoli il Centenario del 2026 ha riportato il passato azzurro tra piazze, maglie, cimeli e tifosi.

La memoria non ha una sola forma. Può stare dentro una fotografia ingiallita, in una pagina d’archivio, nella voce di chi racconta una partita di tanti anni fa. Oppure può finire per strada, su una maglia, in una piazza, nello sguardo di un tifoso. È quello che succede nel 2026 a Genova e Napoli, due città che hanno scelto di raccontare il proprio rapporto con il calcio partendo da date e percorsi differenti. Il Genoa guarda al 7 settembre 1893, data della propria fondazione, mentre il Napoli festeggia invece il riferimento simbolico del 1° agosto 1926, senza dimenticare le esperienze calcistiche che lo hanno preceduto.

Quasi trentatré anni di differenza tra le due date. Da una parte una storia che ha superato i 130 anni, dall’altra un Centenario che per una stagione ha portato il passato azzurro al centro della vita cittadina. In mezzo, come sempre, ci sono persone, luoghi, trofei e ricordi.

Genoa, quando la storia si mette in archivio

Al Porto Antico di Genova la memoria rossoblù ha una casa. Il Museo della Storia del Genoa raccoglie maglie, trofei, fotografie, documenti e testimonianze, ma il lavoro della Fondazione Genoa 1893 ETS va molto oltre l’esposizione. Nata nel 2006, la Fondazione conserva e studia il patrimonio del club attraverso un archivio storico, uno fotografico, uno audiovisivo, la storia orale e una biblioteca. I materiali vengono riordinati, digitalizzati e inventariati anche per permettere a studenti e ricercatori di utilizzarli.

Tra quelle carte e quelle fotografie ci sono anche storie che sembrano appartenere a un calcio ormai lontanissimo. Una di queste è quella di James Richardson Spensley, il medico inglese arrivato al Genoa nel 1896 e diventato una delle figure centrali delle origini rossoblù. Nel giugno 2026 la Fondazione ha ricordato Franco Savelli, tifoso e studioso che per anni ha seguito le tracce di Spensley. Savelli partecipò alle ricerche condotte a Londra che portarono all’individuazione della tomba del pioniere rossoblù. La ricerca storica, in questo caso, non si è fermata alle pagine di un libro. Ha portato qualcuno a seguire le tracce di un uomo vissuto più di un secolo fa, fino a ritrovarne il luogo di sepoltura.

Il rapporto con il territorio è un altro pezzo importante del lavoro della Fondazione. A marzo, il progetto “Genova è il Genoa” ha raccontato il legame tra il club e la città attraverso una mappa fatta di strade, persone e luoghi simbolo. L’iniziativa ha coinvolto studiosi e ricercatori e ha riportato ancora una volta Spensley al centro del racconto. Nel 2026 il Museo ha inoltre celebrato i primi vent’anni della Fondazione con una mostra dedicata al proprio percorso, affiancata da altri progetti espositivi sulla memoria sportiva e sull’identità culturale rossoblù. A Genova il passato del club ha quindi trovato un posto dove essere conservato, consultato e rimesso in circolo.

GENOVA, ITALIA - 15 SETTEMBRE: I tifosi del Genoa sventolano le loro bandiere prima del fischio d'inizio della partita di Serie A tra Genoa CFC e AS Roma allo Stadio Luigi Ferraris il 15 settembre 2024 a Genova, Italia. (Foto di Getty Images/Getty Images)

Napoli, quando il passato esce dal museo

A Napoli il Centenario ha preso una strada diversa. Il club ha indicato il 1° agosto 1926 come riferimento simbolico della ricorrenza. Prima, però, c’era già una storia fatta di calcio e società cittadine: il Naples Cricket & Foot-Ball Club del 1906, l’Unione Sportiva Internazionale Napoli del 1911 e il Foot-Ball Club Internazionale-Naples del 1922. Il 25 agosto 1926 l’assemblea societaria cambiò poi il nome in Associazione Calcio Napoli, mentre nel 1964 sarebbe arrivata l’attuale denominazione. Il Napoli ha costruito il Centenario, chiamato “Pe’ cient’anne”, dentro questa stratificazione. E per farlo ha scelto di portare il racconto fuori dal campo.

