Il film dell'Inter: dalle macerie all'estasi scudetto. Come la squadra di Chivu ha dominato la stagione
C'era un silenzio spettrale a Milano, un vuoto assordante che sapeva di resa. Il trauma di uno Scudetto gettato al vento all'ultima giornata e l'umiliazione atroce di quel 5-0 incassato in finale di Champions League avevano ridotto le antiche certezze in cenere. L'addio di Simone Inzaghi sembrava il preludio al disastro ma è stato l'annuncio di Cristian Chivu come suo successore a scatenare la vera bufera. I tifosi nerazzurri erano avvolti da uno scetticismo feroce, pronti a contestare una scelta che sembrava folle. A peggiorare un clima già asfissiante si è aggiunto un mercato al risparmio e la logorante telenovela Calhanoglu, in cui il procuratore Gordon Stipic è dovuto intervenire pubblicamente per spegnere le sirene e blindare il turco. La strada era ripidissima.
Il Mondiale per Club: l'alba di Pio e il tuono di Lautaro
Il primo test ufficiale arriva nel rovente Mondiale per Club. Un'avventura iniziata con una scelta coraggiosa. Contro il River Plate, mister Chivu lancia dal primo minuto il giovane Pio Esposito. Il ragazzo ripaga la fiducia lottando come un pivot esperto contro una retroguardia sudamericana ruvida, trovando il suo primo e meraviglioso gol con la maglia dell'Inter.La luce, però, si spegne brutalmente nel turno successivo. Contro la Fluminense la squadra non costruisce nulla e incassa uno 0-2 che vale l'eliminazione. Nelle viscere dello stadio esplode la tensione. In sala stampa si presenta capitan Lautaro Martinez, furibondo: "Qua bisogna voler restare. Il messaggio è chiaro: chi vuole restare resti, chi vuole andare via vada via. Chi non vuole restare arrivederci". Un aut-aut che fa tremare i muri e compatta i veri combattenti.
FC Internazionale Milano v CA River Plate: Group E - FIFA Club World Cup 2025
L'autunno nero: errori, crolli psicologici e il primo derby stregato
Il campionato si apre schiantando il Torino per 5-0 ironia della sorte, lo stesso beffardo risultato della finale persa ma è un'illusione. Alla seconda giornata arriva una sconfitta bruciante 1-2 contro l'Udinese, seguito dalla folle sconfitta per 4-3 allo Stadium contro la Juventus, in una gara dove l'Inter ripropone in maniera imbarazzante gli stessi letali errori difensivi dell'era Inzaghi.Chivu prova a blindare la retroguardia con un cinico 1-0 contro la Roma, ma l'autunno si trasforma in un thriller. Contro il Napoli accade l'impensabile, un clamoroso errore arbitrale a favore dei partenopei fa sciogliere mentalmente l'Inter come neve al sole. La squadra è preda di una frenesia incontrollabile e affonda tra i propri errori perdendo 3-1, sotto la dominanza azzurra. Il momento più buio arriva a novembre, nel Derby. L'Inter domina, crea un sacco di occasioni, le spreca tutte e viene punita per 1-0. Decisivo un gol di Pulisic nato da un sanguinoso errore in respinta di Sommer.
FC Internazionale v AC Milan - Serie A
Il filotto d'oro, il San Valentino di fuoco e l'indifferenza europea
Ma è proprio dopo il derby perso che scatta qualcosa. L'Inter si compatta e inizia a macinare vittorie. Un filotto impressionante lancia i nerazzurri dritti al primo posto, scavando un abisso di +10 dalla seconda in classifica, il Milan. Grazie a questo mostruoso vantaggio accumulato in campionato, l'eliminazione in Supercoppa e l'uscita ai Playoff di Champions per mano del modesto Bodø/Glimt passano totalmente inosservate. All'ambiente dell'Europa non frega letteralmente nulla, l'ossessione è solo lo Scudetto.L'apoteosi del filotto arriva il 14 febbraio, in un San Valentino infuocato contro la Juventus. L'Inter passa in vantaggio due volte e si fa riprendere in entrambi i casi, in una partita resa elettrica dal cartellino rosso a Kalulu per la famosa simulazione di Bastoni. Un episodio che scatenerà una feroce campagna mediatica contro i nerazzurri da parte di tutti gli addetti ai lavori. Ma a San Siro il sangue bolle, in questa girandola di emozioni c'è gloria anche per il rampante Pio Esposito, che graffia la partita segnando una rete pesantissima, prima che al 90' Piotr Zielinski lasci partire una sassata da fuori area che vale il 3-2 definitivo e fa esplodere lo stadio.
