L’ultimo tango della Pulce: Messi saluta l’Argentina, una storia d’amore lunga 21 anni
Ci sono campioni che vincono partite, altri che conquistano trofei. E poi ci sono quelli che finiscono per diventare la misura stessa di un’epoca. Lionel Andrés Messi appartiene a quest’ultima categoria. Un uomo capace di trasformare il pallone in una lingua universale, di attraversare il dolore delle sconfitte, sopravvivere alle critiche e arrivare laddove sembrava impossibile: sul tetto del mondo con la maglia della sua Argentina.
Questa notte, però, il calcio si prepara a pronunciare una parola che nessuno avrebbe voluto ascoltare: fine. Alle 01:00 italiane, l’Argentina affronta il Benin in un’amichevole all’Estadio Monumental di Buenos Aires. In Argentina saranno le 20:00, ma per milioni di appassionati nel mondo l’appuntamento è quello con l’ultima pagina della storia di Messi con la Selección. Non una semplice partita, non un'amichevole qualunque: l'ultimo tango della Pulce, il saluto davanti alla sua gente dopo più di vent'anni di battaglie, lacrime, trionfi e redenzione.
47 secondi per un esordio da incubo: l’inizio della leggenda
La storia di Messi con la Nazionale maggiore comincia il 17 agosto 2005, in Ungheria-Argentina. Ha appena 18 anni, entra dalla panchina e quella che avrebbe dovuto essere la prima fotografia della sua epopea diventa invece un'immagine surreale: dopo appena 47 secondi, la Pulce viene espulsa. Un debutto da incubo. Quasi una beffa del destino.Nessuno, quel giorno, avrebbe potuto immaginare che quel ragazzino sarebbe diventato il giocatore con più presenze e più gol nella storia della Selección. Messi avrebbe poi conquistato il Mondiale Under 20 nello stesso 2005, partecipato alla sua prima Coppa del Mondo nel 2006 e iniziato una relazione con la maglia albiceleste destinata a durare oltre due decenni.
Da quel momento in avanti, la sua storia con l'Argentina sarebbe diventata un romanzo fatto di talento, aspettative e soprattutto di una pressione enorme: quella di essere considerato il naturale erede di Diego Armando Maradona.
Il dolore delle finali e quel primo addio
Per anni, però, Messi e l'Argentina sembrano condannati a sfiorarsi senza mai riuscire ad abbracciarsi. Nel Mondiale 2014, in Brasile, la Selección arriva fino alla finale. Messi trascina la squadra, viene premiato con il Pallone d'Oro del torneo, ma al Maracanã è la Germania a festeggiare: il gol di Mario Götze nei supplementari consegna ai tedeschi la Coppa del Mondo e lascia l'argentino davanti a una delle più dolorose sconfitte della sua carriera.Un anno più tardi arriva un'altra ferita. Nella finale della Copa América 2015, l'Argentina affronta il Cile e cade ai rigori. La storia si ripete dodici mesi dopo, nella Copa América Centenario 2016: ancora Cile, ancora rigori, ancora lacrime. Quella notte qualcosa si spezza.
Messi sbaglia anche il primo rigore della serie argentina e, travolto dalla delusione, annuncia il proprio ritiro temporaneo dalla Nazionale. È il punto più basso del suo rapporto con l'Albiceleste: un talento immenso che sembra non riuscire a trasformare la propria grandezza in un trofeo con la maglia più importante della sua vita. Ma proprio quando la storia sembra arrivata al capolinea, Leo torna sui propri passi.
Il ritorno, la rinascita e la gloria eterna
La Selección ha ancora bisogno di lui. E Messi ha ancora bisogno dell'Argentina. Il ritorno apre una seconda vita internazionale. Arrivano altre delusioni, altre partite difficili, ma lentamente qualcosa cambia. Con Lionel Scaloni in panchina nasce un gruppo diverso, più compatto, più consapevole. Messi non deve più essere l'uomo chiamato a risolvere tutto da solo: diventa il capitano di una squadra capace di combattere insieme a lui.La svolta arriva nel 2021. Al Maracanã, proprio nello stadio che sette anni prima aveva rappresentato il dolore più grande, Argentina e Brasile si giocano la Copa América. Il gol di Ángel Di María basta alla Selección per vincere 1-0. Messi finalmente solleva quel trofeo che aveva inseguito per tutta la carriera. La maledizione è spezzata.
Non è ancora finita. Nel 2022, in Qatar, Messi compie l'impresa definitiva. L'Argentina supera la Francia nella finale più folle e spettacolare della storia recente dei Mondiali: 3-3 dopo i supplementari, poi la lotteria dei rigori. L'Albiceleste vince e finalmente Lionel Messi diventa campione del mondo. Il sogno inseguito per tutta una vita diventa realtà.
E quando sembra impossibile chiedere ancora qualcosa al destino, arriva un'altra pagina di gloria. Nel 2024, in finale di Copa América, l'Argentina supera la Colombia per 1-0 ai supplementari e conquista il secondo titolo continentale consecutivo. Messi è ormai entrato definitivamente nella leggenda: due Copa América e un Mondiale, oltre alla Finalissima del 2022. La Coppa che per anni sembrava maledetta è diventata la casa dei suoi trionfi.
L'ultima finale e l'ultima notte
Poi arriva il Mondiale 2026. Messi ha 39 anni, ma continua a guidare l'Argentina nel torneo più importante. La Selección raggiunge ancora una volta la finale, dove trova la Spagna. È l'ultimo grande appuntamento mondiale della sua carriera e, ancora una volta, il destino sceglie una strada diversa da quella del lieto fine.L'Argentina perde la finale contro la Spagna. Messi saluta così il palcoscenico mondiale con una sconfitta, ma da campione del mondo in carica e dopo aver contribuito a scrivere una delle pagine più straordinarie della storia del calcio.
Il 31 agosto arriva l'annuncio ufficiale: Messi lascia la Nazionale argentina. Una decisione maturata dopo più di due decenni, con la consapevolezza che il momento di chiudere il cerchio è arrivato.
Grazie, alieno
E allora, quando il pallone smetterà di rotolare e il Monumental farà calare il sipario, resterà qualcosa che nessun risultato potrà mai cancellare. Resteranno le corse a testa bassa, i dribbling impossibili, i sinistri che sembravano disegnati con il righello. Resteranno le notti del dolore e quelle della gloria. Resterà un ragazzo partito da Rosario, cresciuto calcisticamente dall'altra parte dell'oceano e tornato a casa per diventare, lentamente, uno dei più grandi simboli della storia argentina.Messi ha dato al calcio qualcosa che va oltre i gol e i trofei. Ha regalato stupore, ha insegnato che anche il talento più grande può cadere, essere criticato, perdere, piangere e tornare ancora più forte. Ha trasformato la propria fragilità in forza e la propria ostinazione in eternità. Per anni l'Argentina gli ha chiesto di essere Maradona. Alla fine, Messi non è stato Maradona. È stato Messi. E forse è questa la sua più grande vittoria.
Grazie Leo, Grazie per averci fatto credere che il calcio potesse ancora sembrare una magia. Grazie per averci regalato un alieno con la maglia albiceleste. Questa notte, al Monumental, non si saluta soltanto un campione. Si saluta un pezzo di storia.
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