Il calendario della celebrazione attraversa infatti Napoli e i suoi luoghi: piazze, strade, quartieri e punti della città legati alla vita quotidiana dei suoi cittadini. Il calcio entra così nella geografia partenopea e il Centenario diventa anche un racconto della città. A questo si aggiungono i simboli. Il Corsiero del Sole, indicato dal Napoli come il primo simbolo del club, è tornato nella comunicazione del Centenario e nella nuova collezione celebrativa. Un’immagine legata alle origini della società che, a distanza di cento anni, è riapparsa sulle maglie e sui prodotti dedicati alla ricorrenza.

Durante il ritiro estivo di Dimaro, il Summer Village ha ospitato la Mostra dei Trofei, con coppe e cimeli della storia azzurra e una sezione dedicata a Diego Armando Maradona. Questa volta la storia non è rimasta soltanto dentro una teca. È arrivata dove il Napoli trascorre l’estate insieme ai propri tifosi.

NAPOLI, ITALIA - 1 AGOSTO: I tifosi del Napoli partecipano a una processione durante Napoli 100, l'evento che celebra il centenario della società calcistica SSC Napoli a Napoli il 1 agosto 2026. (Foto di Eliano Imperato/Anadolu via Getty Images)

Genoa-Napoli, un secolo che ha anche un volto

Tra tutte le immagini scelte per raccontare il Centenario, una delle più immediate è quella di Nonno Guido. Tifoso storico, nato nel 1926, Guido ha attraversato lo stesso secolo scelto dal club come riferimento della celebrazione. Ha ascoltato le partite alla radio, ha visto arrivare Maradona, ha vissuto gli scudetti e ha seguito il Napoli attraverso epoche completamente diverse, trasmettendo la sua passione a figli, nipoti e pronipoti.

Per la campagna abbonamenti 2026/27 il Napoli lo ha scelto come protagonista. La sua storia non ha bisogno di essere costruita: parte da un uomo che ha seguito la squadra per tutta la vita e arriva fino ai giorni nostri. Nelle interviste e nei video dedicati ai suoi cento anni, Guido riassume la propria passione con poche parole: "Forza Napoli, viva Napoli". Una frase semplice, da tifoso. Ma dentro ci sono le partite ascoltate alla radio, le attese, le vittorie, le sconfitte, Maradona e gli scudetti. C’è un secolo di calcio vissuto da una persona che ha visto cambiare la squadra e, insieme a lei, anche la città.

Nel Genoa il rapporto con i tifosi passa invece anche attraverso la storia orale. Il Museo raccoglie testimonianze di professionisti e persone comuni, affiancandole a fotografie, documenti e altri materiali d’archivio. A Genova la voce del tifoso diventa una fonte da conservare. A Napoli, con Guido, quella stessa voce è diventata il volto di una celebrazione.

Quando il calcio diventa memoria: come la vivono Genoa e Napoli

Un documento del 1893. Una fotografia. Una registrazione. Una ricerca su Spensley. Oppure una maglia del Centenario, il Corsiero del Sole, una mostra a Dimaro, una piazza di Napoli o il volto di Nonno Guido.

Sono oggetti e persone molto diversi, ma raccontano tutti un modo di stare dentro la storia di una squadra. Il Genoa ha costruito nel tempo un sistema permanente per raccogliere le proprie tracce; il Napoli ha sfruttato il Centenario per portarle fuori, dentro la città e nelle iniziative dedicate ai tifosi.

La differenza si vede anche nel modo in cui il passato arriva al presente. A Genova passa attraverso archivi, ricerche e testimonianze. A Napoli, nel 2026, passa anche attraverso una celebrazione diffusa, una maglia, un trofeo esposto a Dimaro e un tifoso nato proprio nell’anno scelto per il Centenario.

Poi le mostre chiuderanno, le celebrazioni finiranno e le maglie del Centenario finiranno negli armadi. Ma il calcio continuerà a fare quello che fa da sempre: trasformare il passato in qualcosa da portare con sé. Una sciarpa presa dall’armadio prima di andare allo stadio. E, un giorno, passata a chi quella storia la sta iniziando adesso.