La crisi sulle gambe e la resurrezione di Pasqua
Quando il campionato sembra chiuso, l'Inter stacca la spina. Arriva il derby di ritorno e il copione è tragicamente identico. Tante occasioni, zero cinismo, 1-0 per il Milan. La squadra è improvvisamente sulle gambe, svuotata fisicamente. Arrivano sanguinosi passi falsi contro Atalanta e Fiorentina, in match conditi da velenose polemiche arbitrali.Per fortuna, arriva la sosta per le Nazionali. Una boccata d'ossigeno vitale. L'Inter torna in campo nel match pasquale contro la Roma ed è un'altra squadra. I giallorossi vengono schiantati 5-2, in una gara stappata allo scadere del primo tempo da un capolavoro assoluto di Calhanoglu da fuori area, indiscutibilmente uno dei gol più belli dell'anno. La furia nerazzurra si abbatte poi sul Como. Sotto clamorosamente per 2-0, Thuram suona la carica accorciando le distanze al 45', innescando una rimonta furibonda completata dalla doppietta di un devastante Denzel Dumfries, finalmente tornato a pieno regime dopo l'infortunio. Finisce 4-3, il Tricolore è ad un passo.
L'estasi tricolore e i gladiatori del double
L'aritmetica si compie il 3 maggio 2026 contro il Parma. A San Siro non c'è ansia. I nerazzurri ci mettono un po' a sbloccare il bunker emiliano, ma senza mai mostrare un grammo di paura. Finisce 2-0. Al triplice fischio la festa è totale, condita dal siparietto di Marcus Thuram che festeggia scatenato in campo indossando i suoi inconfondibili occhiali veloci. Pochi giorni dopo, la ciliegina sulla torta, ovvero la vittoria per 2-0 in finale di Coppa Italia contro la Lazio che sigilla un clamoroso Double.
I TOP
- Federico Dimarco (Voto 10): Una stagione aliena. Ha letteralmente frantumato il record assoluto in Serie A toccando la cifra irreale di 18 assist vincenti, arando la fascia sinistra e portandosi a casa il meritatissimo premio di MVP del torneo. Incontenibile.
- Lautaro Martinez (Voto 9.5): Il Toro si è fermato a quota 17 gol in campionato, è vero, ma ha fatto molto di più. Si è trascinato la squadra sulle spalle, fungendo da boa, da regista offensivo e da leader spirituale assoluto, soprattutto nelle domeniche di digiuno.
- Piotr Zielinski (Voto 9): L'uomo della provvidenza. Dopo un'annata con Inzaghi in cui aveva visto pochissimo l'erba, con Chivu ha preso in mano le chiavi della squadra, risolvendo le partite più asfissianti con i suoi letali e chirurgici tiri da fuori area.
I FLOP
- Yann Sommer (Voto 4): L'età avanza inesorabilmente e lo svizzero ha perso la lucidità dei giorni migliori. Troppi i gol incassati per colpa delle sue respinte corte o maldestre direttamente sui piedi degli avversari (il derby d'andata perso per il tap-in di Pulisic è l'emblema del suo calo).
- Davide Frattesi (Voto 5): Con il nuovo sistema di gioco di Chivu è sembrato letteralmente un pesce fuor d'acqua. Ha giocato poco, ma la cosa più preoccupante è che ogni volta che subentrava non veniva mai coinvolto nella manovra, finendo per aggirarsi a vuoto e toccare pochissimi palloni.
- Luis Henrique (Voto 5.5): Non ha sostituito malissimo Dumfries durante l'assenza dell'olandese, ma non è stata minimamente la stessa cosa. Terribilmente sterile in fase offensiva, dove non ha mai saltato l'uomo, mentre in ripiegamento ha palesato diverse amnesie imperdonabili nelle partite che contavano.
La profezia di Mister Chivu
Nel tripudio finale dell'Olimpico, con la Coppa Italia luccicante tra le mani, i coriandoli a piovere dal cielo e il tricolore ormai tatuato sul petto, le telecamere hanno indugiato su di lui. Cristian Chivu, l'architetto silenzioso che ad agosto nessuno voleva, l'uomo che ha incassato mesi di fango per proteggere il suo spogliatoio. Guardando indietro alle macerie da cui era partito, stringendo a sé il gruppo che ha plasmato a sua immagine e somiglianza, gli è bastato un attimo per dare un senso a tutta quella sofferenza estiva, ricordando a tutti la promessa con cui aveva aperto la sua era: "Tornare indietro per cambiare l'inizio non si può, ma si può iniziare per cambiare la fine".
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